Content e industria culturale

Rifacendosi all’uovo di Instagram, Eichhorn riflette:

il contenuto è onnipresente. Ma (…) non può essere definito facilmente. (…) I contenuti, (…) possono circolare con un unico scopo: circolare. (…) la sostanza dei messaggi non risiede piú, essenzialmente, nel fatto di essere inviati da un mittente a un destinatario. In quanto parte di un flusso di dati in continua circolazione, il contenuto specifico di un messaggio diventa irrilevante, ma lo diviene anche la necessità di riceverlo. (…) [L’industria dei contenuti] genera introiti tramite l’esclusiva produzione e/o circolazione di contenuti. In taluni casi, i contenuti in questione trasmettono delle informazioni, raccontano una storia o intrattengono, ma in linea di principio non hanno bisogno di nulla di tutto ciò per circolare efficacemente in quanto contenuti. (…)L’industria dei contenuti è un fenomeno relativamente nuovo, emerso nel momento in cui internet ha cominciato a farsi strada nelle nostre vite quotidiane, negli anni Novanta. Essa si è poi consolidata pienamente nel primo decennio del nuovo millennio. (…) il «content marketing» o «marketing dei contenuti» viene definito come un’attività che consiste nel creare e condividere contenuti validi e pertinenti (o, perlomeno, dei contenuti che sembrano validi e pertinenti). Il marketing dei contenuti può sí proporre direttamente un prodotto o un servizio, ma in generale punta perlopiú a creare un pubblico. (…) Un ruolo centrale è rivestito, nel marketing dei contenuti, dal concetto di crescita organica, una strategia di marketing in cui sono i clienti a cercare le aziende, e non il contrario. (…) Nell’industria editoriale la parola contenuto può riferirsi sia ai libri stampati o agli ebook, sia ad altri prodotti come i moduli curriculari, gli archivi online e persino dei video. Inoltre questi contenuti non librari non sono sempre prodotti per arricchire i libri già esistenti nel catalogo di un editore. È dunque possibile affermare che quella dell’editoria ha probabilmente già smesso di essere un’industria incentrata esclusivamente sui libri, per trasformarsi in un’industria che produce altri tipi di contenuti, inclusi quelli tradizionalmente associati ai settori televisivo e cinematografico. (K.Eichhorn, “Content. L’industria culturale nell’era digitale”)


Sommario del video di YouTubeDigest

Filosofia e Mondo Globalizzato: Quattro Grandi Idee per Comprendere il Nostro Presente

Introduzione

La filosofia svolge un ruolo fondamentale nel nostro mondo globalizzato, fornendoci strumenti di comprensione e analisi del nostro presente. In questo articolo, esploreremo quattro grandi idee proposte da importanti pensatori contemporanei: Jean-François Lyotard, Zygmunt Bauman, Boaventura de Sousa Santos e Jürgen Habermas. Ognuno di loro ha contribuito in modo significativo alla nostra comprensione della società contemporanea e dei suoi dilemmi.

Jean-François Lyotard: La Condizione Postmoderna

La prima delle quattro lezioni video è dedicata a Jean-François Lyotard, nato a Versailles il 10 agosto 1924. Lyotard ha manifestato diversi interessi culturali fin dalla giovinezza, tra cui l’idea di diventare un monaco domenicano. Durante la guerra, interrompe gli studi universitari per prestare servizio come infermiere. Nel 1950 si laurea in filosofia presso la Sorbona e successivamente inizia la sua carriera di insegnamento. Si avvicina al marxismo e si associa a gruppi politici di sinistra.

La sua opera più nota, \”La condizione postmoderna: una ricerca sulla condizione sociologica e culturale del mondo contemporaneo\”, pubblicata nel 1979, gli ha procurato fama mondiale. In quest’opera, Lyotard distingue due tipi di sapere nel mondo contemporaneo: il sapere narrativo e il sapere scientifico. Il sapere narrativo è espresso attraverso racconti, favole e miti, ed è legittimato dalla società stessa. Al contrario, il sapere scientifico richiede una continua validazione e prova attraverso argomenti logici ed evidenze empiriche.

Lyotard sostiene che la filosofia postmoderna ha cercato di costruire una forma di narrazione che legittimasse irrazionalmente il proprio sapere. Tuttavia, secondo lui, le grandi narrazioni del passato, come l’illuminismo e l’idealismo, sono fallite a causa delle contraddizioni interne e dei fallimenti pratici. Lyotard invita quindi a sviluppare un discorso razionale che miri a soluzioni parziali e non assolute.