Secondo Harari:
I libri sacri come la Bibbia e il Corano sono una tecnologia che permette di superare la fallibilità umana e le religioni del libro, come l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, sono state costruite attorno a questo artefatto tecnologico. (…) Un libro è un blocco fisso di testi – come capitoli, storie, ricette o epistole – che vanno sempre insieme e sono riprodotti in molte copie identiche. Queste caratteristiche rendono un libro diverso dai racconti orali, dai documenti burocratici e dagli archivi. Quando si tramanda una storia oralmente, ogni volta che la si racconta può essere un po’ diversa, e se la raccontano in tanti per molto tempo, è inevitabile che si introducano variazioni significative. Al contrario, tutte le copie di un libro dovrebbero essere identiche. Per quanto riguarda i documenti burocratici, tendono a essere relativamente brevi e spesso esistono solo in singola copia in un singolo archivio. Se un documento di una certa lunghezza è disponibile in molte copie collocate in parecchi archivi, di norma lo chiamiamo libro. Infine, un libro che contiene molti testi è diverso da un archivio, perché ogni archivio contiene una collezione diversa di testi, mentre tutte le copie di un libro contengono gli stessi capitoli, le stesse storie o le stesse ricette. Pertanto, il libro garantisce che tante persone in molti tempi e molti luoghi possano accedere allo stesso insieme di dati, o database. Il libro divenne un’importante tecnologia religiosa nel I millennio a.C. (Y. N. Harari, “Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA”)