[Poiché la mancanza di lavoro è dovuta alla sovrabbondanza produttiva e alla riduzione degli investimenti, forma di ricatto del capitale va perseguito un nuovo modello di società, fondato sulla fine della scarsità] Invece di partire dal presupposto di un’economia completamente automatizzata e immaginare le possibilità di un mondo migliore e più libero nato da essa, potremmo iniziare da un mondo di dignità umana generalizzata e poi considerare i cambiamenti tecnici necessari a realizzare quel mondo. (…) Un mondo di individui pienamente capacitati sarebbe un mondo nel quale ogni singola persona potrebbe ambire a sviluppare i propri interessi e le proprie capacità con il pieno sostegno della società. Che cosa dovrebbe cambiare nel nostro presente affinché questo scenario futuro si materializzi? In un mondo pienamente capacitato, le passioni di ogni individuo sarebbero ugualmente meritevoli di essere perseguite. Non vi sarebbero individui particolari assegnati alla raccolta dei rifiuti, a lavare i piatti, a occuparsi dei bambini, a dissodare la terra, o ad assemblare componenti elettronici per tutta la loro esistenza soltanto perché altri possano essere liberi di fare quello che a loro piace di più.(…) individui pienamente capacitati (…) [possono irisolvere il problema contemporaneo della persistente sotto-domanda in una direzione socialmente emancipatrice. (…) Secondo questa prospettiva, l’abbondanza non è una soglia tecnologica da superare. Al contrario, l’abbondanza è una relazione sociale, basata sul principio che i mezzi per l’esistenza del singolo non saranno mai a rischio in nessun tipo di rapporto. La sicurezza stabile che un simile principio implica è ciò che consente a tutte le persone di chiedersi: “Cosa ne farò di tutto il tempo che mi resta da vivere?”, invece di “Come potrò continuare a vivere?”. (A. Benanav, “Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo”)