Fuori dalla zona di comfort…

D’Isa è spiazzante:

Che non si possano creare delle immagini inedite con una TTI è falso e lo sappiamo, anzi, è estremamente difficile non ottenere qualcosa di nuovo, dato che la stragrande maggioranza degli output non ha equivalenze col materiale nel dataset. Resta però da chiedersi se è possibile creare del contenuto originale, inteso come innovativo in ambito visivo. Lev Manovich nel suo articolo Towards “General Artistic Intelligence”?1 suggerisce che le TTI siano già tecnicamente più competenti di molti studenti d’arte e artisti adulti – e a mio parere è fin troppo generoso con gli artisti umani. Tuttavia, queste tecnologie tendono a sintetizzare immagini idealizzate e senza difetti, con un gusto che l’autore individua vicino al classicismo. Inoltre la TTI risulta facilmente retorica, stereotipata e priva di originalità, caratteristiche che Manovich associa al kitsch. È un’analisi che allo stato attuale dello sviluppo condivido, ed è legata sia al dataset che alle caratteristiche probabilistiche dei software. Il mondo cognitivo di una TTI è composto in egual misura dai suoi dati e da come questi sono etichettati; è molto più piccolo di quello umano, che è a sua volta più piccolo di quello di alcuni animali, o di quello che giace oltre le capacità dei nostri sensi e intelletti. (F. D’ISA, “La rivoluzione algoritmica delle immagini. Arte e intelligenza artificiale”)