Harari è molto chiaro:
Gli algoritmi hanno ridotto la variegata gamma di emozioni umane – odio, amore, rabbia, gioia, confusione – a un’unica categoria: il coinvolgimento. (Y. N. Harari, “Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA”)
Commento alla frase di Edraw AI:
L’affermazione che citi rispecchia una critica comune all’uso degli algoritmi nelle piattaforme di social media e di intrattenimento online. La logica alla base di questa critica è che le piattaforme digitali tendono a massimizzare il “coinvolgimento” degli utenti, ovvero le loro interazioni con i contenuti, che si tratti di clic, mi piace, condivisioni o commenti. Per fare questo, gli algoritmi possono privilegiare contenuti che suscitano reazioni emotive forti, perché sono più propensi a generare questo tipo di interazioni. Ciò può portare a una certa omogeneizzazione in termini di come vengono presentati e promossi i contenuti. Ad esempio, notizie sensazionalistiche o polarizzanti possono ricevere più attenzione rispetto a quelle che sono più equilibrate o meno emotivamente cariche, perché sono più efficaci nell’attirare e trattenere l’attenzione degli utentiSottostando a queste dinamiche, potrebbe esserci un’appiattimento delle sfumature emotive, dove diverse emozioni vengono effettivamente ridotte alla loro capacità di generare un tipo di risposta: il coinvolgimento. Tuttavia, questa è una generalizzazione e varia molto a seconda della piattaforma specifica e di come i suoi algoritmi sono impostati per funzionare. Gli sviluppatori di piattaforme e le parti interessate sono sempre più consapevoli di queste critiche e stanno esplorando modi per bilanciare la promozione del coinvolgimento con una più sana rappresentazione della complessità e della varietà delle esperienze umane. Questo include la ricerca di metodi per ridurre la polarizzazione, promuovere contenuti di qualità e supportare il benessere degli utenti.

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