Conoscenza tradizionale

Pur non arrivando alle posizioni del pensiero decoloniale e in particolare di Boaventura de Sousa Santos, Gallino è molto critico sul rapporto tra scienza e conoscenza tradizionale, della quale anzi fornisce la definizione da parte del International Council for Science (ICSU):

La conoscenza tradizionale è un corpo cumulativo di conoscenza, saper fare, pratiche e rappresentazioni possedute da popolazioni aventi una lunga storia di interazione con l’ambiente naturale. […] La conoscenza tradizionale fornisce le basi per prendere decisioni a livello locale in merito a molti aspetti fondamentali della vita quotidiana: caccia, pesca, raccolta, agricoltura / e allevamento; preparazione, conservazione e distribuzione di cibo; localizzazione, prelievo e immagazzinamento dell’acqua; lotta contro la malattia e le ferite; interpretazione di fenomeni meteorologici e climatici; confezione di abbigliamento e utensili; costruzione e manutenzione di rifugi; orientamento e navigazione per terra e per mare; gestione di relazioni ecologiche tra società e natura; adattamento al mutamento ambientale e sociale; e molto altro.nelle pratiche volte alla conservazione di risorse del vivente, come le aree entro le quali viene assicurato un elevato livello di protezione all’insieme di determinate comunità biologiche, oppure a fasi specifiche del loro ciclo di vita. La conoscenza popolare ha portato a istituire aree che svolgono con efficacia tali funzioni sin da tempi lontani. Allo stesso fine la scienza moderna ha promosso la costituzione di riserve, santuari e parchi nazionali o regionali. Per consimili pratiche, è stato notato, la moderna scienza ecologica fornisce giustificazioni teoriche, ma non va molto oltre.

(…) la conoscenza tradizionale si presenta come un genere che raggruppa numerose specie di conoscenza cumulativa, empiricamente fondata, sviluppatesi autonomamente nelle società non-occidentali prima e al di fuori del sistema della scienza moderna. (…) Le ragioni per cui la scienza occidentale o «formale» – come si suole definirla per contrapposizione – dovrebbe guardare con rispetto e attenzione alla conoscenza tradizionale o informale sono molteplici. La prima è la sua rilevanza economica e demografica (…) Una seconda ragione dell’importanza che occorre riconoscere alla conoscenza tradizionale è il patrimonio di nozioni botaniche, farmacologiche e mediche che essa incorpora. (…) [Inoltre] la scienza formale si trova in serie difficoltà quando si tratta di costruire modelli operativi – utilizzabili cioè per orientare decisioni o policies – di sistemi ipercomplessi come i sistemi ecologici, nei quali interagiscono miliardi di organismi e un numero quasi infinito di variabili fisiche. Nei suoi confronti, la conoscenza tradizionale non sembra offrire – a questo riguardo – prestazioni inferiori. (…) [Allo stesso modo,] nelle pratiche volte alla conservazione di risorse del vivente, come le aree entro le quali viene assicurato un elevato livello di protezione all’insieme di determinate comunità biologiche, oppure a fasi specifiche del loro ciclo di vita, (…) [la] conoscenza popolare ha portato a istituire aree che svolgono con efficacia tali funzioni sin da tempi lontani. Allo stesso fine la scienza moderna ha promosso la costituzione di riserve, santuari e parchi nazionali o regionali. Per consimili pratiche, è stato notato, la moderna scienza ecologica fornisce giustificazioni teoriche, ma non va molto oltre. (…( Dagli studi sulla conoscenza tradizionale pare emergere un significato di scienza mondo differente da quello dato comunemente per scontato. Essa non prenderebbe la veste di scienza formale che viene estesa a tutto il mondo, bensí crescerebbe come un macrosistema cognitivo metamorfizzato, pluricentrico e pluriforme, solo parzialmente specificabile in ogni momento dato, che racchiude gran numero di meso- e microsistemi cognitivi complessi senza soffocarne l’identità. Una metafora suggestiva, che si applica non al macrosistema bensí al ricercatore che opera in esso e con esso, rappresenta quest’ultimo come una barca che naviga tra sponde sconosciute. Per la scienza in genere sarebbe un lungo passo verso lo statuto di bene pubblico globale, disponibile per ogni comunità. La sua interna costituzione, focalizzata sulle interazioni tra la società mondo e la natura, orienterebbe di per sé il suo impiego a favore della sostenibilità di tutti gli ecosistemi. Sul terreno della prassi, essa favorirebbe, allo scopo citato, lo sviluppo di sistemi adattativi di gestione delle risorse (…).

Ad ostacolare questo processo, secondo Gallino sono:

  • la debolezza economica e geopolitica delle popolazioni detentrici della maggior parte di conoscenza tradizionale di fronte all’invasione della scienza e della tecnologia occidentalocentriche;
  • la concezione della conoscenza tradizionale come pseudo-scienza da parte di molti esponenti della scienza formale;
  • la riduzione dell’integrazione della conoscenza tradizionale nella scienza a un problema di sua rilevazione, codificazione e memorizzazione in banche dati digitali e la visione della stessa non come arricchimento della scienza formale ma come mezzo di ingresso di quest’ultima e della tecnologia con cui si identifica;
  • il grande interesse delle corporation transnazionali e dei governi locali ad acquisire a basso prezzo e privatizzare le risorse naturali;
  • l’inerzia delle istituzioni culturali e i loro processi endogeni di riproduzione socioculturale.