Dispositivi digitali preziosi

Aloisi e De Stefano ci ricordano che:

In molti casi, tanto le infrastrutture materiali quanto quelle immateriali hanno accelerato i tempi, ridotto i costi, ampliato la clientela, ottimizzato le risorse, accresciuto i profitti. È per questo motivo che parliamo di “alleati preziosi”.

Si pensi alle dotazioni di sicurezza che salvaguardano l’incolumità dei lavoratori, agli strumenti che risparmiano fatica o si sostituiscono agli umani nelle operazioni più rischiose, ai chip intelligenti che scongiurano disgrazie o segnalano malfunzionamenti, alle apparecchiature che hanno meccanizzato procedure alienanti e disumanizzanti.

Si considerino inoltre la riconquistata facilità delle pratiche d’ufficio, la comodità di una potenza di calcolo a portata delle tasche di molti (nel senso di capienza, ma anche di convenienza), la precisione millimetrica ottenibile nei processi di revisione e controllo, la possibilità di rendere seriale la produzione customizzata – un’apparente contraddizione in termini che fa la fortuna non solo delle società del tessile-abbigliamento-calzaturiero –, l’utilità di scovare e agganciare potenziali compratori o investitori dall’altra parte del globo o ancora di sperimentare idee creative con prototipi “demo” prima di lanciarsi in nuove iniziative imprenditoriali, beneficiando di servizi di supporto gestionale e di raccolta e conservazione di dati a costi sempre più contenuti.

Senza dubbio, allora, la tecnologia non è un nemico in sé, sono gli usi (limitati o limitanti) che ne facciamo a rappresentare una minaccia incombente. (…) Nei settori più disparati la strumentazione connessa rivela le sue proprietà provvidenziali.

È indubbiamente merito della tecnologia se siamo in grado di produrre più energia pulita a costi inferiori.

L’automazione delle stalle ha trasformato il mestiere dell’allevatore, che oggi può contare sull’assistenza di sensori e telecamere con il risultato di abbeverare e foraggiare i capi di bestiame con puntualità, minimizzando gli sprechi. Vale lo stesso con i dispositivi GPS per monitorare gli animali in allevamento, prodigio recente dell’agribusiness, un settore che si sta distinguendo anche sul fronte degli strumenti che analizzano le diverse porzioni del terreno al fine di calcolare le proporzioni precise di acqua e fertilizzanti con cui nutrirlo.

Fuori mano rispetto ai tanto acclamati capoluoghi del PIL, si sperimentano nuovi materiali e leghe per produrre componenti innovativi da esportare in tutto il mondo.

Per non parlare delle strumentazioni mediche che mitigano i rischi connessi a diverse malattie diffuse: apparecchiature minimal e indossabili che tracciano costantemente il livello di insulina o misurano la pressione arteriosa, comunicando tempestivamente situazioni anomale e scongiurando il peggio. Ma anche protesi di nuova generazione che migliorano la vita alle persone con disabilità. O ancora strumenti chirurgici rimpiccioliti (che si ingoiano o si iniettano) per ridurre l’invasività e minimizzare gli errori nel compiere movimenti nelle fasi di analisi e intervento in cui è richiesta una precisione “sovrumana”.

Più in generale, i due autori auspicano che la trasformazione digitale del lavoro vada in questa direzione:

dedicare più tempo alle mansioni per cui sono richiesti spirito critico e capacità analitiche, affidando [ai dispositivi digitali] i passaggi più macchinosi, complessi e noiosi.

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