I GAI differiscono dai precedenti tentativi di costruire macchine intelligenti per due aspetti chiave. Innanzitutto, sono straordinariamente universali. (…) In secondo luogo, mostrano inquietanti inclinazioni umane, come commettere errori stupidi, scambiare falsità per fatti e dire “bugie bianche” (…) i GAI sono meglio compresi come un modo per estrarre intuizioni utili dalla saggezza e dall’esperienza accumulate dall’umanità, come si riflette nella scia di detriti elettronici che ci lasciamo alle spalle. Quando un GAI esibisce ciò che ci appare come sensibilità umana, in realtà sta solo individuando e sintetizzando concetti, idee e persino sentimenti che sono impliciti nelle impronte elettroniche che abbiamo lasciato su una vasta pianura digitale negli ultimi decenni. (…) La (…) risposta, opportunamente espressa nella vostra lingua, non è attribuibile alla sua prodigiosa conoscenza personale, ma alla parte considerevole dell’esperienza dell’umanità riflessa nel suo database. (J. Kaplan, “Generative Artificial Intelligence: What Everyone Needs to Know” – traduzione in proprio)