La potenza della piattaforma e l’inerzia del pensiero critico

Secondo Lovink, la piattaforma è una macchina disciplinare così come la clinica, la scuola, la fabbrica e la prigione: facilita la socialità in modo libero e privo di attrito e contestualmente plasma è formatta relazioni di potere. Questo è ormai chiaro, ma al pensiero critico manca un’invenzione collettiva che renda comprensibile mediante concetti ed esemplificazioni il collasso della dimensione sociale. Il conflitto – non risolto e paradossale – tra empowerment e decentralizzazione (l’illusoria promessa) e la dipendenza deprimente depressa dai social media (la realtà) è originato dal fatto che il desiderio di scambi globali interoperabili è troppo forte perché ci si renda conto che tutti preferiscono lo stesso e unico prodotto e che non c’è spazio per diversità e differenza con il risultato che ciascuno si fa individualmente gli affari propri. (fonte: G. Lovink, “Le paludi della piattaforma. Riprendiamoci internet”, Nero editions)