Reazioni artificiali tipiche e imprevisto

Chiarisce Pierazzuoli:

[mentre l’intelligenza organica posta di fronte a situazioni nuove disattiva il pilota automatico delle proprie strategie predittive di situazioni conosciute, le reti neurali artificiali non sanno reagire alle novità.] Come fanno allora le Intelligenze Artificiali a reagire in modo così efficiente ai nostri prompt? Ai nostri stimoli? Suppliscono a questa mancanza avendo memorizzato così tante configurazioni che tendono a esaurire lo spettro di possibilità. In realtà, spesso esse possono anche ricercare corrispondenze al
momento stesso dello stimolo e sceglieranno alla fine non quella più adatta
ma quella più probabile in quel contesto. (…) Ma cosa significa improvvisare per una AI? Potrebbe essere, per esempio, la scelta casuale tra tutti i comportamenti già messi in atto. Se la cosa funziona allora la AI aggiungerà l’evento alla categoria degli eventi che richiamano quella risposta. Ma, se la cosa funziona, significa nello stesso
tempo che l’imprevisto non aveva poi reali connotazioni dilerenziali: l’imprevisto era fondamentalmente prevedibile. Può provare, come fanno gli umani, a variare una procedura acquisita non nella sua totalità ma soltanto in qualche particolare. Questa è spesso la strategia che usano anche le Intelligenze Organiche. Ma anche in questo caso si tratterebbe di aggiustamenti. Certo, reiterando gli aggiustamenti il campo coperto dall’algoritmo si espande, lasciando fuori sempre meno imprevisti ma la
copertura non sarà mai esaustiva. Sono questi gli errori che ancora fanno le AI più prestazionali come ChatGPTR In più, a questo punto, interviene un altro fattore, forse dirimente: la validazione. Per la macchina è un processo abbastanza sempliceR La macchina algoritmica ha un obiettivo. Sino a quando questo obiettivo non viene raggiunto, la macchina può iterare le subroutine e lo fa a una velocità enorme che le permette di sperimentare innumerevoli varianti.