Togliere – davvero – le pieghe “digitali”

Milani fa riferimento a una visione interessante e stimolante, in particolare nel campo dell’istruzione:

Ogni volta che accettiamo una spiegazione tecnica, accettiamo che alcuni aspetti rimangano non del tutto chiariti, cioè ci fidiamo di alcune parole chiave, spesso metafore, che sintetizzano concetti complessi. Va bene così, l’obiettivo non è diventare esperti di ogni dettaglio di un sistema tecnico, ma sentirsi sufficientemente a proprio agio con gli esseri tecnici, senza dover obbedire a procedure che non si comprendono né comandare a qualcuno o qualcosa di occuparsene al posto nostro. Cosa caratterizza una spiegazione soddisfacente? Senz’altro non può essere troppo lunga, né richiedere uno sforzo eccessivo per essere compresa. Ma è fondamentale essere comunque in grado di afferrare il quadro generale, altrimenti si tratterebbe di atti di fede, non di comprensione. Meglio ancora sarebbe riuscire a riportare il ragionamento senza banalizzare. (…) Senz’altro si fa un po’ di fatica per comprenderle, ma la fatica viene ripagata da un senso di soddisfazione che permane. Anche perché una buona spiegazione aumenta la competenza sia di chi la riceve, che deve sforzarsi un poco per comprendere, sia di chi la formula, che deve sforzarsi un poco per renderla comprensibile. Una buona spiegazione diffonde potere sociotecnico. Aumenta il potere complessivo a disposizione senza produrre gerarchie tecnocratiche. (C. Milani – Tecnologie conviviali)