Mainstream da campioni…

Una citazione da un esempio paradigmatico del pensiero tecno-entusiasta, quello che anima la scuola 4.0:

Pensate ai big data come a una vasta risorsa naturale in attesa di essere sfruttata. A questo scopo, abbiamo bisogno di computer che «pensino» e interagiscano in un modo più simile al nostro. (…) L’era del computing programmabile – quella delle odierne tecnologie – è iniziata negli anni Quaranta. Le macchine programmabili si basano tuttora su un progetto di John von Neumann, matematico ungherese naturalizzato statunitense. Tramite programmi software, i dispositivi elettronici fanno calcoli, eseguono sequenze logiche di fasi e salvano informazioni usando milioni di zero e uno. Gli scienziati hanno costruito i primi computer di questo tipo per decriptare i messaggi in codice in tempo di guerra. Le generazioni successive della tecnologia informatica hanno consentito qualsiasi tipo di attività, dall’esplorazione dello spazio alle catene globali di produzione/approvvigionamento fino a Internet. I sistemi cognitivi del futuro saranno fondamentalmente differenti dalle macchine che li hanno preceduti. Mentre i computer tradizionali devono essere programmati dall’uomo per svolgere compiti specifici, i sistemi cognitivi impareranno dalle loro interazioni con i dati e con gli esseri umani e saranno in grado, in un certo senso, di programmarsi per espletare nuove mansioni. I computer tradizionali sono progettati per fare rapidi calcoli; i sistemi cognitivi lo saranno per trarre conclusioni dai dati e perseguire gli obiettivi prefissati. I computer tradizionali hanno solo capacità di rilevamento rudimentali, come i sistemi di lettura delle targhe sulle strade a pedaggio. I sistemi cognitivi aumenteranno i nostri sensi: udito, vista, gusto, olfatto e tatto. Nell’era del computing programmabile, le persone devono adeguarsi al modo in cui funzionano i computer. Nell’era cognitiva, saranno questi ultimi ad adattarsi alle persone. Interagiranno con noi secondo modalità che ci sono naturali. (John E. Kelly – Steve Hamm, “Macchine intelligenti. Watson e l’era del cognitive computing”, Egea)