Valenza duale dei dispositivi digitali

Balestrieri e Balestrieri individuano un nuovo rapporto tra potere dello Stato e mercato:

(…) [Cresce la] pervasiva valenza duale, civile e militare, delle tecnologie che guidano [la] nuova fase della rivoluzione digitale, con una conseguente sostanziale privatizzazione anche dell’innovazione finalizzata alla Difesa. Il fatto che un processo simile si riscontri tanto negli Stati Uniti quanto in Cina può suggerire che siamo in presenza di una modifica strutturale del rapporto tra sfera statale e mercato, le cui implicazioni sono forse ancora solo in parte emerse.
Quest’idea di un intreccio in forme nuove tra le imprese che guidano l’innovazione tecnologica per il mercato e le esigenze strategico-militari, formulata dalla “National Security Strategy 2017”, è declinata in modo ancor più esplicito, e con maggiore focalizzazione sugli aspetti più propriamente militari, dalla “National Defence Strategy 2018”, elaborata dal dipartimento della Difesa americano. “La nuova tecnologia commerciale”, avverte il Pentagono, “cambierà la società e, in definitiva, il carattere della guerra. Il fatto che molti sviluppi tecnologici proverranno dal settore commerciale significa che gli Stati in competizione e i soggetti non statali vi avranno anch’essi accesso, un fatto che rischia di erodere il vantaggio consueto cui la nostra nazione si è abituata. Mantenere il vantaggio tecnologico del Dipartimento richiederà cambiamenti nella cultura dell’industria, nelle fonti d’investimento e protezione in tutta la National Security Innovation Base”.(…)
D’altra parte, quest’evoluzione è giustificata dal Pentagono proprio con il riferimento a quanto avviene negli Stati in gara con l’America sul piano geopolitico, che per competere utilizzano “tutte le dimensioni del potere”, “rendendo indistinguibili [blurring] i confini tra obiettivi civili e militari”.
Il quadro geopolitico del resto è caratterizzato dal riemergere di una competizione strategica di lungo termine da parte di quelle che gli Stati Uniti ormai considerano “potenze revisioniste”, (…) che intendono modificare a proprio vantaggio l’ordine politico mondiale.

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