Bellos e Montagu sono illuminanti:
Convertire i programmi per computer in «opere letterarie» è il trucco di magia linguistica che da solo spiega perché le principali risorse su cui le società di tecnologia informatica del xxi secolo fondano le proprie fortune siano protette dal diritto d’autore – che dura fino a un secolo – e non, nella maggior parte dei casi, dai brevetti, che arrivano al massimo a vent’anni. (…) La legge [USA] del 1976 (…) è solo l’inizio della storia di questo nuovo processo con cui sono stati recintati i frutti dell’ingegno umano. Nel quarto di secolo successivo sono state promulgate, nell’ambito della proprietà intellettuale, più normative che in qualsiasi altro momento storico. La costruzione delle alte mura che oggi difendono la proprietà intellettuale si è svolta nel corso della vita di chi oggi è anziano, e poche di queste persone si sono accorte di che fine hanno fatto le terre comuni (D. Bellos – A. Montagu; “Il capitalismo della creatività. Passato, presente e futuro del diritto d’autore”)