La scuola dell’asservimento alla globalizzazione economica

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Nell’approccio – di derivazione internazionale – analizzato e contestato dai commenti, non solo l’innovazione, ma anche l’inclusione e la sostenibilità sono concetti orientanti una competenza di cittadinanza generale, che si colloca all’interno e a favore dello status quo della globalizzazione economica tecno-liberista.

L’istruzione è infatti concepita – sostiene Paul Tarccome sviluppo del capitale umano e i significati di “progresso” ed “emancipazione” vengono riformulati all’interno di un immaginario neoliberale: logiche di mercato, azione individualizzata, competizione e meritocrazia modellano e costituiscono le pratiche di autoconduzione e l’orizzonte socio-culturale, considerato il solo ragionevole, desiderabile e possibile.

Miglioramento dell’accesso, trasparenza delle misure di rendimento e scelta scolastica, inclusione e uguaglianza permettono che una più ampia popolazione possa competere in modo nel percorso idealizzato e meritocratico dalla scuola alla carriera. Da qui l’appartenenza alla scuola come diritto di competere per i voti, per un ulteriore istruzione e per l’occupazione. Tutti gli studenti devono sentirsi (più) inclusi nelle scuole e attingere ai propri “talenti” per competere nel nesso scuola-carriera, in un contesto in cui famiglie più abbienti hanno più risorse e più opportunità, con un evidente vantaggio di classe sociale. Il neoliberismo progressista, insomma, agisce per “includere” la diversità sul piano degli individui, ma continua a promuovere la gerarchia di classe. E così le forme di educazione internazionale sono ora viste come utili per le economie degli Stati e per i curricula dei cittadini.