Simulacri digitali

la traiettoria dell’innovazione digitale rischia di essere sempre più rivolta a corrompere la realtà o a narrare un domani immaginario utile soprattutto a inflluenzare e ad agire sul presente. Una simulazione che se a volte è una duplicazione parziale o infedele della realtà, in altre diventa, nel senso più vicino a Baudrillard, un’immagine indipendente da qualsiasi realtà cui possa essere riferita. Un simulacro. Un simulacro digitale che, nei casi più ambiziosi, è pura narrazione, mentre in quelli più elementari rappresenta – e provoca – una corruzione dell’ambiente informativo e culturale che ci circonda, inglobando, cristallizzando e distorcendo la rappresentazione umana e originale. In entrambi i casi ha comunque effetti, scopi e conseguenze concrete, tra cui quella di celare le più gravi criticità provocate dalle nuove tecnologie (disuguaglianze, impatto sul mondo del lavoro e sull’ambiente, discriminazioni), di mantenere l’attuale status quo socioeconomico oppure, più semplicemente, di conquistare un immediato potere finanziario. (…) Questa sostituzione della realtà – che non è metafisica, ma agisce a livello tecnologico e sociale, e che non è inevitabile, ma contro la quale è invece possibile e necessario opporsi – viene portata avanti con modalità, mezzi e finalità molto diversi e distanti tra loro. Ciò che unisce tutti questi processi, lo sfondo che li tiene insieme, è la narrazione delle tecnologie digitali come l’unica forza attualmente in grado di dare forma a nuovi significati. (A. D. Signorelli, “Simulacri digitali. Le allucinazioni e gli inganni delle nuove tecnologie”)