Dopo 38 pagine di escribizionismo insopportabile, un concetto utile:
Occorre certamente studiare da vicino e in senso tecnico gli applicativi e in modo sistemico senza tralasciare i diversi supporti hardware che molto raccontano dell’aspetto geopolitico delle tecnologie informatiche. Dissezionare le interfacce, studiarne l’ergonomia, scoprire come le ideologie siano abilmente inscritte nel design delle piattaforme per diventare prescrizioni etiche, che ripetiamo assieme alle procedure. “Metterci le mani sopra”, praticare la tecnologia è altrettanto importante. Noi prediligiamo l’approccio hacker: stile antiautoritario e diretto dell’apprendere senza maestri, che si affida in primis alla curiosità. Posto di fronte a un oggetto tecnologico l’approccio di un* hacker non è quello di usarlo, ma di capire come è fatto, di smontarlo, di vedere come funziona. Per un* hacker nessun artefatto è obsoleto perché ogni cosa può essere reinventata con uno scopo anche molto diverso da quello per cui era stata creata.L’hacking non è inquadrabile in percorsi di studio ufficiali e titoli di studio riconosciuti, è un percorso di ricerca personale che parte dal desiderio di sperimentarsi in prima persona, nella pratica quotidiana. È nel rapporto con gli altri, con la comunità, che l’hacker comincia a ricercare uno stile personale e a formare il suo carattere, il suo ethos. (…) Per hacking del sé, ispirandoci ai lavori dell’ultimo Foucault, intendiamo un esercizio di cura del sé che inizia con il comprendere quale tipo di norma le megamacchine sono capaci di farci assumere, per capire come disinnescarla prima che la sua forza ci renda conformi e oppressi. Avere riguardo per il proprio corpo digitale, proteggerlo perché si emancipi dall’informatica commerciale, riconoscere l’importanza che ha nella nostra vita, significa fare un passo di consapevolezza tecnica e nel contempo di responsabilità etica verso noi stessi e verso la comunità. Per questo secondo noi il campo di battaglia si gioca sulla cura di sé, tra addestramento e consapevolezza, ed è qui che si aprono margini possibili di emancipazione e coscientizzazione. Si sarà compreso a questo punto come le tecnologie conviviali e l’hacking del sé siano in un rapporto di interdipendenza. (Ippolita,”Hacking del sé. Disertare il capitalismo del controllo”)
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