Estrazione di valore 2.0

Terranova sintetizza un processo molto complesso

[Sono molte le] aziende che hanno trovato il modo di sfruttare il valore generato da azioni comuni come il collegamento o l’aggiunta di siti Web ai segnalibri, la pubblicazione su un blog, i commenti, la modifica del software e così via. Anche Amazon, che a prima vista nei primi anni 2000 poteva sembrare una semplice bonifica di una libreria, è sopravvissuta al crollo delle dot-com perché (…) implementava un modello Web 2.0. Non si limitava a vendere libri, ma pubblicava recensioni degli utenti sui libri utilizzando algoritmi che si alimentavano di precedenti acquisti e profili utente per “suggerire” possibili libri agli acquirenti. Questo modello, sopravvissuto al crac finanziario del 2001 e diventato quello da imitare, prevedeva la combinazione di una nuova infrastruttura software post-desktop, l’uso attivo dei dati e soprattutto la capacità di sfruttare l'”intelligenza collettiva”, ovvero le capacità degli utenti di lavoro sociale, affettivo e tecnologico. La nuova frontiera delle innovazioni capitaliste della new economy esige dunque una nuova composizione tecnica del lavoro, che riduca la quantità di capitale ricavato dal lavoro salariato, aumentando invece quella del “lavoro libero” degli utenti che essa attiva e organizza attivamente. La lezione è stata che il capitale doveva investire in aziende che con evidenza riuscissero a generare plusvalore dalla partecipazione, cioè dalla vita sociale. Il primo decennio del 21° secolo, quindi, è stato cruciale nella formazione di nuovi assemblaggi di estrazione di valore. In molti casi, il plusvalore è stato ricavato attraverso risparmi sul costo del lavoro che possono essere esternalizzati agli utenti (come nei gestori di “comunità” e utenti come beta-tester e produttori di contenuti) in cambio del libero accesso. Il problema fondamentale (e la risorsa fondamentale) del social web rimane dunque la cooperazione sociale, differenziata per gradi di socialità e di attività, a partire dal livello “più basso” costituito dalla semplice azione cumulativa di cliccare su un sito o cercare materiali multimediali fino a un livello “superiore” come la produzione di software open-source. L’ondata di finanziarizzazione post-crash ha investito pesantemente in aziende in grado di sfruttare e monetizzare con successo la partecipazione di massa degli utenti, ovvero ciò che i marxisti chiamerebbero una forma di “cooperazione sociale”. (T. Terranova, “After the Internet. Digital Networks Between Capital and the Common”, Semiotext(e) – traduzione in proprio)