Internet immaginaria

Afferma con molta chiarezza Hindman:

Il problema di parlare di internet, quindi, è che non c’è una internet, ma due. La prima è l’internet attuale che la maggior parte di noi utilizza quotidianamente, se non addirittura continuamente, la seconda è quella che chiameremo internet immaginaria: l’internet idealizzata, romanzata e reificata di cui «tutti sanno» che sta democratizzando la comunicazione e la vita economica. Piú e piú volte il discorso sulla vera internet è stato oscurato dalla fede infondata in quella ideale. Il divario tra l’internet immaginaria e quella reale non è solo una questione di enfasi o di tono ottimistico o di orpelli retorici. (…)confondere le due internet porta a concreti errori basilari.

Nell’internet immaginaria, molti pensano ancora che il pubblico si distribuisca diffondendosi su decine di migliaia di siti, mentre nell’internet reale, al contrario, un terzo di tutte le visite web va alle prime dieci aziende. Laddove l’ex presidente della Fcc, Tom Wheeler, immagina che internet «distribuisca […] l’attività economica», quella reale consente a due aziende di controllare piú della metà delle entrate pubblicitarie online.  (…). Nell’internet immaginaria, la personalizzazione favorisce i piccoli siti; in quella reale le economie di scala e la matematica del targeting hanno come effetto che solo i siti piú grandi possono personalizzare le pubblicità e i contenuti in modo efficiente. L’internet immaginaria sarà forse «post-industriale», ma nell’internet reale quasi tutti i profitti vanno alle aziende che costruiscono enormi fabbriche. Le economie di scala prevalgono sia che i macchinari pesanti raffinino i dati o minerale di ferro. (…)

L’internet immaginaria è ancora una rete peer-to-peer, come nel 1995, mentre oggi nella vera internet la maggior parte del traffico non tocca mai la dorsale pubblica. I piccoli siti non sono neanche lontanamente all’altezza dei maggiori, quanto a hardware di calcolo o dotazioni di software o collegamenti in fibra, a meno naturalmente che non si affidino a giganti digitali come Amazon o Google che curino il loro hosting, rendendo la disuguaglianza ancora piú profonda. Le reti di distribuzione dei contenuti e il peering a pagamento fanno sí che i siti di grandi dimensioni abbiano una scorciatoia verso gli utenti.

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