PageRank

Algoritmo che sfrutta in modo sistematico la conoscenza e le scelte umane per estrarre significato e da esso valore e che conferisce a Google il monopolio  di fatto del plusvalore di rete prodotto attraverso la ricerca.

Una delle sue prime caratteristiche fu infatti la misurazione del successo di un’unità informativa indicizzata mediante la computazione del numero di link attivati verso di essa, ovvero attraverso la captazione di lavoro umano non retribuito. Successivamente fu introdotto il criterio della personalizzazione dei risultati, secondo una logica customer care, rivolta ai singoli consumatori di informazioni, ciascuno dei quali diventa così un  potenziale micro-target per il marketing.

Poiché si fonda sui comportamenti messi in atto dagli utenti, il risultato è una rappresentazione della conoscenza fondata sul consumo culturale, che – oltre a essere potenzialmente differenziata a seconda della collocazione dei diversi utenti in diverse categorie di soggetti categoriali – può quindi dipendere da bias, pregiudizi e così via, come sostenuto, per esempio, da Andreas Ekström.

Il conferenziere Andreas Ekström a Ted

Google difende il proprio algoritmo dalla concorrenza con il segreto industriale, anche se molti esperti sostengono che il successo e i profitti di Alphabet dipendono dalla quantità di utenti e dal conseguente lock-in.

 

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