Partner di scrittura

Scrivere è un’attività complessa e non consiste solo nel trasferire in forma testuale un’argomentazione, un racconto, un pensiero o una tesi. Per farlo, occorre pensare e ripensare a quel che si vuole dire, a chi lo leggerà, a come lo si vuole dire, alla coerenza del discorso nel suo complesso, almeno in un testo come questo, e, soprattutto, occorre farsi venire delle idee. Queste non riguardano solo il messaggio che si vuole trasmettere al lettore o i contenuti del proprio testo ma, spesso, coinvolgono l’esposizione di quel contenuto, il modo e lo stile della scrittura, l’organizzazione del discorso, gli esempi da usare o, persino, cose minute ma importanti come, ad esempio, la scelta della parola migliore da usare in una specifica frase. Il risultato che leggiamo alla fine è l’esito di questo continuo dialogo interiore che l’autore ha svolto con se stesso, ma anche con quello che sa, con gli altri libri che ha letto, a volte anche con le persone sufficientemente pazienti da svolgere il ruolo di sparring partners della scrittura, un po’ consulenti, un po’ lettori, un po’ compagni di viaggio e di riflessione. Difficilmente si può pensare a qualcosa di più umano di un gruppo di persone che si scambiano idee e riflettono insieme. Ma nella nostra storia di incessanti produttori di tecnologia, che inizia a diventare piuttosto lunga, non abbiamo mai avuto una macchina fatta per svolgere questo compito, che interagisse con noi e con il nostro dialogo interiore, con cui scambiare delle idee. La grande novità delle macchine del linguaggio di cui raccontiamo qui riguarda in fondo proprio questo: per la prima volta nella storia abbiamo a disposizione un partner intellettuale non umano: una macchina che dialoga con noi. (A. Ferrara, “Le macchine del linguaggio. L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale”)