Descrivere i dispositivi digitali come prodotti sociali a prevalente impianto capitalistico e svelarne le ambiguità in modo emancipato e con scopo emancipante è dovere politico-culturale di una critica radicale della "platform society", capace di decostruire mediante cortocircuiti concettuali l'inganno tecno-liberista della "società della conoscenza sorvegliata" e dell'estrattivismo.
Queste sono le tre capacità in cui vedo l’IA non essere all’altezza e che probabilmente l’IA farà ancora fatica a padroneggiare anche nel 2041:
CREATIVITÀ: l’intelligenza artificiale non può creare, concettualizzare o pianificare strategicamente. Sebbene l’intelligenza artificiale sia ottima per ottimizzare per un obiettivo ristretto, non è in grado di scegliere i propri obiettivi o di pensare in modo creativo. Né l’IA può pensare in modo trasversale o applicare il buon senso.
EMPATIA: L’intelligenza artificiale non può sentire o interagire con sentimenti come l’empatia e la compassione. Pertanto, l’IA non può far sentire un’altra persona compresa e curata. Anche se l’intelligenza artificiale migliora in questo settore, sarà estremamente difficile portare la tecnologia in un luogo in cui gli esseri umani si sentano a proprio agio nell’interagire con i robot in situazioni che richiedono cura ed empatia, o quelli che potremmo chiamare “servizi di tocco umano”.
DESTREZZA: L’intelligenza artificiale e la robotica non possono svolgere lavori fisici complessi che richiedono destrezza o una precisa coordinazione occhio-mano. L’intelligenza artificiale non può gestire spazi sconosciuti e non strutturati, specialmente quelli che non ha osservato. (K. Lee, C. Qiufan, “AI 2041: Ten Visions for Our Future” – traduzione in proprio)
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