Naturalizzazione dei dispositivi digitali

Balestrieri e Balestrieri chiariscono che:

Il consumatore già dispone di una vasta gamma di applicazioni dell’IoT nel campo – ad esempio – della domotica.
(…) una delle implicazioni culturali più rilevanti di questa nuova fase della rivoluzione digitale e, in particolare, del suo impatto sui consumi e sulle strutture cognitive del consumatore è la sovrapposizione tra mondo fisico e mondo digitale attraverso una naturalizzazione della tecnologia che la rende invisibile in un universo di oggetti intelligenti.
Per tale sovrapposizione, il consumatore non sa più distinguere tra fisicità dell’oggetto e dimensione immateriale dello stesso, fatta d’intelligenza e connessioni; e questo tanto più quando la tecnologia adatta e piega l’oggetto ai bisogni particolari e specifici dell’individuo, che la concepisce così come prolungamento “naturale” del suo io e del suo ambiente. Lo stesso consumatore, peraltro, avendo fornito dalla nascita un continuo flussi di dati, che ne permette la profilazione, è “visto” dagli oggetti intelligenti come parte del loro stesso sistema.
L’Internet of Things è già strumento diffuso per il controllo e la gestione di sistemi complessi, i cui impieghi vanno dall’agricoltura al monitoraggio del clima alla sorveglianza dei flussi di traffico urbano. Un progresso continuo dell’accuratezza e della capacità percettiva dei sensori sta sostenendo da circa un decennio quest’evoluzione. L’ecosistema IoT cresce tanto più velocemente quanto maggiore è il numero delle sue connessioni, in un processo che si autoalimenta: come noto, l’utilità di una rete aumenta in modo esponenziale con l’aumento dei suoi utilizzatori. Quanti sono gli oggetti connessi con l’IoT? Non ci si deve stupire se le stime divergono, data l’ovvia difficoltà di tener conto di una realtà così articolata, diversificata e che continuamente investe settori prima trascurati. Si può comunque ritenere che nel 2018 gli oggetti connessi nel mondo con l’IoT abbiano superato i 7 miliardi, destinati a diventare circa 21,5 miliardi nel 2025. Qualche analista azzarda cifre ancor più elevate, ma ciò che conta è che l’espansione dell’IoT ha un andamento esponenziale e si insinua in ogni sistema complesso. Già così si potrebbe sostenere che la crescita quantitativa dell’IoT sia tale da determinare una discontinuità qualitativa: in realtà, l’impatto è reso davvero rivoluzionario dall’integrazione dell’IoT, che è in grado – come si è visto – di generare un’enorme mole di dati, con due altri elementi, il machine learning, che cresce alimentandosi dei big data, e la cognitive automation, ossia la robotica intelligente che è sempre più automazione di sistemi e non di singoli apparati.

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