Benedetti afferma:
Il disco diventava quindi il primo potente feticcio fisico dell’immaginazione della civiltà industriale. Un oggetto che sapeva di presente e di futuro allo stesso tempo, ma che era connesso strettamente alle nuove dinamiche sociali del Novecento. Rappresentava infatti il desiderio di società che rincorrevano il profitto sfruttando i cambiamenti sociali, ma era anche una chiave di volta nel nostro rapporto paritario e orizzontale con il tempo libero e in generale con la nostra immaginazione. L’ascolto della musica secondo i nostri tempi, risanava l’equilibrio mentale spesso distorto dai ritmi lavorativi incessanti del Novecento. Il disco diventava quindi uno dei primi strumenti tecnologici di massa ambivalenti. Un risultato del processo industriale capitalista che allo stesso tempo racchiudeva infinite possibilità di liberazione dell’immaginario umano. Il disco era in sostanza la perfetta illusione dell’era industriale, nonché la sua grande arma di controllo. (A. Benedetti, “La visione techno. Umanità, neo-macchine, futuro“)

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