Appropriazione della creatività

Argomenta Benvenuti:

L’acquisizione da parte delle piattaforme di spazi virtuali dove si creano comunità creative, che nella loro apparente indipendenza davano un’ossatura concreta all’utopia democratica del primo World Wide Web, sottopone la cultura libera al libero mercato: si tratta, insomma, di un’appropriazione della creatività messa in comune, a fini di impresa privata. Le scritture amatoriali si trasformano in quest’ottica in lavoro non pagato: una sorta di «mezzadria digitale», dove gli amatori fanno e condividono ciò che amano mentre contemporaneamente vengono sfruttati i loro scritti e i loro dati. Le piattaforme (…) cadono in una mistificazione ideologica nel preciso momento in cui si autopromuovono come fornitrici di opportunità di alfabetizzazione letteraria e creativa a livello globale, occultando il fatto che sono invece gli autori, considerati non come lavoratori ma come clienti, a sostenere con la loro produzione, quale condizione necessaria, l’esistenza delle piattaforme stesse. (G. Benvenuti (a cura di), “La letteratura oggi. Romanzo, editoria, transmedialità”)

Il concetto va esteso, perché i processi di appropriazione della creatività si estendono da questo settore all’insieme della comunicazione umana veicolata dalle piattaforme e intercettata dai dispositivi del capitalismo cibernetico, ponendosi anzi come base dell’intelligenza artificiale ri-produttiva.