Server Donne

Cronologia Dettagliata del Server Donne (SD)

  • Anni Ottanta – Inizio anni Novanta: Fioritura di sperimentazioni artistiche e pratiche telematiche autogestite in Italia, tra cui email art, BBS, Hackmeeting e Telestreet. Nascita della “transversal politics” a Bologna. Inizia la pratica politica di dotare i luoghi autonomi delle donne di strumenti per la propria produzione culturale.
  • 1993: Organizzazione a Bologna di un incontro tra donne palestinesi e israeliane (sia ebree che palestinesi) a cui partecipa Nira Yuval-Davis. Questo evento è un esempio della “transversal politics”. Viene proposto il modello di Server Donne/Women Information Network per progetti femminili nei Balcani e in Albania.
  • 1996: Bologna, insieme a Pisa, diventa un centro di innovazione tecnologica in Italia. Nasce il Server Donne (SD). La macchina viene battezzata con il nome femmes.women.it. L’autrice si associa all’associazione Orlando. La risoluzione sul gender mainstreaming delle Nazioni Unite segna l’inizio di un femminismo istituzionalizzato.
  • Fine Anni Novanta: Il sito dell’associazione X-file (donne elette in parlamento) è ospitato sul SD.
  • A cavallo del Nuovo Millennio: La pratica di istituire centri di documentazione delle donne si consolida nelle maggiori città italiane. La diffusione di massa dei computer e di internet evidenzia i rischi di isolamento e individualismo. Il Server Donne diventa un polo tecnologico per le donne di Bologna, offrendo spazi fisici come la Sala da Tè Internet, il Centro di Risorse Multimediali, il Laboratorio TechnéDonne e il laboratorio R@W. Questi spazi anticipano gli hackerspace femministi moderni.
  • Primi Anni Duemila: Emergono dibattiti sulla terza ondata femminista in Italia, con l’introduzione di concetti come intersezionalità, ecofemminismo vegetariano, transfemminismo e post femminismo. Il termine “queer” si affaccia sulla scena. In Italia, la teoria filosofica della differenza sessuale domina il dibattito.
  • 2006: L’autrice rilascia un’intervista in cui argomenta sui cambiamenti che le sistemiste possono introdurre nella professione, sottolineando le abilità relazionali e il senso di responsabilità.
  • Metà Anni Duemila: Emerge un “femminismo di destra” con il protagonismo delle donne nelle coalizioni politiche di destra, visto da alcuni come un tentativo di mascherare l’asse sesso/potere e contrastare le conquiste delle donne e delle comunità LGBT(QIA+).
  • Dal 2013 (settembre): La libreria Ebook@Women distribuisce oltre ottanta ebook, registra 273 utenti e conta 34.000 visite uniche.
  • 2016:Luglio: Un’assemblea di bilancio dell’associazione Orlando si svolge in assenza dell’autrice (allora presidente). Nonostante bilanci precedenti positivi e la disponibilità di coperture finanziarie per i tre anni successivi, le coperture non vengono prese in seria considerazione. Si manifestano conflittualità interne e “insani rapporti di potere”.
  • Periodo non specificato in agosto: L’autrice è nella tenuta di lusso per lavorare a Femtech e inizia una relazione. Donne da tutta Italia arrivano per vacanze separatiste e lesbiche.
  • Fine Luglio/Agosto (periodo non chiaramente delimitato): Iniziano gli accadimenti che portano alla chiusura del SD. L’autrice descrive un periodo di quattro mesi in cui si sono svolti i fatti che hanno anticipato la “disastrosa fine”.
  • Periodo non specificato: L’autrice descrive di essere stata umiliata e cacciata con l’accusa di aver tentato di rubare il SD (“il malloppo”). Deve consegnare le password in modo umiliante. Questo evento porta alla perdita del suo lavoro e del lavoro di altre due compagne.
  • 29 settembre: Scambio di email tra Fed e una delle responsabili dell’associazione in cui si discute della situazione e della chiusura del SD. L’email della responsabile riconosce il lavoro di Fed ma indica che “piccoli accadimenti” hanno portato a conclusioni “diverse da quelle previste da tempo”.
  • Dopo la chiusura del SD: Le espressioni dei femminismi e delle comunità LGBT(QIA+) italiane ospitate sul server vengono consegnate all'”oblio digitale”. L’autrice si sente abbandonata da Fed.
  • Dal 1996 al 2016: Il Server Donne e Cercatrice di Rete operano, costituendo esempi concreti di “femminismo della rete” e “macchine femministe”.
  • Oggi: Molti chiedono all’autrice perché il SD non esista più. L’autrice riflette sulla sua storia e sul “lutto irrisolto” per la sua perdita. Continua a maneggiare file del passato legati al SD. Gli hackerspace femministi fioriscono in tutto il mondo, ma l’esperienza italiana del SD resta nell’oblio.

Cast dei Personaggi Principali

  • L’Autrice (Marzia Vaccari): La narratrice degli eventi e una figura centrale nella storia del Server Donne. È stata una professionista affermata che ha scelto di associarsi all’associazione Orlando con l’obiettivo di utilizzare le sue competenze per “riscattare” altre donne. Ha ricoperto un ruolo cruciale nella creazione, gestione e mantenimento del SD per oltre vent’anni, sperimentando sia il riconoscimento che l’esclusione all’interno dei movimenti femministi e LGBT(QIA+) italiani. Si è guadagnata la nomea di donna accentratrice a causa del suo ruolo di sistemista e della necessità di prendere decisioni tecniche. La sua relazione con il SD è descritta in termini affettivi e personali, quasi come una storia d’amore. Ha affrontato conflitti interni all’associazione Orlando che hanno portato alla chiusura del SD e alla sua successiva cacciata. La sua narrazione è profondamente personale e segnata dal dolore per la perdita del server e del suo lavoro.
  • Server Donne (SD) / femmes.women.it / Women.it: Pur non essendo una persona fisica, il server è trattato dall’autrice come un protagonista con una propria “soggettività” e “vita”. È un’infrastruttura tecnica creata per promuovere una visione femminista della tecnologia, offrendo servizi come email protette, liste di discussione, ambienti per siti web e blog, e l’ambiente di virtualizzazione per Cercatrice di Rete. Ha ospitato numerose comunità femministe e LGBT(QIA+). La sua storia è intrecciata con quella dei femminismi italiani e della storia di internet. La sua chiusura è vista come una perdita significativa e un esempio di “oblio digitale”.
  • Cercatrice di Rete: Descritto come il “gemello” del Server Donne, anch’esso trattato con un senso di affetto e importanza dall’autrice. Era l’ambiente di virtualizzazione ospitato dal SD, definito come il “legame ideale” tra le espressioni femministe e LGBT(QIA+) e altre voci “genderizzate” del web. Nonostante le discussioni sulla sua utilità, l’autrice lo considera uno strumento cruciale per dare visibilità e autorevolezza alle parole e al lessico delle donne.
  • Fed: Una collaboratrice stretta dell’autrice e parte fondamentale del team che ha lavorato sul Server Donne. Viene descritta dall’autrice in termini molto positivi, come qualcuno con cui si è occupata del SD e con cui aveva un legame forte (“l’innamoramento iniziale”). L’autrice vive la “fine della sua relazione” con Fed come un evento improvviso e doloroso. Nonostante la separazione lavorativa, mantengono un rapporto, con Fed che sembra avere successo nella carriera letteraria.
  • Emi: Un’altra collaboratrice menzionata insieme a Fed. Viene descritta come qualcuno con cui l’autrice si occupava del SD e che, insieme a Fed, è rimasta senza stipendio dopo la chiusura. Di recente ha vinto un concorso come tecnica informatica.
  • Ale: Un’altra collaboratrice menzionata insieme a Fed e Emi. Non vengono forniti dettagli specifici sul suo ruolo o sulla sua situazione attuale.
  • Maya: Un’amica dell’autrice a cui ha raccontato della separazione non voluta dal SD.
  • Paola: Un’amica dell’autrice, docente dell’Unibo, a cui ha raccontato della separazione non voluta dal SD.
  • Annalisa: Un’amica dell’autrice, giovane dottoranda, a cui ha raccontato della separazione non voluta dal SD.
  • Le donne di Orlando: L’associazione femminista di Bologna a cui l’autrice si è associata e di cui è diventata presidente. Viene descritta come una “storica associazione femminista”. Nonostante l’iniziale entusiasmo dell’autrice, all’interno dell’associazione si manifestano conflitti e “insani rapporti interni di potere” che portano alla chiusura del SD. L’autrice critica un “femminismo elitario e autoreferenziale” all’interno dell’associazione.
  • La padrona di casa (nella tenuta di lusso): Una figura con cui l’autrice inizia una relazione dopo gli eventi legati alla chiusura del SD. Viene descritta come una persona con un’enorme disponibilità finanziaria e un certo atteggiamento di superiorità (“boria”). La relazione non si sviluppa positivamente.
  • Richard Stallman: Menzionato come il creatore della licenza GNU-GPL, sotto cui operava il software del SD.
  • Linus Torvalds: Citato come l’idolo di intere generazioni di programmatori, in relazione al dibattito sul linguaggio sessista nell’informatica.
  • Nira Yuval-Davis: Menzionata per la sua riflessione sulla “transversal politics” e la sua partecipazione a un incontro a Bologna.
  • Liana Borghi: La prima in Italia a parlare in termini di terza ondata femminista.
  • Sadie Plant: Citata per il suo saggio “Zero, uno” e la descrizione del “genderquake”.
  • Kathleen Stewart: Citata per la sua riflessione sul senso comune e il comportamento imposto dal “punto zero”.
  • Bifo: Menzionato per aver usato il termine “siberizzazione” in una delle prime critiche ai nuovi media.
  • Jennifer Toupin: Citata per il suo lavoro sugli hackerspace femministi.
  • Slavoj Žižek: Citato per la sua affermazione che il cinema è l’arte che insegna a desiderare.
  • Larry Page e Sergey Brin: Fondatori di Google, citati in relazione al modello Montessori come ispirazione per Google.
  • Marissa Mayer: Ex vicepresidente di Google, citata per la sua affermazione sul legame tra Google e il modello Montessori.
  • Davide Sisto: Citato per la sua riflessione sul “ricatto degli spettri”.
  • McLuhan: Menzionato in relazione alla comprensione dell’impatto delle nuove macchine sul mondo.

Questo cast include i personaggi e le entità principali che emergono dagli estratti forniti.

Server Donne ha impiegato diverse strategie pratiche per costruire e mantenere un’infrastruttura digitale femminista autonoma, operando dal 1996 al 2016 come esempio di auto-organizzazione a lungo termine. L’obiettivo principale era fornire un supporto materiale affinché molteplici soggettività femministe e LGBT(QIA+) potessero auto-organizzarsi e dare voce alle proprie istanze in modo del tutto autonomo e non gerarchico. Server Donne (SD) si configurava come un attore politico indipendente, proponendo una visione femminista e innovativa del digitale.

Le strategie pratiche includevano:

  • Gestione Autonoma dell’Infrastruttura Tecnica: SD gestiva la propria infrastruttura, non dipendendo da grandi aziende tecnologiche (GAFAM). Questo permetteva un controllo completo sulla propria presenza online e resisteva all’accumulazione capitalista delle piattaforme e alla manipolazione dell’opinione pubblica. L’infrastruttura includeva hardware, sistema operativo, database, server email, e un ambiente di virtualizzazione. Inizialmente ospitato presso il Cineca a Bologna, consorzio delle università italiane.
  • Offerta di Servizi Digitali Autogestiti: SD forniva servizi essenziali come l’hosting web per oltre ottanta siti autogestiti di singole, collettivi di donne e associazioni (come DIRE, ArciLesbica, Lilith), servizi di posta elettronica per domini autogestiti, account email e liste di discussione (oltre 80), con protezione spam. Questi servizi permettevano a diverse comunità di avere una copertura mediatica per le loro voci.
  • Sviluppo di Artefatti Tecnologici Femministi: Hanno creato artefatti che dimostravano la possibilità di “genderizzare” le ICT. L’esempio più noto è Cercatrice di Rete, un motore di ricerca “gender oriented” alternativo a Google. Cercatrice cercava porzioni del web italiano basate su un lessico femminile/femminista, mappando il web delle donne e restituendo risultati che davano visibilità a contenuti spesso marginalizzati dal page rank di Google, come quelli su violenza contro le donne o sessualità femminile non voyeuristica. Hanno anche sviluppato una piattaforma di social networking autonoma, social.women.it – Le artigiane digitali, utilizzando software open source (Elgg).
  • Utilizzo e Promozione di Software Libero e Open Source: L’infrastruttura di SD e i suoi artefatti (come Cercatrice) utilizzavano software open source (es. mnoGoSearch, Elgg, EPrints), considerato un atto di resistenza alle dinamiche capitalistiche e patriarcali.
  • Formazione e Alfabetizzazione Digitale: SD offriva numerosi corsi informatici per demistificare i saperi STEM e contrastare la retorica dell’inettitudine femminile per la tecnologia. Hanno formato centinaia di donne all’uso consapevole e inclusivo delle tecnologie. Questo includeva formazione per giornaliste online, bibliotecarie digitali, esperte di editoria digitale, e tecniche hardware.
  • Creazione di Spazi Fisici (Registro Fisico): Oltre allo spazio virtuale, SD ha creato e gestito luoghi fisici come la Sala da Tè Internet, il Centro di Risorse Multimediali (CRM), il laboratorio TechnéDonne, e il laboratorio R@W (Recycle @ Women). Questi spazi, opportunamente attrezzati, erano dedicati alle donne per esplorare la tecnologia in un ambiente sicuro, promuovendo inclusione tecnologica, empowerment e l’artigianato digitale. Il laboratorio R@W, in particolare, si focalizzava sulla rigenerazione di PC obsoleti promuovendo la green ICT e l’economia circolare.
  • Contrasto alla Discriminazione Digitale: Hanno combattuto la sottorappresentazione di genere nelle professioni digitali, denunciato la non-neutralità della tecnologia e i bias algoritmici. Hanno cercato di influenzare la progettazione e lo sviluppo degli algoritmi con una prospettiva femminista.
  • Preservazione della Memoria Digitale: Hanno lavorato per conservare le voci e le narrazioni delle donne, creando archivi digitali (come la Biblioteca Digitale delle Donne) per testimoniare l’importanza dell’auto-organizzazione nel digitale. Nonostante le sfide tecniche dovute all’obsolescenza e agli aggiornamenti software, hanno tentato di preservare i contenuti dei siti ospitati.
  • Crossmedialità e Visibilità: Hanno utilizzato il portale Women.it per connettere e promuovere contenuti da diversi canali online (Facebook, blog, Vimeo, Flickr, Twitter, ecc.) e per aumentare la visibilità delle pratiche e dei saperi delle donne. Hanno prodotto contenuti multimediali, come video e radio web, per essere produttrici e non solo consumatrici di media.
  • Abitare Internet da Femministe: Questa frase riassume la loro pratica politica: non solo essere presenti online, ma creare uno spazio digitale che riflettesse valori come uguaglianza, condivisione e solidarietà, resistendo alle logiche coloniali e competitive.

In sintesi, le strategie pratiche di Server Donne si sono concentrate sulla costruzione e gestione autonoma dell’infrastruttura tecnica, sull’offerta di servizi digitali indipendenti, sullo sviluppo di strumenti tecnologici ‘genderizzati’, sulla formazione e alfabetizzazione digitale delle donne, sulla creazione di spazi fisici di mediazione tecnologica, e sull’azione politica volta a rendere visibile e influente la prospettiva femminista nel mondo digitale.

Basandosi sulle fonti fornite e sulla nostra conversazione, per “femminismo della rete” si intendeva un approccio che andava oltre il semplice utilizzo degli strumenti digitali per la diffusione della cultura femminista (“femminismi in rete”). Rappresentava piuttosto la volontà e la pratica di costruire la rete stessa secondo principi femministi.

Ecco i punti chiave che definiscono il “femminismo della rete” secondo le fonti:

  • Costruzione di infrastrutture autonome: L’infrastruttura di Server Donne (SD) e il motore di ricerca Cercatrice di Rete sono citati come concreti esempi di “femminismo della rete”. Questo implica la gestione autonoma dell’infrastruttura tecnica anziché la dipendenza dalle grandi piattaforme commerciali. Avere un server proprio permetteva di avere il pieno controllo e di non dipendere da logiche proprietarie.
  • Creazione di artefatti tecnologici con prospettiva di genere: Lo sviluppo di strumenti come Cercatrice di Rete, un motore di ricerca “gender oriented”, è un esempio pratico di come si potesse “genderizzare le ICT” e costruire artefatti tecnologici da un punto di vista femminista.
  • Creazione di spazi fisici connessi al digitale: L’apertura di luoghi fisici come la Sala da Tè Internet e i laboratori TechnéDonne e R@W, attrezzati con strumentazione informatica, faceva parte di questo “registro fisico” legato al SD e rappresentava un’espressione del “femminismo della rete”. Questi spazi fisici offrivano luoghi di mediazione culturale per appropriarsi degli strumenti digitali.
  • Creare relazioni e aggregare: Il “femminismo della rete intermedia crea relazioni, costruisce ponti, in una parola aggrega”. Si contrapponeva all’isolamento e alla solitudine spesso promossi dall’avanzata tecnologica.
  • Azione politica trasformativa: “Abitare internet da femminista” era una frase usata per descrivere questa pratica, vista come un’azione profondamente politica e trasformativa, non solo come una presenza online. Significava creare uno spazio digitale che riflettesse valori femministi.
  • Contrastare la colonizzazione della rete: Era una pratica politica radicata nella tecnologia per contrastare la colonizzazione della rete da parte dei colossi high tech. Mirava a dimostrare l’importanza di gestire autonomamente la propria infrastruttura in un contesto di capitalismo informatico.

In sostanza, il “femminismo della rete” non si limitava a usare internet come megafono per le istanze femministe, ma mirava a plasmare la struttura stessa del web, creando spazi, strumenti e infrastrutture che incarnassero i valori e le pratiche politiche dei femminismi.