Cognizione Sintetica

Manouach e Engelhardt affermano, in modo non del tutto chiaro, a dire la verità:

L’intelligenza sintetica esiste già come termine coniato dal filosofo John Haugeland nel 1985. Haugeland ha proposto che le macchine non debbano imitare e simulare le capacità umane, mettendo in discussione il ruolo secondario implicito nell’“artificiale” che consolida la loro inferiorità rispetto agli esseri umani. Per sovvertire il ruolo secondario assegnato alle macchine, Haugeland concepì che “l’intelligenza sintetica” non deve utilizzare la mente umana come punto di riferimento. (…) La divisione “artificiale” e “autentica” si trova semplicemente tra esseri umani e macchine. Mette in discussione chi, come e cosa è stato classificato e codificato come “artificiale” o “autentico”, rivelando la natura molto più limitata dei sistemi di produzione della conoscenza “autentici”. Il “sintetico” del chimerismo mostra che l’intelligenza “artificiale” comprende sia gli esseri umani sia i non umani, accogliendo la natura sintetica dell’intelligenza stessa. Per accogliere le qualità sintetiche dell’intelligenza, dobbiamo anche riconsiderare cosa significa “intelligenza” in “intelligenza artificiale”. Non è possibile riunire la diversità dell’elaborazione delle informazioni e del processo decisionale delle entità meccaniche e biologiche, comprese le chimere, sottola nozione di intelligenza. Piuttosto che cercare di ampliare la categoria di “intelligenza”, introdotta per amplificare la nostra fascinazione per la complessità della mente umana, si può passare a considerare il termine “cognizione” nella sua “diversità comportamentale” come intesa dai biologi cileni Humberto Maturana. e Francisco Varela. Nel loro libro Autopoiesis and Cognition (1972) che fu fondamentale per la cibernetica di secondo ordine l’applicazione riflessiva della cibernetica a se stessa), analizzano la “cognizione” come strettamente connessa all’“autopoiesi”. Coniano l’autopoiesi come la capacità degli organismi viventi di mantenere e regolare la propria composizione e definire i propri confini; (…) definiamo la cognizione chimerica come distribuita e materializzata in tutti i loro arti e teste parzialmente autonomi, estranei agli standard dei processi di pensiero di alto livello. Questa natura eterogenea della cognizione chimerica, resa possibile dalla coesistenza di teste e corpi che non si sostituiscono a vicenda, sembra presentare un cauto potenziale verso la sintesi simbiotica. (I.Manouach – A. Engelhardt,”Chimeras: Inventory of synthetic cognition” – traduzione in proprio)