La nuvola “pesante”

James Brindle critica in modo radicale la “pessima metafora” del cloud, che giudica un espediente utile a ridurre la complessità e a velare l’identità del dispositivo ubiquitario e globalizzato entro il quale la gran parte dell’umanità si trova ad operare, con poca chiarezza su concentrazione del potere, possesso e proprietà, dipendenza, garanzie, elusioni ed evasioni, trasparenza, sicurezza, riservatezza, estrazione, sfruttamento.

“Il cloud non è un luogo mitico e sperduto fatto di vapore e onde radio dove tutto funziona così, per magia. Si tratta semmai di un’infrastruttura fisica composta di linee telefoniche, fibre ottiche, satelliti, cavi sul fondo dell’oceano e giganteschi magazzini pieni zeppi di computer che consumano quantità ingenti di acqua ed energia, e che dal punto di vista legale fanno capo a giurisdizioni nazionali.(…) Sono state assorbite dal cloud molte delle vecchie e pesanti strutture della sfera civica: i luoghi in cui facciamo compere, accediamo ai nostri conti correnti, socializziamo, prendiamo in prestito libri e votiamo. Occultati in questo modo, i luoghi si rendono meno visibili sottraendosi così a critiche, indagini, tentativi di conservazione e regolamentazione”.

 

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