Il concetto appare per la prima volta in questo articolo
La Rivoluzione industriale aveva sconvolto i combattimenti aero-terrestri con un aumento spettacolare della potenza di fuoco a partire dal 1850, poi della motorizzazione all’inizio del XX secolo e infine delle comunicazioni. Intorno al 1940 la forma e le tecniche degli eserciti si sono stabilizzate e da allora non sono cambiate molto. L’introduzione delle armi nucleari ha comportato un’altra prassi che si è aggiunta alla precedente senza distruggerla, creando un nuovo modello strategico. Da questo punto di vista, l’ipervelocità delle future tecnologie algoritmiche militari potrebbe innescare una rottura tecnologica di pari entità.Uno dei cambiamenti di paradigma sintomatici della Tecnologia Totale è il fatto che trasforma la scala, e quindi la natura, delle azioni. Ma rispetto a ciò che i nostri immaginari collettivi potrebbero farci pensare, questo cambiamento non è una rottura brusca con il passato, bensì un lungo, e talvolta faticoso, processo di reinvenzione. La difficoltà risiede nella capacità degli eserciti di gestire una triplice sfida: l’urgenza e l’immediato futuro; il cambiamento tecnologico e organizzativo; la necessaria anticipazione della sorpresa tecnologica, di cui natura e orizzonte temporale sono, per definizione, imprevedibili. La reattività agli shock futuri consentirebbe alle organizzazioni di diventare «antifragili», ossia di saperne trarre vantaggio per uscirne più forti, un’«antifragilità» che prendo in prestito dai lavori di Nassim Nicholas Taleb (…) L’intelligenza artificiale è già reale e onnipresente in campo militare. Interviene soprattutto a supporto delle operazioni cinetiche, con un’analisi ultrarapida dei dati disponibili, che permette di orientare le decisioni. Si rivela utile nella raccolta e nel trattamento delle informazioni, per esempio nell’analisi di immagini satellitari, nell’identificazione di obiettivi tramite riconoscimento facciale (…) Il mondo post 24 febbraio rende visibile su larga scala ciò che fino a quel momento era impercettibile. Un’altra guerra. Quella che non si vede, che sta sotto la soglia della conflittualità armata convenzionale, nel limbo della zona grigia. La «guerra ibrida». (A. Mhalla, “Tecnopolitica. Come la tecnologia ci rende soldati”)