Pensiero de-artificiale?

DigiCoop 0.1: Quadro di Competenze Digitali per la Cooperazione, la Giustizia Sociale e la Decolonizzazione dei Saperi (Versione Estesa) – Gemini su indicazione umana

Introduzione Generale: Verso un Orizzonte Digitale Equo, Solidale e Liberatorio

DigiCoop 0.1 emerge imperiosamente dalla constatazione critica della necessità di ripensare radicalmente, e dalle fondamenta, il concetto stesso di “competenza digitale”. Tale ripensamento si impone alla luce delle profonde e persistenti disuguaglianze strutturali – economiche, sociali, di genere, razziali e geografiche – delle pervasive dinamiche di potere neocoloniali che continuano a plasmare le relazioni globali, e delle insaziabili logiche estrattive che caratterizzano e inquinano l’attuale ecosistema tecnologico, dominato da oligopoli transnazionali prevalentemente occidentali. Questo quadro si distacca con decisione da una visione meramente strumentale, tecnicistica e individualistica delle tecnologie, che le riduce a semplici strumenti neutrali per il successo personale o la competitività economica. Al contrario, DigiCoop 0.1 propone un approccio olistico, eticamente fondato e politicamente consapevole, basato sui principi irrinunciabili della cooperazione genuina, del mutualismo solidale, dell’anti-abilismo come pratica di inclusione radicale, del femminismo intersezionale come lente per comprendere e smantellare le oppressioni multiple, e di una profonda e costante consapevolezza critica delle implicazioni socio-politiche di ogni scelta tecnologica.

L’obiettivo primario e ambizioso di DigiCoop 0.1 è quello di promuovere lo sviluppo e la diffusione capillare di competenze digitali che consentano alle persone, ai gruppi e alle comunità, specialmente quelle storicamente marginalizzate e oppresse, di:

  • Decostruire attivamente e sistematicamente la supremazia cognitiva occidentale e le sue manifestazioni nell’infosfera digitale, e di contrastare con efficacia l’epistemicidio culturale – ovvero la deliberata o involontaria cancellazione, svalutazione o subalternizzazione dei sistemi di conoscenza non occidentali. Ciò implica valorizzare, recuperare, proteggere e amplificare la ricca pluralità dei saperi, delle epistemologie, delle lingue e delle forme espressive indigene, contadine, femministe, queer, comunitarie e popolari.
  • Riconoscere, analizzare criticamente e contrastare con determinazione le logiche estrattive degli oligopoli tecnologici occidentali e delle loro filiere globali, che mercificano dati personali e collettivi, relazioni umane, affetti, creatività e conoscenze, spesso attraverso lo sfruttamento invisibilizzato e precario del micro-lavoro sommerso (es. “click-working”, addestramento di IA, moderazione di contenuti) concentrato nei paesi del Sud Globale o tra le fasce più vulnerabili delle società del Nord.
  • Resistere con intelligenza e creatività all’invasione pervasiva dell’istruzione, della cultura, della sanità e degli spazi pubblici da parte delle grandi corporation tecnologiche e delle loro piattaforme proprietarie, che impongono modelli pedagogici standardizzati, contenuti commerciali, logiche di sorveglianza e dipendenza tecnologica. Promuovere e costruire attivamente alternative basate su software libero e open source, hardware aperto e riparabile, infrastrutture di rete comunitarie e decentralizzate, e pedagogie critiche e trasformative.
  • Promuovere e praticare una drastica e consapevole riduzione dei consumi energetici e materiali legati al ciclo di vita completo del digitale (dall’estrazione mineraria allo smaltimento dell’e-waste), in un’ottica di giustizia ambientale e climatica intergenerazionale e globale, riconoscendo l’impronta ecologica sproporzionata delle tecnologie e la sua iniqua distribuzione.
  • Esigere, partecipare attivamente alla co-progettazione e implementare algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale che siano aperti, trasparenti, interpretabili, equi, non discriminatori e democratici “by design” e “by default”, che non perpetuino né amplifichino i bias sociali, razziali, di genere o abilisti esistenti, e che siano sottoposti a rigorosa valutazione di impatto sociale e a controllo pubblico e comunitario.
  • Favorire, co-progettare, costruire e diffondere dispositivi e tecnologie autenticamente conviviali (nel senso illichiano di strumenti che accrescono l’autonomia e la creatività delle persone e delle comunità, invece di renderle dipendenti o controllate), ovvero tecnologie riparabili, modulari, accessibili, personalizzabili, durevoli e controllabili localmente, in netta opposizione all’obsolescenza programmata, ai sistemi chiusi (“walled gardens”) e alle “scatole nere” tecnologiche.
  • Contrastare con ogni mezzo la totale e indiscriminata mercificazione della conoscenza, dell’informazione e della cultura, praticata dalla logistica capitalistica dell’informazione e dalle industrie culturali egemoniche. Promuovere invece la libera circolazione dei saperi, la condivisione delle risorse creative e scientifiche, il rafforzamento dei beni comuni informazionali e l’accesso aperto, equo e plurale ai patrimoni culturali dell’umanità.

DigiCoop 0.1 si articola in aree di competenza interconnesse che mirano a coltivare non solo abilità tecniche, ma soprattutto profonde consapevolezze critiche, pratiche digitali trasformative e attitudini etiche, solidali e decoloniali. L’obiettivo finale è un agire digitale che sia realmente emancipatorio, che contribuisca al rafforzamento delle capacità individuali e collettive, e che sia posto al servizio della giustizia sociale, della dignità umana e della sostenibilità ambientale e culturale del pianeta.

AREA DI COMPETENZA 1: ALFABETIZZAZIONE INFORMATIVA CRITICA, SOVRANITÀ EPISTEMICA E DECOLONIZZAZIONE DEI SAPERI DIGITALI

Descrizione dell’area: Quest’area si concentra sullo sviluppo della capacità di accedere, analizzare, interpretare, valutare criticamente, co-creare e condividere informazioni, dati e conoscenze nel complesso e spesso opaco ecosistema digitale. Questo processo deve essere costantemente informato dalla consapevolezza delle dinamiche di potere, delle asimmetrie informative e delle egemonie culturali e linguistiche che modellano il panorama informativo globale. Si tratta di decostruire la presunta oggettività e neutralità delle fonti informative e delle piattaforme tecnologiche, riconoscendo attivamente e denunciando l’epistemicidio culturale – la sistematica svalutazione e cancellazione dei saperi non occidentali – perpetuato dalla supremazia cognitiva occidentale e dalle sue infrastrutture digitali. L’obiettivo è promuovere attivamente la ricerca, la validazione, la valorizzazione e la circolazione della pluralità dei saperi subalternizzati, indigeni, femministi, ecologisti radicali e comunitari, coltivando così una sovranità epistemica individuale e collettiva, ovvero la capacità di definire autonomamente i propri orizzonti di conoscenza e di significato.

1.1 Navigare, ricercare, interrogare criticamente e contestualizzare dati, informazioni e narrazioni digitali, sfidando le bolle algoritmiche

Descrittore: Articolare i propri bisogni informativi e di conoscenza riconoscendo e mettendo in discussione i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici che li influenzano. Ricercare attivamente e con curiosità dati, informazioni e contenuti digitali attraverso una molteplicità eterogenea di fonti, includendo con particolare attenzione quelle alternative, indipendenti, comunitarie e provenienti da contesti non egemonici. Interrogare sistematicamente la loro provenienza, gli autori, i finanziatori, i contesti di produzione, gli impliciti ideologici e le logiche di potere che li sottendono. Sviluppare e affinare continuamente strategie di ricerca che vadano consapevolmente oltre i risultati proposti dagli algoritmi delle grandi piattaforme commerciali, valorizzando la serendipità, l’esplorazione autonoma e l’accesso a prospettive marginalizzate, dissonanti o deliberatamente oscurate.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: È profondamente cosciente che i motori di ricerca, i social media e gli aggregatori di notizie dominanti sono controllati da un ristretto numero di oligopoli tecnologici occidentali e che i loro algoritmi, lungi dall’essere neutrali, tendono a riprodurre e amplificare bias sistemici (razziali, di genere, geografici, linguistici), privilegiando narrazioni egemoniche, fonti mainstream e contenuti commercialmente vantaggiosi, invisibilizzando o distorcendo saperi “altri”, prospettive critiche e lingue minoritarie. Riconosce con lucidità come gli algoritmi di personalizzazione e raccomandazione creino e rafforzino “bolle di filtraggio” (filter bubbles) e “camere dell’eco” (echo chambers) che limitano drasticamente l’esposizione a prospettive diverse, impoveriscono il dibattito pubblico e possono rafforzare pregiudizi e polarizzazione. Comprende a fondo il concetto di “estrattivismo dei dati” e come ogni propria interazione e ricerca alimenti questo modello di business basato sulla sorveglianza e sulla mercificazione dell’esperienza umana. Analizza come la velocità e la frammentazione dell’informazione online possano ostacolare la riflessione profonda e favorire reazioni emotive piuttosto che analisi ponderate.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza con regolarità e promuove l’uso di motori di ricerca alternativi, etici, open source e rispettosi della privacy (es. DuckDuckGo, Startpage, SearX, Brave Search, Qwant), e ne comprende i diversi meccanismi di indicizzazione. Esplora attivamente e contribuisce ad archivi digitali comunitari, biblioteche popolari online, piattaforme di citizen science decoloniale e iniziative di condivisione di saperi non occidentali (es. archivi di tradizioni orali, database di conoscenze indigene sulla biodiversità, progetti di storia orale femminista). Applica con rigore tecniche di “lettura contro-egemonica” e di “archeologia del sapere digitale”, interrogando le fonti primarie, gli autori e le autrici (con attenzione alla loro posizione sociale e geopolitica), i finanziatori occulti, i contesti storici e politici di produzione dell’informazione. Partecipa attivamente alla creazione e cura di percorsi di conoscenza collettivi, multilingue e decolonizzati, ad esempio attraverso la redazione critica di voci Wikipedia, la creazione di glossari comunitari o la traduzione collaborativa di testi importanti in lingue minoritarie. Sviluppa “diete informative” personalizzate e consapevoli, diversificando le fonti e dedicando tempo alla lettura approfondita.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Mostra una profonda e genuina curiosità intellettuale e un’apertura radicale verso epistemologie, ontologie, cosmogonie e sistemi di conoscenza radicalmente diversi da quello occidentale moderno dominante. È umile e autocritico/a nel riconoscere i limiti, i privilegi e i bias della propria prospettiva e attivo/a e perseverante nel cercare di decolonizzare il proprio sguardo, il proprio linguaggio e le proprie pratiche informative e di ricerca. Sostiene attivamente, anche con donazioni o volontariato, progetti di digitalizzazione etica, conservazione e diffusione di saperi indigeni, tradizionali e comunitari, nel rispetto della loro sovranità, dei loro protocolli culturali e del principio del consenso libero, previo e informato (FPIC). Promuove il dialogo inter-epistemico e la co-costruzione di nuove sintesi di conoscenza.
1.2 Valutare criticamente, decostruire e smascherare dati, informazioni e contenuti digitali, riconoscendo le logiche di potere, l’epistemicidio e la manipolazione

Descrittore: Analizzare, confrontare e valutare con profondità critica e acume l’affidabilità, la pertinenza, l’accuratezza, i bias impliciti ed espliciti e le intenzioni (politiche, economiche, ideologiche) di dati, informazioni e contenuti digitali. Porre particolare attenzione a smascherare le dinamiche di potere sottese, la persistente supremazia cognitiva occidentale, i processi storici e attuali di epistemicidio culturale e la manipolazione delle coscienze. Riconoscere, analizzare e contrastare attivamente la disinformazione deliberata, la misinformazione accidentale e le narrazioni tossiche (hate speech, teorie del complotto dannose, propaganda estremista) che alimentano odio, discriminazione, ingiustizia sociale e sfiducia nelle istituzioni democratiche (quando queste operano per il bene comune), spesso originate da interessi economici consolidati, da attori politici autoritari o da gruppi di interesse opachi. Sviluppare la capacità di discernere tra critica legittima e campagne diffamatorie orchestrate.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende in profondità come la selezione, l’organizzazione, la visualizzazione e la presentazione dei dati e delle informazioni (incluse le statistiche “ufficiali”, i sondaggi d’opinione e i report scientifici) riflettano specifiche visioni del mondo, priorità politiche, interessi di classe e di potere, e come possano essere usate per legittimare disuguaglianze, politiche ingiuste o interventi neocoloniali. Riconosce che la storia, la scienza e la filosofia “ufficiali” insegnate nelle istituzioni educative dominanti sono spesso il risultato di un lungo e violento processo di epistemicidio che ha sistematicamente marginalizzato, inferiorizzato, distorto o cancellato saperi, pratiche e sistemi di valori non occidentali, femminili, queer o popolari. È pienamente consapevole del ruolo cruciale dei media mainstream (corporate e statali) e delle piattaforme digitali (con i loro algoritmi di “trending”) nella costruzione sociale della realtà, nella formazione dell’opinione pubblica, nella creazione di “panici morali”, nella diffusione di ideologie dominanti e nella neutralizzazione o criminalizzazione del dissenso e dei movimenti sociali. Analizza come la “gamification” dell’informazione possa portare a una sua banalizzazione.
  • Pratica Trasformativa: Applica con rigore metodologie di analisi critica del discorso (CDA), analisi semiotica dell’immagine e del video, e tecniche di “digital forensics” di base (es. verifica inversa delle immagini, analisi dei metadati) per decostruire i contenuti digitali e svelarne i messaggi nascosti, le omissioni significative o le tecniche manipolatorie. Partecipa attivamente a comunità di fact-checking indipendenti, dal basso, decoloniali, femministe e anti-razziste, che non si limitino alla verifica fattuale superficiale ma indaghino anche le cornici interpretative, le fonti di finanziamento e gli interessi geopolitici in gioco. Contribuisce con passione e impegno alla creazione e diffusione di contro-narrazioni, di giornalismo comunitario e investigativo, di media attivisti e di informazioni provenienti direttamente da gruppi oppressi, marginalizzati o in lotta per i propri diritti e per la propria terra. Utilizza e promuove strumenti open source per visualizzare e interrogare i bias nei dataset e negli algoritmi (es. AI fairness toolkits, piattaforme per l’audit algoritmico partecipato). Sviluppa e diffonde guide per il riconoscimento delle fake news e della propaganda.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Sviluppa e coltiva un profondo e irriducibile scetticismo metodologico verso le verità assolute, le narrazioni univoche, auto-celebrative e apparentemente “neutrali”, specialmente quelle provenienti da fonti di potere consolidate (governi, corporation, istituzioni internazionali egemoniche, think tank influenti). È visceralmente impegnato/a a dare voce, ascolto, credibilità e visibilità amplificata a chi è stato storicamente e sistematicamente silenziato, invisibilizzato, patologizzato o caricaturizzato. Promuove attivamente una cultura del dubbio costruttivo, del pensiero critico autonomo e collettivo, della verifica incrociata e partecipata delle informazioni, e della responsabilità etica individuale e collettiva nella produzione, interpretazione e circolazione dei saperi. Si impegna a “disimparare” i pregiudizi interiorizzati.
1.3 Gestire, archiviare, curare e co-creare dati, informazioni e contenuti digitali in modo etico, cooperativo, accessibile, sicuro e orientato al bene comune e alla sovranità comunitaria

Descrittore: Organizzare, archiviare, recuperare, curare e partecipare attivamente alla co-creazione di dati, informazioni e contenuti digitali in modo intrinsecamente etico, sicuro (per sé e per le comunità coinvolte, proteggendo da furti, manipolazioni o usi impropri), pienamente cooperativo e radicalmente accessibile a tutt*, indipendentemente dalle loro abilità fisiche o cognitive, dalla loro lingua, dalla loro localizzazione geografica o dalla loro disponibilità tecnologica ed economica. Privilegiare sistematicamente l’uso di formati aperti, standard interoperabili, piattaforme tecnologiche comunitarie, decentralizzate, federate e autogestite, e licenze libere e aperte (copyleft, Creative Commons appropriate) che favoriscano la condivisione equa, il riutilizzo creativo, l’adattamento contestualizzato e la co-costruzione della conoscenza come bene comune. Rispettare, difendere strenuamente e promuovere attivamente la sovranità dei dati delle comunità (specialmente indigene e locali) e dei singoli individui, opponendosi con decisione e con pratiche concrete a ogni forma di estrattivismo informativo, di mercificazione predatoria della conoscenza e di colonialismo digitale.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: È pienamente consapevole dei gravi e crescenti rischi (per la democrazia partecipativa, la privacy individuale e collettiva, l’autonomia decisionale, la diversità culturale e la sovranità nazionale e comunitaria) legati alla schiacciante centralizzazione dei dati e delle infrastrutture digitali (cloud, cavi sottomarini, data center) nelle mani di un pugno di gigantesche corporation transnazionali (GAFAM, BATX, ecc.) e di alcuni stati-nazione particolarmente potenti. Comprende l’importanza vitale, strategica e politica di promuovere, finanziare e sostenere lo sviluppo e l’adozione di infrastrutture digitali decentralizzate (es. P2P, blockchain etiche), federate (es. Fediverso), resilienti, interoperabili e gestite direttamente dalle comunità o da enti pubblici non profit. Comprende a fondo le implicazioni etiche, sociali, legali e politiche della raccolta massiva, della conservazione a lungo termine, dell’analisi algoritmica e dell’uso (spesso opaco) dei dati, specialmente quelli relativi a comunità vulnerabili, minoranze discriminate, attivisti politici o rifugiati. Conosce approfonditamente i principi del FAIR data (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) e del CARE data (Collective benefit, Authority to control, Responsibility, Ethics) e li applica attivamente e criticamente in una prospettiva di giustizia sociale, di autodeterminazione e decoloniale, specialmente per quanto riguarda la gestione dei dati e dei saperi delle comunità indigene e dei popoli tradizionali, rispettandone i protocolli e le forme di governance.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza quotidianamente, con competenza e convinzione, e promuove attivamente l’uso di software libero e open source (FOSS) per la gestione sicura dei propri dati, per la creazione collaborativa di contenuti, per la comunicazione protetta e per l’amministrazione di sistemi. Partecipa attivamente, con tempo, competenze o risorse, alla creazione, cura, traduzione, arricchimento e manutenzione di archivi digitali comunitari (es. archivi di movimenti sociali, memorie di lotte popolari), biblioteche digitali popolari autogestite, repository di conoscenze scientifiche e umanistiche aperte e decolonizzate (es. contribuendo a Wikipedia con una prospettiva critica e intersezionale, supportando e utilizzando Internet Archive e Wayback Machine, creando e sostenendo archivi femministi, LGBTQIA+, di storie orali di migranti o di persone con disabilità). Adotta e promuove con discernimento l’uso di licenze Creative Commons appropriate (es. CC0 per il pubblico dominio, CC BY per la libera attribuzione, CC BY-SA per il copyleft forte) per facilitare la libera circolazione, l’adattamento contestualizzato e la co-creazione di sapere, contrastando la chiusura proprietaria. Pratica e insegna con pazienza e dedizione l’uso di strumenti e tecniche di crittografia forte (es. PGP/GPG per email, Veracrypt per dischi), di autenticazione a più fattori, di navigazione anonima (Tor) e di altre misure di igiene e sicurezza digitale avanzate per proteggere i dati sensibili propri, dei propri collettivi, delle organizzazioni della società civile e delle comunità con cui collabora, specialmente in contesti repressivi o ad alto rischio. Sviluppa protocolli di gestione sicura dei dati per progetti comunitari.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: È profondamente e attivamente impegnato/a, con passione e rigore etico, a rendere la conoscenza, l’informazione e la cultura dei beni comuni globali, realmente e universalmente accessibili, comprensibili, riutilizzabili, adattabili e co-gestibili da tutt* e per tutt*, in uno spirito di giustizia epistemica e di solidarietà internazionale. Rispetta profondamente, difende attivamente e promuove politicamente il diritto inalienabile all’autodeterminazione informativa delle persone e delle comunità, inclusa la decisione sovrana di non essere digitalizzati, di non partecipare a determinate piattaforme, di ritirare i propri dati o di definire autonomamente le condizioni per la loro condivisione e uso (es. attraverso protocolli di sovranità dei dati indigeni). Promuove la massima trasparenza, la partecipazione democratica e la responsabilità collettiva (accountability) nella governance dei dati, degli algoritmi e delle infrastrutture digitali, sia a livello locale che globale. Sostiene attivamente la creazione e il rafforzamento di “data commons”, di cooperative di dati gestite dagli utenti e di modelli di “stewardship” dei dati basati sulla fiducia e sul beneficio collettivo. Si oppone fermamente a ogni forma di brevetto sulla vita, sui saperi tradizionali e sui semi.

AREA DI COMPETENZA 2: COMUNICAZIONE, COLLABORAZIONE ORIZZONTALE E COSTRUZIONE DI COMUNITÀ SOLIDALI, INCLUSIVE E TRASFORMATIVE

Descrizione dell’area: Quest’area si focalizza sull’utilizzo delle tecnologie digitali per facilitare processi comunicativi e collaborativi basati sull’ascolto reciproco, l’orizzontalità, l’inclusione attiva di tutte le soggettività (con particolare attenzione alle prospettive femministe, anti-abiliste e decoloniali) e la costruzione di comunità digitali e ibride resilienti, solidali e capaci di azione collettiva. Si tratta di creare e partecipare a spazi digitali sicuri, liberi da molestie e discriminazioni, e di utilizzare gli strumenti digitali per il mutualismo e il sostegno reciproco, contrastando l’individualismo competitivo e l’estrattivismo relazionale delle piattaforme commerciali.

2.1 Interagire e comunicare con gli altri attraverso tecnologie digitali in modo etico, rispettoso, inclusivo e non violento

Descrittore: Interagire e comunicare tramite diverse tecnologie digitali (privilegiando quelle etiche, open source e decentralizzate) in modo consapevole, rispettoso delle diverse identità e sensibilità, attivamente inclusivo e non violento. Comprendere e utilizzare strumenti e pratiche comunicative che favoriscano l’ascolto, l’empatia, il consenso e la gestione costruttiva dei conflitti, contrastando le dinamiche di odio online, il cyberbullismo e le molestie.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce come le architetture delle piattaforme social dominanti possano incentivare la polarizzazione, l’aggressività e la superficialità comunicativa. È consapevole dei meccanismi di violenza di genere online, del razzismo algoritmico e delle campagne d’odio coordinate. Comprende l’importanza del linguaggio inclusivo e della comunicazione non ostile.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza attivamente tecniche di comunicazione nonviolenta (CNV) nelle interazioni online. Modera e partecipa a spazi digitali che adottano codici di condotta inclusivi e anti-oppressivi. Segnala e contrasta attivamente discorsi d’odio e molestie. Utilizza strumenti di messaggistica sicura e crittografata per comunicazioni sensibili. Promuove l’uso di pronomi e linguaggi che rispettino l’autodeterminazione di genere.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Si impegna a creare e mantenere spazi di dialogo digitale sicuri e accoglienti per tutte le persone, specialmente quelle appartenenti a gruppi marginalizzati. Ascolta attivamente e valorizza le esperienze altrui. È alleato/a nella lotta contro ogni forma di discriminazione e violenza online.
2.2 Condividere informazioni e risorse attraverso tecnologie digitali per il mutualismo e l’azione collettiva

Descrittore: Condividere dati, informazioni, conoscenze e risorse digitali con altri attraverso tecnologie appropriate (privilegiando piattaforme cooperative e decentralizzate), con l’obiettivo di promuovere il mutualismo, la solidarietà, l’organizzazione comunitaria e l’azione collettiva per la giustizia sociale e ambientale. Agire come nodi responsabili in reti di condivisione, rispettando la provenienza delle informazioni e facilitandone l’accesso e la comprensione da parte di tutt*.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende il potenziale delle reti digitali per l’organizzazione dal basso e la mobilitazione sociale, ma anche i rischi di sorveglianza e repressione. È consapevole che la “sharing economy” promossa dalle corporation è spesso una forma di estrattivismo mascherato. Riconosce il valore del “commoning” digitale.
  • Pratica Trasformativa: Partecipa e contribuisce a piattaforme di mutual aid (aiuto reciproco), time banking digitale, gruppi di acquisto solidale online e cooperative di consumo consapevole. Utilizza strumenti digitali per coordinare campagne di attivismo, raccolte fondi per cause sociali e iniziative di solidarietà comunitaria. Condivide apertamente competenze e risorse.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: È generoso/a nella condivisione di informazioni e risorse che possono essere utili alla comunità. Promuove una cultura della reciprocità e della cooperazione. Si impegna a utilizzare le tecnologie per costruire ponti e reti di solidarietà translocali e transnazionali.
2.3 Esercitare la cittadinanza digitale attiva e trasformativa attraverso le tecnologie

Descrittore: Partecipare attivamente alla vita sociale, politica e culturale attraverso l’utilizzo critico e consapevole delle tecnologie digitali, con l’obiettivo di promuovere la giustizia sociale, i diritti umani, la democrazia partecipativa e la sostenibilità ambientale. Utilizzare gli strumenti digitali per l’advocacy, il monitoraggio civico, la denuncia delle ingiustizie e la co-progettazione di politiche pubbliche più eque, contrastando l’apatia, il cinismo e la delega passiva.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce i limiti e le distorsioni delle forme di “partecipazione” offerte dalle piattaforme governative o corporate, spesso concepite più per il controllo che per un reale empowerment. È consapevole del digital divide e delle disuguaglianze di accesso e competenza che influenzano la partecipazione. Comprende il concetto di “tecno-soluzionismo” e i suoi rischi.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza piattaforme di petizione online, strumenti di giornalismo civico e di mappatura comunitaria delle ingiustizie. Partecipa a consultazioni pubbliche online con proposte informate e critiche. Organizza e partecipa a forme di protesta e disobbedienza civile digitale eticamente fondate. Sviluppa e utilizza tecnologie civiche (Civic Tech) open source.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: È profondamente convinto/a del potenziale trasformativo di una cittadinanza digitale attiva e critica. Si impegna per un accesso equo e universale alle tecnologie e alle competenze necessarie per la partecipazione. Promuove la trasparenza e l’accountability delle istituzioni attraverso il monitoraggio civico digitale.
2.4 Collaborare e co-creare attraverso tecnologie digitali in modo orizzontale, inclusivo e anti-oppressivo

Descrittore: Utilizzare strumenti e tecnologie digitali per facilitare processi collaborativi e di co-creazione (di conoscenza, arte, software, soluzioni a problemi comuni) basati su principi di orizzontalità, consensualità, valorizzazione delle diversità, equa distribuzione del potere decisionale e attiva prevenzione di dinamiche oppressive o discriminatorie. Privilegiare piattaforme e metodi che supportino la proprietà collettiva e la gestione comunitaria dei risultati.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce come le dinamiche di potere e privilegio presenti nella società offline possano riprodursi e amplificarsi negli spazi collaborativi online se non attivamente contrastate. È consapevole dei rischi di invisibilizzazione del lavoro di cura e del contributo delle donne e dei gruppi marginalizzati nei progetti collettivi. Critica i modelli di “open innovation” corporate che sfruttano il lavoro gratuito delle comunità.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza piattaforme collaborative open source (es. wiki, forum decentralizzati, code hosting etici) che permettano una governance partecipata. Adotta e promuove metodi di facilitazione inclusiva e di presa di decisione consensuale (o per consenso modificato) nei gruppi online. Contribuisce a progetti di software libero, hardware aperto o design aperto con licenze copyleft. Pratica l’attribuzione trasparente e il riconoscimento del contributo di tutt*.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Valorizza profondamente la saggezza collettiva e il potere della co-creazione orizzontale. Si impegna attivamente a creare ambienti collaborativi dove ogni voce possa essere ascoltata e valorizzata, e dove le dinamiche di oppressione siano sfidate. Promuove la condivisione del potere e delle responsabilità.
2.5 Netiquette e cura delle relazioni digitali in una prospettiva femminista e anti-oppressiva

Descrittore: Essere consapevoli delle norme implicite ed esplicite di comportamento e del “saper fare” relazionale necessari per interagire in modo costruttivo, etico e curante negli ambienti digitali. Adottare e promuovere strategie comunicative e relazionali che tengano conto delle differenze culturali, generazionali, di genere, di abilità e di vissuto, in una prospettiva femminista intersezionale e anti-oppressiva, coltivando la fiducia, il rispetto reciproco e la responsabilità collettiva per il benessere della comunità online.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende che la “netiquette” tradizionale può riflettere norme culturali dominanti e non essere sufficiente a garantire spazi sicuri e inclusivi. Riconosce l’importanza del lavoro emotivo e di cura (spesso invisibilizzato e femminilizzato) nel mantenimento di comunità online sane. È consapevole dell’impatto del linguaggio e delle micro-aggressioni.
  • Pratica Trasformativa: Pratica l’ascolto attivo e l’empatia nelle comunicazioni digitali. Chiede e offre feedback costruttivo. Interviene per de-escalare conflitti e per supportare chi è bersaglio di attacchi. Utilizza trigger warnings e descrizioni di immagini per l’accessibilità. Promuove la cultura del consenso anche nelle interazioni digitali.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Si assume la responsabilità di contribuire a un clima relazionale positivo e supportivo. È attento/a alle dinamiche di potere e si adopera per equilibrarle. Mostra rispetto per i confini personali e per i tempi di risposta altrui. È disposto/a a imparare e a mettersi in discussione per migliorare le proprie pratiche relazionali.
2.6 Gestire identità digitali plurali e consapevoli, resistendo alla profilazione e alla sorveglianza

Descrittore: Creare e gestire una o più identità digitali in modo consapevole, strategico e sicuro, proteggendo la propria reputazione e quella altrui da attacchi e manipolazioni. Comprendere e gestire i dati e le tracce che si producono attraverso diversi strumenti, ambienti e servizi digitali, resistendo attivamente alla profilazione pervasiva, alla sorveglianza di massa e all’uso commerciale o repressivo dei dati personali. Affermare il diritto all’anonimato e alla pseudonimia quando necessari per la sicurezza e la libertà d’espressione.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

Attitudine Solidale e Decoloniale: Difende il diritto alla privacy come fondamento della libertà e della dignità umana. È critico/a verso la normalizzazione della sorveglianza. Supporta le lotte per la data sovereignty e per la protezione dei dati dei whistleblower e degli attivisti. Promuove una cultura della consapevolezza sulla privacy e sulla sicurezza digitale.

Consapevolezza Critica: È consapevole che ogni interazione online lascia tracce digitali che vengono sistematicamente raccolte, aggregate e analizzate da attori statali e corporate per fini di controllo, profitto o manipolazione. Comprende i meccanismi della “capitalismo della sorveglianza”. Riconosce i rischi del furto d’identità e della doxxing.

Pratica Trasformativa: Utilizza strumenti per la navigazione anonima (es. Tor Browser), VPN etiche, e-mail temporanee e crittografia per proteggere la propria privacy. Minimizza la condivisione di dati personali non necessari. Utilizza pseudonimi in contesti appropriati. Supporta e utilizza piattaforme decentralizzate e federate (es. Mastodon, Matrix) che offrono maggiore controllo sui dati. Esercita il diritto all’oblio e alla portabilità dei dati quando possibile.

AREA DI COMPETENZA 3: CREAZIONE DI CONTENUTI DIGITALI ETICI, CONVIVIALI, ACCESSIBILI, DECOLONIZZATI E AL SERVIZIO DELLA PLURALITÀ

Descrizione dell’area: Quest’area è dedicata alla capacità di creare, modificare e condividere contenuti digitali (testuali, visivi, sonori, interattivi) in formati diversi, esprimendosi attraverso mezzi digitali in modo etico, creativo, accessibile e consapevole delle proprie responsabilità. Si tratta di promuovere la diversità culturale e linguistica, di utilizzare strumenti e licenze aperte, di progettare per l’accessibilità universale (anti-abilismo), e di contribuire attivamente alla decolonizzazione dei contenuti digitali, sfidando stereotipi e narrazioni egemoniche. Si incoraggiano l’uso di tecnologie conviviali e la critica alla mercificazione della creatività.

3.1 Sviluppare contenuti digitali accessibili, plurali e che sfidino le egemonie narrative

Descrittore: Creare e modificare contenuti digitali in diversi formati (testi, immagini, audio, video, codice, ecc.) assicurando la massima accessibilità per persone con diverse abilità e necessità (anti-abilismo). Esprimersi attraverso mezzi digitali promuovendo la diversità culturale, linguistica e di genere, sfidando attivamente le narrazioni egemoniche, gli stereotipi e le rappresentazioni coloniali, patriarcali o abiliste. Privilegiare formati aperti e interoperabili.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende come la maggior parte dei contenuti digitali mainstream rifletta e perpetui la prospettiva occidentale, bianca, maschile, eteronormativa e abile-centrata. Riconosce l’impatto negativo degli stereotipi e della mancanza di rappresentazione. È consapevole dell’importanza cruciale degli standard di accessibilità (WCAG, ecc.) e dei limiti di un approccio puramente tecnico all’inclusione.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza attivamente strumenti e tecniche per creare contenuti digitali accessibili (es. testo alternativo per le immagini, sottotitoli e trascrizioni per i video, strutture semantiche corrette per i testi, contrasto cromatico adeguato). Co-crea contenuti con persone appartenenti a gruppi sottorappresentati, garantendo la loro agency e il controllo sulla propria narrazione. Produce contenuti in lingue minoritarie o indigene. Utilizza consapevolmente il linguaggio per evitare espressioni sessiste, razziste, abiliste.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Si impegna a creare contenuti che amplifichino le voci e le storie di chi è solitamente escluso o marginalizzato. È sensibile e rispettoso/a delle diverse identità culturali e delle diverse abilità. Promuove attivamente una cultura digitale plurale, multilingue e accessibile a tutt*.
3.2 Integrare e rielaborare contenuti digitali in modo etico e trasformativo, valorizzando il “commoning” e la cultura del remix decoloniale

Descrittore: Modificare, affinare, migliorare e integrare informazioni e contenuti digitali esistenti (specialmente quelli rilasciati con licenze aperte o appartenenti al pubblico dominio) per creare conoscenze e opere derivate nuove, originali e rilevanti. Questo processo deve avvenire in modo etico, rispettando la paternità originaria (specialmente se di comunità o autori/autrici marginalizzati/e), e con l’obiettivo di contribuire al “commoning” digitale (creazione e gestione collettiva di beni comuni) e di promuovere una cultura del remix che sia decoloniale, critica e trasformativa, piuttosto che meramente appropriativa o superficiale.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende i rischi dell’appropriazione culturale e della decontestualizzazione quando si rielaborano contenuti provenienti da culture non egemoniche. È consapevole che il “remix” può essere uno strumento di critica e sovversione, ma anche di perpetuazione di stereotipi se non usato criticamente. Riconosce il valore del lavoro intellettuale e creativo anche quando non protetto da copyright restrittivi.
  • Pratica Trasformativa: Attribuisce correttamente e rispettosamente le fonti, specialmente quando si tratta di saperi tradizionali o comunitari. Chiede il consenso quando necessario, anche oltre i requisiti legali. Utilizza il remix e la parodia per criticare le narrazioni dominanti e per creare significati alternativi. Contribuisce attivamente a progetti di creazione collettiva di beni comuni digitali (es. mappe aperte, enciclopedie collaborative decolonizzate).
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Valorizza la cultura della condivisione e della collaborazione creativa. È attento/a a non sfruttare o banalizzare il lavoro altrui, specialmente quello di gruppi oppressi. Promuove un approccio al remix che sia dialogico, rispettoso e che miri all’arricchimento collettivo e alla giustizia epistemica.
3.3 Copyright, licenze aperte e beni comuni digitali: promuovere la condivisione, la sovranità collettiva sulla conoscenza e contrastare la mercificazione

Descrittore: Comprendere criticamente come il copyright e le licenze (proprietarie e aperte) si applicano a dati, informazioni e contenuti digitali, riconoscendo come i regimi di proprietà intellettuale dominanti spesso favoriscano gli oligopoli occidentali e la mercificazione della conoscenza. Promuovere attivamente l’uso di licenze aperte (es. Creative Commons, GPL) e la creazione di beni comuni digitali per favorire la condivisione, l’accesso equo, la collaborazione e la sovranità collettiva sulla conoscenza, contrastando l’estrattivismo informativo.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: È consapevole che il sistema del copyright, nella sua forma attuale, è spesso uno strumento di potere che limita l’accesso alla cultura e alla conoscenza, specialmente per i paesi del Sud Globale e per i gruppi marginalizzati. Comprende la differenza tra copyright e diritto d’autore morale. Critica la brevettazione della vita e dei saperi tradizionali. Riconosce come la “logistica capitalistica dell’informazione” trasformi ogni prodotto culturale in merce.
  • Pratica Trasformativa: Rilascia i propri contenuti digitali (quando appropriato) con licenze Creative Commons che incoraggino la condivisione e il riutilizzo (es. CC BY, CC BY-SA). Utilizza e promuove l’uso di software libero e open source. Supporta campagne per la riforma del copyright in senso più equo e per l’ampliamento del pubblico dominio. Partecipa a iniziative per la creazione di archivi di conoscenze tradizionali gestiti dalle comunità stesse.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Crede fermamente nel principio che la conoscenza e la cultura debbano essere accessibili e condivisibili il più ampiamente possibile. Si oppone alla chiusura e alla privatizzazione dei saperi. Sostiene modelli di produzione e diffusione della conoscenza basati sulla cooperazione e sul bene comune, piuttosto che sul profitto individuale e sull’esclusione.
3.4 Programmazione e sviluppo “conviviale”, comunitario e decolonizzato: tecnologie per l’autonomia, la riparabilità e non per il controllo o l’obsolescenza

Descrittore: Pianificare e sviluppare (o partecipare allo sviluppo di) sequenze di istruzioni comprensibili da parte di un sistema informatico (codice) per risolvere problemi specifici o svolgere compiti collettivamente utili. Questo processo deve essere orientato alla creazione di tecnologie “conviviali” (nel senso di Ivan Illich: strumenti che le persone possono comprendere, controllare, adattare e riparare), comunitarie (sviluppate con e per le comunità) e decolonizzate (che non incorporino bias occidentali o logiche di controllo). Contrastare l’obsolescenza programmata, i sistemi chiusi e l’uso della programmazione per fini estrattivi o di sorveglianza.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende come la progettazione del software e dell’hardware possa incorporare valori e politiche specifiche (es. design ostile, architetture centralizzate, dipendenza da cloud proprietari). È consapevole dell’impatto ambientale e sociale dell’obsolescenza programmata e della difficoltà di riparare molti dispositivi moderni. Riconosce il ruolo del micro-lavoro sommerso (spesso nel Sud Globale) nell’addestramento degli algoritmi di IA e nella moderazione dei contenuti.
  • Pratica Trasformativa: Impara e utilizza linguaggi di programmazione e strumenti di sviluppo open source. Contribuisce a progetti di software libero e hardware aperto. Progetta e sviluppa applicazioni decentralizzate (DApps) o federate. Promuove e pratica la riparazione dei dispositivi elettronici. Supporta iniziative di “coding popolare” e di alfabetizzazione tecnologica critica nelle comunità. Sviluppa strumenti che aiutino a svelare i bias algoritmici o a proteggere la privacy.

Attitudine Solidale e Decoloniale: Vede la programmazione come una forma di artigianato e di azione politica, non solo come una competenza tecnica. È impegnato/a a creare tecnologie che siano emancipatorie, sostenibili e al servizio delle persone e delle comunità, non del profitto o del controllo. Promuove la trasparenza del codice e la governance comunitaria dei progetti software.

AREA DI COMPETENZA 4: SICUREZZA DIGITALE COLLETTIVA, AUTODIFESA DIGITALE E CURA DELLE INFRASTRUTTURE COMUNITARIE, AMBIENTALI E RELAZIONALI

Descrizione dell’area: Quest’area si concentra su un approccio olistico, intersezionale e collettivo alla sicurezza digitale, che trascende la mera protezione individuale per abbracciare il benessere e la resilienza delle comunità, la resistenza attiva contro la sorveglianza statale e corporativa, la violenza digitale (specialmente quella di genere e razzializzata) e la cura attiva delle infrastrutture digitali comunitarie e dell’ambiente naturale impattato dalle tecnologie. Si tratta di sviluppare pratiche di autodifesa digitale, promuovere la sovranità tecnologica e agire per una drastica riduzione dell’impronta ecologica del digitale.

4.1 Proteggere dispositivi, dati, comunicazioni e comunità da sorveglianza, estrattivismo, censura e violenza digitale sistemica

Descrittore: Comprendere e utilizzare strumenti e pratiche per proteggere i propri dispositivi e quelli della comunità, i dati personali e collettivi, e le comunicazioni da accessi non autorizzati, sorveglianza pervasiva (statale e corporate), censura, attacchi informatici mirati e forme sistemiche di violenza digitale (doxing, trolling organizzato, hate speech), con particolare attenzione alla protezione di attivisti, giornalisti, minoranze e gruppi vulnerabili.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: È consapevole delle capacità di sorveglianza di massa degli stati e delle grandi aziende tecnologiche, e di come queste vengano usate per il controllo sociale, la repressione del dissenso e il profitto. Riconosce che la “sicurezza nazionale” è spesso usata come pretesto per violare i diritti umani. Comprende le tattiche di intimidazione e censura online usate contro i difensori dei diritti umani e le voci critiche. Sa che il micro-lavoro di moderazione dei contenuti è spesso traumatico e malpagato.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza crittografia end-to-end per le comunicazioni (es. Signal, ProtonMail). Adotta password robuste e gestori di password sicuri. Utilizza sistemi operativi e software focalizzati sulla privacy (es. Linux, Tails). Partecipa a workshop di autodifesa digitale e li organizza per la propria comunità. Supporta e utilizza reti anonimizzanti (es. Tor) quando necessario. Documenta e denuncia casi di censura e violenza digitale.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Considera la sicurezza digitale una responsabilità collettiva e una forma di mutuo appoggio. È solidale con le persone e i gruppi più esposti alla sorveglianza e alla repressione. Promuove una cultura della sicurezza all’interno dei movimenti sociali e delle comunità. Si batte per il diritto alla privacy e alla libertà d’espressione online e offline.
4.2 Proteggere i dati personali e collettivi come beni comuni, promuovendo la sovranità informativa delle comunità e contrastando l’estrattivismo digitale

Descrittore: Comprendere il valore dei dati personali e collettivi (inclusi i saperi tradizionali e comunitari) e proteggerli dall’estrattivismo da parte di aziende e stati. Promuovere modelli di governance dei dati basati sulla sovranità informativa delle comunità, sul consenso informato, sulla minimizzazione della raccolta e sulla gestione collettiva dei dati come beni comuni digitali. Opporsi alla mercificazione dei dati e all’uso di algoritmi opachi che sfruttano tali dati a fini discriminatori o di profitto.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende come il modello di business di molte piattaforme digitali si basi sull’estrazione e la vendita dei dati personali (“capitalismo della sorveglianza”). Riconosce che i dati aggregati delle comunità possono avere un enorme valore e che le comunità stesse dovrebbero averne il controllo. È consapevole dei rischi di “colonialismo dei dati” quando i dati del Sud Globale vengono raccolti e processati da aziende del Nord Globale.
  • Pratica Trasformativa: Minimizza la propria impronta digitale, fornendo solo i dati strettamente necessari. Legge criticamente (e rifiuta quando possibile) le informative sulla privacy invasive. Supporta e utilizza piattaforme che adottano politiche di data minimization e privacy by design. Partecipa a iniziative per la creazione di “data trust” comunitari o cooperative di dati. Promuove l’uso di licenze per i dati che ne garantiscano l’uso etico e comunitario.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Difende il diritto all’autodeterminazione sui propri dati e sui dati della propria comunità. Si oppone all’idea che i dati siano il “nuovo petrolio” da estrarre indiscriminatamente. Promuove una visione dei dati come potenziale risorsa per il benessere collettivo, se gestiti in modo equo, trasparente e partecipato.
4.3 Promuovere il benessere digitale collettivo e individuale, contrastando la tossicità degli ambienti online, la dipendenza indotta dalle piattaforme e l’invasione dell’istruzione

Descrittore: Essere consapevoli dell’impatto delle tecnologie digitali sulla salute mentale, fisica e relazionale, sia a livello individuale che collettivo. Promuovere pratiche di benessere digitale basate sulla cura di sé e degli altri, sulla disconnessione consapevole, sulla gestione dello stress da iperconnessione e sulla creazione di ambienti online più sani, empatici e meno tossici. Contrastare attivamente il design delle piattaforme che induce dipendenza e l’invasione degli spazi educativi da parte di logiche e strumenti corporate che mercificano l’apprendimento.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce come le notifiche costanti, il design persuasivo e gli algoritmi di engagement delle piattaforme social siano progettati per massimizzare il tempo di utilizzo e indurre comportamenti compulsivi. È consapevole dei rischi di cyberbullismo, hate speech, FOMO (Fear Of Missing Out) e del loro impatto sulla salute mentale, specialmente dei più giovani e dei gruppi vulnerabili. Critica la crescente dipendenza delle istituzioni educative da piattaforme e software proprietari forniti da grandi corporation.
  • Pratica Trasformativa: Stabilisce limiti personali all’uso delle tecnologie e incoraggia pratiche di “digital detox” o “slow tech”. Disattiva le notifiche non essenziali. Utilizza strumenti per monitorare e limitare il tempo trascorso online. Promuove e partecipa a comunità online basate sul supporto reciproco e sulla comunicazione nonviolenta. Sostiene e utilizza piattaforme educative open source e autogestite, resistendo alla datificazione degli studenti.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Si prende cura del proprio benessere digitale e di quello della propria comunità. È empatico/a verso chi soffre a causa della tossicità degli ambienti online o della dipendenza da piattaforme. Promuove una cultura della presenza, dell’ascolto e della relazione autentica, sia online che offline. Difende il diritto a un’istruzione pubblica, critica e non mercificata, libera da ingerenze corporate.
4.4 Proteggere l’ambiente e promuovere la giustizia climatica e sociale attraverso un uso consapevole, ridotto e conviviale delle tecnologie digitali

Descrittore: Essere profondamente consapevoli dell’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita delle tecnologie digitali (estrazione di minerali rari, produzione, consumo energetico di dispositivi, server e reti, e-waste). Promuovere una drastica riduzione dei consumi digitali, la riparabilità, il riuso, il riciclo responsabile e l’adozione di tecnologie “low-tech” o appropriate e conviviali. Utilizzare le tecnologie digitali, quando necessario e in modo sostenibile, per supportare la giustizia climatica, la sovranità alimentare, la difesa dei territori e la transizione ecologica dal basso.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende che l’idea di una “dematerializzazione” grazie al digitale è un mito: le tecnologie hanno un’enorme impronta ecologica e sociale, spesso scaricata sui paesi e sulle comunità più povere del Sud Globale (estrattivismo di risorse, discariche di rifiuti elettronici). È consapevole del crescente consumo energetico legato all’intelligenza artificiale, alle criptovalute (come Bitcoin) e allo streaming video. Riconosce il greenwashing di molte aziende tecnologiche.
  • Pratica Trasformativa: Prolunga la vita dei propri dispositivi, li ripara quando possibile e li smaltisce correttamente. Sceglie prodotti ricondizionati o di aziende con comprovate politiche di sostenibilità. Riduce lo streaming video non necessario, scarica contenuti invece di accedervi ripetutamente online, limita l’uso di data center energivori. Supporta e utilizza software leggero e sistemi operativi a basso consumo. Partecipa a iniziative di “informatica solidale” per il riuso di hardware. Utilizza piattaforme digitali per monitorare l’inquinamento, organizzare azioni di giustizia climatica e condividere pratiche agroecologiche.

Attitudine Solidale e Decoloniale: Promuove una visione “degrowth” o di post-crescita anche nel settore digitale. È critico/a verso il tecno-soluzionismo che ignora i limiti planetari. Sostiene le lotte delle comunità impattate dall’estrattivismo minerario per le tecnologie e dallo smaltimento dei rifiuti elettronici. Valorizza i saperi tradizionali e indigeni sulla sostenibilità e cerca di integrarli con un uso appropriato e consapevole delle tecnologie

AREA DI COMPETENZA 5: RISOLVERE PROBLEMI COLLETTIVAMENTE E CO-PROGETTARE SOLUZIONI TECNOLOGICHE E SOCIALI EQUE, SOSTENIBILI, CONVIVIALI E RADICATE NEI BISOGNI DELLE COMUNITÀ

Descrizione dell’area: Quest’area si concentra sulla capacità di affrontare problemi complessi (sociali, ambientali, economici, culturali) in modo collaborativo, interdisciplinare e interculturale, utilizzando le tecnologie digitali come strumenti di supporto (e non come fine in sé) per l’analisi critica, la co-ideazione, la co-progettazione, l’implementazione e la valutazione di soluzioni che siano eque, sostenibili, accessibili, culturalmente appropriate e conviviali. Si tratta di sfidare il tecno-soluzionismo ingenuo e gli approcci top-down, promuovendo invece la partecipazione attiva belle comunità interessate, la valorizzazione dei saperi locali e la costruzione di alternative sistemiche.

5.1 Identificare, analizzare criticamente e decostruire problemi socio-tecnici complessi, riconoscendone le radici sistemiche, coloniali e patriarcali

Descrittore: Sviluppare la capacità di identificare problemi rilevanti per la propria comunità e per la società in generale, analizzandoli in profondità per comprenderne le cause strutturali e sistemiche (economiche, politiche, culturali, storiche), incluse le radici coloniali, patriarcali e capitalistiche delle ingiustizie e delle disuguaglianze. Utilizzare strumenti digitali per la raccolta e l’analisi critica di dati e informazioni, ma anche per la condivisione di analisi e la costruzione di diagnosi collettive.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce che molti problemi apparentemente “tecnici” hanno profonde radici sociali e politiche. È in grado di analizzare come le tecnologie possano essere implicate nel mantenimento o nell’aggravamento delle disuguaglianze (es. bias algoritmici, digital divide, sorveglianza differenziale). Comprende i limiti di un approccio puramente quantitativo o “data-driven” ai problemi sociali, valorizzando anche le analisi qualitative, le narrazioni e i saperi esperienziali.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza strumenti di analisi dei dati open source, tecniche di mappatura comunitaria e piattaforme di giornalismo investigativo collaborativo per indagare problemi sociali. Facilita e partecipa a processi di ricerca-azione partecipata che coinvolgono le comunità nell’analisi dei propri problemi. Decostruisce le narrazioni mediatiche dominanti sui problemi sociali, cercando fonti e prospettive alternative.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Ascolta e impara dalle esperienze dirette delle persone e delle comunità che vivono i problemi. È disposto/a a mettere in discussione i propri privilegi e le proprie assunzioni. Promuove un approccio intersezionale all’analisi dei problemi, riconoscendo come diverse forme di oppressione si intreccino.
5.2 Co-ideare e co-progettare soluzioni tecnologiche e sociali conviviali, accessibili, sostenibili e al servizio delle comunità, non del profitto

Descrittore: Partecipare attivamente a processi collaborativi e inclusivi di ideazione e progettazione di soluzioni (che possono includere o meno componenti tecnologiche) a problemi identificati. Privilegiare lo sviluppo di strumenti “conviviali” (che aumentano l’autonomia e la creatività delle persone e delle comunità), accessibili a tutt*, ecologicamente sostenibili e culturalmente appropriati. Adottare metodologie di co-design, design thinking critico e participatory design, assicurando che le comunità interessate siano protagoniste del processo e che le soluzioni rispondano ai loro bisogni reali e non a logiche di mercato o di controllo.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Critica l’approccio “design for the other” (progettare per gli altri senza coinvolgerli) tipico di molto interventismo tecnocratico o corporate. Riconosce che le “soluzioni” imposte dall’alto o dall’esterno spesso falliscono o creano nuovi problemi. È consapevole dei rischi del “solutionism” tecnologico che promette di risolvere problemi sociali complessi con una semplice app.
  • Pratica Trasformativa: Utilizza e facilita metodi di progettazione partecipata (es. workshop di co-design, prototipazione rapida con utenti, design sprint etici). Sviluppa e adatta tecnologie appropriate (low-cost, low-tech, riparabili, basate su risorse locali) insieme alle comunità. Promuove l’uso di hardware aperto (es. Arduino, Raspberry Pi per progetti comunitari) e software libero. Documenta e condivide apertamente i processi di progettazione e i risultati.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Valorizza i saperi e le capacità inventive delle comunità locali. Lavora “con” e “per” le comunità, non “su” di esse. Promuove soluzioni che rafforzino l’autonomia, la resilienza e la sovranità tecnologica delle comunità. È paziente e rispetta i tempi e i processi decisionali comunitari.
5.3 Utilizzare in modo creativo, critico ed etico le tecnologie digitali per l’innovazione sociale radicale, la giustizia e la trasformazione eco-sociale dal basso

Descrittore: Sperimentare e utilizzare in modo creativo, critico ed eticamente responsabile le tecnologie digitali (esistenti o auto-prodotte) come strumenti per supportare processi di innovazione sociale radicale, per promuovere la giustizia sociale, economica, di genere, razziale e ambientale, e per facilitare la transizione verso modelli di vita e di organizzazione sociale più equi, solidali, ecologicamente sostenibili e democratici, partendo dalle iniziative e dalle lotte delle comunità e dei movimenti sociali.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Riconosce che l’innovazione non è neutra: può servire a rafforzare il sistema dominante o a trasformarlo. Critica l’idea di “innovazione” come mera novità tecnologica o come motore di crescita infinita. È consapevole che le tecnologie possono essere strumenti a doppio taglio, usate sia per l’emancipazione che per la repressione.
  • Pratica Trasformativa: Supporta e partecipa a progetti di economia solidale e circolare che utilizzano piattaforme digitali cooperative. Utilizza strumenti digitali per l’educazione popolare critica, la creazione di media indipendenti e comunitari, l’organizzazione di campagne di advocacy per i diritti umani e la giustizia ambientale. Sviluppa o adatta tecnologie per il monitoraggio ambientale partecipato (citizen science), per la gestione comunitaria di risorse (acqua, energia, cibo) o per la creazione di reti di mutuo soccorso.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: È impegnato/a a mettere le proprie competenze digitali al servizio di cause sociali e ambientali. È creativo/a e ingegnoso/a nel trovare modi per “hackerare” o riappropriarsi delle tecnologie esistenti per fini emancipatori. Crede nel potere dell’azione collettiva e dell’innovazione dal basso per generare un cambiamento sistemico.
5.4 Identificare i divari di accesso, competenze, potere e rappresentanza nel digitale, e agire collettivamente per la giustizia digitale, l’inclusione radicale e l’empowerment collettivo

Descrittore: Sviluppare una profonda comprensione delle molteplici dimensioni del digital divide e delle disuguaglianze digitali (accesso a infrastrutture e dispositivi, competenze d’uso, alfabetizzazione critica, capacità di agency, rappresentanza nella progettazione e governance delle tecnologie, esposizione differenziale ai rischi). Agire individualmente e collettivamente per promuovere la giustizia digitale, l’inclusione radicale di tutte le soggettività e l’empowerment collettivo, attraverso l’advocacy politica, l’educazione critica, la creazione di infrastrutture comunitarie e la lotta contro ogni forma di discriminazione e esclusione nell’ecosistema digitale.

Esempi di Consapevolezze Critiche, Pratiche Trasformative e Attitudini Solidali e Decoloniali:

  • Consapevolezza Critica: Comprende che il digital divide non è solo una questione di accesso tecnico, ma riflette e amplifica disuguaglianze sociali, economiche, educative, di genere, geografiche e razziali preesistenti. Riconosce che anche chi ha accesso può mancare delle competenze critiche per un uso consapevole ed emancipatorio. È consapevole dei bias di genere e razziali nell’industria tecnologica e nella progettazione degli algoritmi.
  • Pratica Trasformativa: Partecipa e sostiene campagne per il diritto universale a un accesso a Internet equo, aperto e neutrale, e per la fornitura di dispositivi a prezzi accessibili o gratuiti per chi ne ha bisogno. Organizza e facilita laboratori di alfabetizzazione digitale critica e di coding popolare, specialmente per gruppi marginalizzati. Contribuisce a creare e mantenere infrastrutture di rete comunitarie (community networks). Sostiene politiche per la diversità e l’inclusione nell’industria tecnologica e nella ricerca.
  • Attitudine Solidale e Decoloniale: Si impegna attivamente per smantellare le barriere che impediscono una piena ed equa partecipazione di tutt* alla società digitale. È alleato/a delle lotte dei gruppi che subiscono discriminazione o esclusione a causa delle tecnologie o della loro assenza. Promuove una visione del digitale come spazio di diritti, di opportunità e di emancipazione per tutt*, non solo per pochi privilegiati.

Conclusione: Coltivare Semi di Futuri Digitali Giusti, Liberatori e Rigenerativi

DigiCoop 0.1 non si presenta come un traguardo definitivo o un modello prescrittivo, ma piuttosto come un processo dinamico e aperto, un cantiere collettivo di apprendimento, critica, sperimentazione e trasformazione continua. Le competenze qui delineate, volutamente ambiziose e interconnesse, mirano a coltivare non solo abilità tecniche o capacità operative, ma soprattutto profonde e radicate consapevolezze critiche sulle strutture di potere che innervano il digitale, attitudini etiche fondate sulla cura e sulla responsabilità, e pratiche quotidiane solidali e decolonizzanti. L’obiettivo ultimo è quello di permettere a individui, gruppi e intere comunità di navigare con saggezza e agency, e di plasmare collettivamente, un ecosistema digitale che sia realmente e concretamente al servizio della dignità umana in tutte le sue espressioni, della giustizia sociale, economica, razziale, di genere e intergenerazionale, e della rigenerazione ecologica e culturale del nostro pianeta.

Si tratta di un invito pressante e appassionato a diventare co-creatori e co-creatrici consapevoli e responsabili di futuri digitali plurali, conviviali, decolonizzati, femministi, anti-abilisti e profondamente democratici. Futuri in cui la tecnologia, liberata dalle logiche del profitto a breve termine, del controllo pervasivo e dell’estrattivismo predatorio, possa finalmente diventare uno strumento potente e versatile di liberazione individuale e collettiva, di cooperazione orizzontale, di espressione creativa e di cura reciproca e del mondo vivente. La sfida è immensa e complessa, ma non eludibile. Essa richiede l’impegno paziente, coraggioso e creativo di ognuno/a e di tutt*, nella costruzione quotidiana di alternative concrete e nella tessitura di alleanze trasformative translocali e globali. DigiCoop 0.1 vuole essere una mappa parziale e in divenire per questo viaggio collettivo, un seme da coltivare insieme affinché possa germogliare in pratiche di libertà e giustizia.