Sistemi tecnologici autotelici

Gallino individua gli elementi del processo di evoluzione della tecnologia da mezzo a sistema autotelico:

(…) [I] sistemi tecnologici (…) paiono in certi casi riprodursi ed evolversi come se, anziché mezzi per aiutare la nostra sopravvivenza e riproduzione, o quella dei sistemi socioculturali che a queste dànno un senso pur quando ne alterano la probabilità, essi badassero anzitutto ai «loro» interessi riproduttivi. (…). In parte ciò è dovuto al fatto che la dipendenza delle popolazioni umane dalla tecnologia è divenuta così immediata e visibile da assegnare una priorità assoluta al mantenimento delle condizioni di sopravvivenza dei sistemi tecnologici. Questo può richiedere l’imposizione a individui e gruppi di comportamenti che diminuiscono la loro idoneità [capacità di riprodursi – NdR] biologica e culturale, ma accrescono quella di tali sistemi; col risultato che almeno quegli specifici individui e gruppi scambiano con la tecnologia il posto nella gerarchia da mezzo a fine. A rendere autotelica la tecnologia concorrono però altri processi. (…) Per costruire e utilizzare sistemi tecnologici, occorre ovviamente spendere energia in direzioni e in momenti specifici. (…) Il totale dell’energia necessaria per produrre o utilizzare un sistema tecnologico, misurato in (kilo)calorie, costituisce il bilancio energetico globale (BEG) di quel sistema. (…) Anche l’uso individuale dei sistemi tecnologici moderni è misurabile in termini di BEG (..). L’accrescimento del BEG individuale medio significa che, con le sue scelte, un individuo è capace di mobilizzare ogni giorno quantità sempre più grandi di energia su distanze sempre maggiori e di concentrarle in spazi sempre più ristretti in tempi sempre minori. Ciò richiede quantità più che proporzionali di informazione per il controllo e la regolazione dei maggiori flussi di energia mobilizzati. Ma al fine di essere rilevata, elaborata, trasportata, memorizzata in tempi utili, l’informazione regolatrice richiederà a sua volta energia, spazio, e altra informazione. (…) Una nuova popolazione di sistemi tecnologici viene così generata per controllare e regolare l’azione d’una precedente popolazione, e quanto prima darà origine ad altri sistemi ancora, capaci di assicurarne il controllo e la regolazione. Tuttavia, a onta della sua efficacia nel combattere l’entropia dei sistemi, l’informazione può differire, ma non sopprimere gli effetti della legge dei rendimenti decrescenti (…). Il limite oltre il quale la tecnologia appare diventare fine a se stessa, sino a sopravvivere e riprodursi indipendentemente dal servizio che può rendere a popolazioni umane, è raggiunto quando ogni successivo sviluppo di sistemi intesi a facilitare l’esistenza di altri sistemi tecnologici, ovvero difenderne l’idoneità, non aggiunge più nulla all’idoneità biologica e culturale di quelle, e anzi comincia a ridurla.Tale limite è stato forse già superato in due casi esemplari: il trasporto di persone nelle aree urbane e le grandi organizzazioni.(…) la tecnologia, in primo luogo la tecnologia dell’informatica, è atta a spostare verso maggiori dimensioni il punto in cui i rendimenti iniziano a decrescere, ma non a consentire la formazione di organizzazioni infinitamente grandi. (…) quanto più astratto e mediato è il modello, tanto maggiore il bisogno di immettere altra forza lavoro nell’organizzazione, sia per ristabilire l’aderenza di esso alle molteplici realtà locali, sia per rimediare agli scostamenti dalla realtà prodotti dalla sua astrattezza. Al di là d’una soglia critica, l’interfecondazione dei sistemi dedicati a elaborare strati su strati di modelli dell’organizzazione, dei suoi flussi e delle sue parti diventa incontrollabile; il circuito di retroazione che li collega tra loro e col sistema oggetto, costruito inizialmente per operare in modo negativo o riduttore degli scostamenti dagli obiettivi, si trasforma in positivo o amplificante. La sopravvivenza d’ogni sistema necessita vieppiù della sopravvivenza e riproduzione di tutti gli altri; la stessa volontà del decisore di controllare questa proliferante popolazione di sistemi di controllo lo porta a inventare o acquisire nuovi sistemi che concentrino le informazioni non più assimilabili che da essa vengono riversate senza tregua sui centri di governo dell’organizzazione. (…) All’epoca della globalizzazione, dirigenti e studiosi han cominciato a chiedersi quali siano le cause dell’evidente degrado delle grandi organizzazioni, dal governo delle metropoli all’assistenza sanitaria, dai trasporti pubblici alle megacorporation dell’industria e della distribuzione. Tra le risposte possibili occorre includere quella che rimanda a una tecnologia che l’attore sociale ha reso capace di anteporre la propria idoneità alla sua, e a quella dei suoi sistemi culturali.La coevoluzione di biologia e cultura – le cui limitate oscillazioni in direzione della massima idoneità biologica o della massima idoneità culturale hanno finora strutturato la morfologia e la dinamica delle società umane, con i sistemi tecnologici che operavano prevalentemente come mezzi asservibili all’uno o all’altro fine, e con maggior frequenza a una combinazione submassimizzante dei due – viene d’ora innanzi resa più complicata e incerta dall’emancipazione di nuove popolazioni di sistemi tecnologici. Limitarsi a etichettarle come un mero artefatto umano, che uomini hanno generato e altri uomini possono disfare, non basterà per renderle di nuovo servilmente neutrali. (L. Gallino, “Tecnologie e democrazia. Conoscenze tecniche e scientifiche come beni pubblici”, Einaudi)