Fare Accademia con la sindrome di Pollyanna

Davvero ingenua la visione di Ferreras:

Un’impresa capitalista è fondata su due parti costitutive, le/gli investitrici/tori in capitale e le/gli investitrici/tori in lavoro. Le/i lavoratrici/tori formano, attraverso il loro investimento in lavoro, la parte costitutiva dimenticata dell’impresa, che abbiano o no lo status di dipendenti. Nella maggior parte dei casi, grazie alla forma giuridica di società di capitali, le/gli investitrici/tori in capitale hanno assunto il controllo della governance dell’impresa (…) L’esercizio della cittadinanza d’impresa, essere un pari in dignità e in diritti, richiede il riconoscimento dei diritti politici per le/gli investitrici/ tori in lavoro. (…) . Le/gli investitrici/ tori in lavoro sono ancora oggi escluse/i dalla governance dell’impresa anche se, senza di loro, l’impresa semplicemente non esisterebbe. Pertanto, le/gli investitrici/tori in lavoro devono avere un peso nella governance dell’impresa, e godere almeno degli stessi diritti di cui godono le/gli investitrici/tori in capitale. Per democratizzare il lavoro è necessario introdurre il principio della contrattazione collettiva nel cuore stesso dell’impresa, permettendo alle/agli investitrici/tori in lavoro di esercitare una voce collettiva sugli obiettivi dell’impresa in comune. Quale servizio dovrebbe essere fornito? Quale prodotto si sta sviluppando? A beneficio di chi? Con quali mezzi? Qual è l’equa distribuzione degli sforzi compiuti? (…) Insieme al consiglio di amministrazione, (…) [il] consiglio [d’azienda] rappresenta l’embrione di una seconda camera costitutiva di un parlamento bicamerale. In termini concreti, la seconda camera deve ottenere lo stesso livello gerarchico riconosciuto al consiglio di amministrazione. Per validare la scelta dell’amministratore delegato, la strategia aziendale, la politica retributiva e la distribuzione degli utili si rende necessario un meccanismo a doppia maggioranza, ovvero la maggioranza in ciascuno dei consigli. Il principio di filosofia politica a fondamento proviene dalla storia del bicameralismo politico, che ha permesso di avviare la democratizzazione di entità politiche soggette al dispotismo di una delle loro parti costitutive: si tratta di un principio di codecisione, ossia di doppia maggioranza (…) Si tratta di una proposta transitoria, che permette di andare avanti verso una completa democratizzazione dell’impresa, grazie alla possibilità di riacquistare le quote appartenenti alle/agli investitrici/tori in capitale da parte delle/degli investitrici/tori in lavoro, e quindi di prevedere l’estensione del modello democratico delle cooperative all’intera economia. (I. Ferreras, “Verso l’azione: dal politicamente impossibile al politicamente inevitabile”, in I. Ferreras – J. Battilana – D. Méda, “Il Manifesto del Lavoro. Democratizzare, Demercificare, Disinquinare”)