Intellettuale fornitore

(…) l’intellettuale mediatico dei nostri tempi – a differenza dei suoi predecessori – deve confrontarsi in maniera spasmodica con il problema dell’audience e la relativa visibilità. Ossia rivolgersi a un pubblico di massa, analfabetizzato di ritorno proprio a causa del tipo di infotainment-politainment-soft news che gli viene somministrato dal medium, in larga misura televisivo. La comunicazione pubblica come il set di un reality. (…) L’impatto sui processi decisionali della potenza di fuoco comunicativa sprigionata dalle nuove tecnologie web e wireless. Tutto questo comporta una mutazione genetica nella cosiddetta “sfera pubblica” (il luogo deputato alla formazione delle opinioni), per cui chi svolge lavoro intellettuale di professione – a suo tempo tratteggiato quale soggetto indipendente impegnato a confrontarsi con il potere usando le armi della critica – ora tende ad acquisire sempre più un profilo da funzionario o da fornitore. Il fiduciario del broadcasting, l’elaboratore di contenuti, ma sempre in una posizione subalterna e ancillare, in quanto l’accesso alla visibilità è strettamente dipendente dalla benevolenza del “guardiano dei varchi”, il gatekeeper mediatico. Quel potere mediatico che, nelle trasformazioni in atto del modo di produrre capitalistico, tende a saldarsi indissolubilmente con quello finanziario. Ultima versione in ordine di tempo del camaleontismo insito nella fisiologia del dominio; mentre inizia a diffondersi in maniera sempre più insistente la sensazione di una democrazia messa sotto sequestro da parte di oligarchie in combutta, della politica e del denaro. (P. PELLIZZETTI, “CRITICA DELLA RAGIONE INFORMATICA [TRENT’ANNI DOPO]” Micromega 3/25)