Descrivere i dispositivi digitali come prodotti sociali a prevalente impianto capitalistico e svelarne le ambiguità in modo emancipato e con scopo emancipante è dovere politico-culturale di una critica radicale della "platform society", capace di decostruire mediante cortocircuiti concettuali l'inganno tecno-liberista della "società della conoscenza sorvegliata" e dell'estrattivismo.
Il filmato è estremamente noioso, ma va almeno scorso per avere un’idea di ciò che accade nel mercato della logistica della conoscenza (e, quindi, dell’istruzione).