Controesempi – 17 (parzialmente)

Anche questo articolo testimonia che troppo spesso l’approccio di una sinistra che si considera radicale e fonte di pensiero indipendente è in realtà del tutto asfittico e, di conseguenza, inutile – se non dannoso – per contrastare in modo argomentato l’egemonia tecno-liberista.

Le proposte sono condivisibili, ma l’analisi sulla “tecnologia”, al solito, è superficiale e polarizzata e non sa – e, soprattutto, presuntuosamente non vuole – declinare in modo preciso, fondato e approndito la premessa sulla sua “non neutralità“, scadendo nel solito blob totalitario e opaco.

Il concetto di “nativo digitale“, per esempio, a cui non ricorre più nemmeno chi lo ha coniato,  testimonia non solo l’uso subalterno di una categoria della retorica mainstream, ma una grave mancanza di elaborazione autonoma su di un aspetto elementare della questione e l’incapacità di cogliere la contraddizione tra questo concetto e l’affermazione – appunto – sulla non neutralità.

O – per fare ancora peggio – la citazione di Rodotà, scorciatoia del tutto confusa e confusiva, che maschera un’altra incapacità degli autori: distinguere – almeno – tra internet (infrastruttura) e capitalismo di sorveglianza.

A essere in gioco, in questa emergenza, è ben più della libertà di insegnamento e il focus esclusivo sull’istruzione non apre gli occhi, annebbiati dal gergo corrente, piuttosto li offusca ulteriormente, perché crea contrapposizione e non dialettica.

 

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