Ensemble multi-modello

Spiega Vespignani:

(…) qualunque campo previsionale [non si basa mai] un singolo modello. Non vi è alcuna garanzia che le metodologie e le ipotesi utilizzate producano sempre una previsione quantitativamente accurata. Per questo è sempre più comune utilizzare approcci detti di «ensemble multi-modello», che combinano con delle tecniche statistiche i risultati di diversi modelli al fine di migliorare le previsioni e generare intervalli di confidenza in modo più affidabile. [Nel caso del Covid sono stati utilizzati] oltre quaranta modelli sviluppati da altrettanti gruppi di ricerca indipendenti per generare le previsioni fino a quattro settimane per i decessi e le ospedalizzazioni dovute a COVID-1 negli Stati Uniti. (…) [Questo approccio] è stato poi replicato anche nel campo delle analisi di scenario con la creazione dello Scenario Modeling Hub, un consorzio che ha riunito oltre una dozzina di gruppi di ricerca per rispondere alle domande riguardo al comportamento più a lungo termine dell’epidemia negli Stati Uniti (…). [Lo stesso in] Europa con il coordinamento dello European Center for Disease Control (ECDC), (…) [grazie alla] volontà della comunità scientifica di puntare a una comunicazione istituzionale autorevole, rifuggendo dal cattivo esempio di alcuni singoli che procedevano in ordine sparso, talvolta solo alla ricerca di visibilità. (…) [Anche se estraneo al] DNA specifico di alcuni ambienti accademici (…) l’approccio multi-modello svolge un grande ruolo nel migliorare il rigore scientifico. Il lavoro parallelo e coordinato fa sì che modelli e approcci analitici possano essere valutati in modo prospettico e oggettivo attraverso processi estensivi di validazione e valutazione dei risultati. Inoltre, prendendo in considerazione molti modelli contemporaneamente, possiamo provare a dedurre se successi e/o fallimenti siano dovuti alle particolarità dei singoli approcci o se al contrario rappresentino una sfida per tutto il campo. Ciò permette ai gruppi di ricerca di parlare con voce unica e più autorevole, stabilendo linee di comunicazione consolidate tra il mondo dei decisori e gli scienziati. (A. Vespignani, “I piani del nemico. Cos’è e come funziona la scienza delle previsioni in tempo di crisi”)