Seldwyn cita ancora Keyes:
Si potrebbe sostenere che questi benefici percepiti dell’IA perpetuino i comuni tropi abilisti di aiutare le persone disabili a “passare” come normali, ad acquisire “indipendenza” e ad “adattarsi” meglio a contesti sociali come le aule. Questo può essere visto nell’entusiasmo per gli studenti con dislessia che sono in grado di scrivere saggi utilizzando applicazioni talk-to-text basate sull’intelligenza artificiale, o per i bambini con autismo che vengono supportati nell’apprendimento di “abilità sociali” appropriate attraverso l’interazione con un robot sociale. In termini di quest’ultima tecnologia, ad esempio, Os Keyes (…) sostiene che l’aumento dell’uso dell’intelligenza artificiale per “supportare” gli studenti con autismo rafforza la comprensione culturale degli autistici come asociali, eccessivamente razionali e che preferiscono la comunicazione con le macchine piuttosto che con gli esseri umani. Progettate prevalentemente da persone senza autismo, tali tecnologie di intelligenza artificiale si basano su idee di “riparazione” e normalizzazione, ovvero “”aggiustare” le persone autistiche, piuttosto che tentare di incontrare le persone autistiche nel mezzo” (…). (N. Selwyn, “Education and Technology: Key Issues and Debates” III edizione – Traduzione in proprio)