Solid

Si tratta di un’idea di Tim Berners-Lee che vorrebbe consentire possesso esclusivo dei dati, che andrebbero raccolti «cassetti» personali anziché su piattaforme di terzi. In questa logica, che presuppone piena interoperabilità, gli utenti sarebbero liberati dalla necessità di decidere a chi concedere l’accesso e a quali condizioni, perché manterrebbero il pieno possesso dei dati medesimi.

In risposta alle logiche delle grandi piattaforme, Tim Berners-Lee e la comunità del W3C stanno lavorando su nuovi standard, in grado di permettere l’avvento di un web dei dati decentralizzato: Solid. Il primo aspetto importante della visione Solid è che i nostri dati non dovrebbero essere controllati dalle piattaforme web, al contrario, dovrebbero essere immagazzinati in server controllati dagli utenti che poi decidono di condividere questi dati con i servizi che vogliono utilizzare. Il secondo aspetto riguarda le applicazioni che, utilizzando standard web aperti comuni, diventano capaci di scambiare dati tra di loro. Ciò significa che concretamente, per lanciare una nuova applicazione, non si ha più bisogno di raccogliere dati da migliaia di utenti: è necessario solo connettere la nuova piattaforma ai server nei quali si trovano i dati di cui si ha bisogno per permettere al servizio di essere utilizzato. Gli standard Solid sono oggi testati da diversi attori del web e, a mio avviso, hanno un potenziale enorme per il movimento cooperativo. Prima di tutto, mi sembra fondamentale il fatto che le cooperative garantiscano ai loro membri il pieno controllo sui dati personali: gli standard Solid possono costituire una valida opportunità per il movimento di mettere in pratica un web rispettoso di questo diritto. Per lo più, esistono già progetti di cooperative di dati, in particolare nel campo sanitario: Solid sarà anche un’opportunità per consolidare la loro posizione, ed offrire agli utenti sistemi di gestione adattati alla diversità delle situazioni individuali. In secondo luogo, Solid costituisce una opportunità di mettere in pratica il sesto principio cooperativo e di pensare il cambiamento tecnologico al livello di ecosistema. Si consideri, ad esempio, l’avvio di una nuova attività cooperativa. Oggi, per vendere i suoi beni online, essa deve investire in una web app, e convincere i suoi clienti a registrarsi per accedervi. In questo modo gli utenti potrebbero vedere soltanto i prodotti della singola attività – e non sarà certamente possibile garantire la stessa diversità che offre Amazon. Se sono motivati a comprare da una cooperativa, gli utenti devono visitare il suo sito, poi il sito della cooperativa vicina, poi quello di una terza cooperativa… e a questo punto devono mangiare veramente e quindi vanno al supermercato. Solid potrebbe risolvere il problema connettendo il sito con quello delle altre cooperative. E per la consegna a domicilio? Il sito comunica anche con CoopCycle, l’app dei fattorini cooperativi. Tutto questo senza centralizzare i dati: si tratta infatti di server che comunicano tra di loro, per rispondere ad un bisogno specifico di un utente identificato ed autorizzato. Per concludere, Solid può dare l’opportunità di costruire un web dei dati conforme ai valori cooperativi e articolato sul sesto principio di cooperazione tra le cooperative. (Economia collaborativa nello spazio europeo. Intervista a Louis Cousin – Pandorarivista 3/2020)

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