Ideologia del privato

Non siamo politicamente preparati a riconoscere gli effetti delle tecnologie. La libertà individuale è una cosa di massima importanza quando abbiamo gli strumenti per gestirla, strumenti anche culturali, non solo tecnici, per questo si parla di “tecnopolitica”. Quindi è molto facile che a una stessa tecnologia attribuiamo “effetti” politici completamente diversi tra loro. Il risultato altrimenti si ridurrebbe nell’illusione di difendere la privacy dei cittadini, confermando invece una forma parossistica di proprietà privata. Si tratta di una proprietà privata/privacy che aumenta sempre di più fino a schiacciarci. In questo contesto potrà gestire i propri dati solo chi ha le competenze e le risorse per farlo, tutto il resto della popolazione darà in affido questa produzione a terzi nell’illusione (prima di tutto epistemologica) che il mercato abbia di per sé delle qualità democratiche. La crittografia è il master assoluto della cultura libertariana (nome certamente più adeguato, ma meno evocativo); attraverso la crittografia e le tecnologie che ne derivano, per esempio la blockchain, viene reintrodotta l’utopia di un mercato perfetto nel pensiero liberale, la possibilità di difendere la proprietà privata in assenza di eserciti e la possibilità di fissare norme fiduciarie in assenza di organizzazione. Non è un caso che uno dei più grandi alfieri anarcocapitalisti come Peter Thiel abbia fondato una società come PayPal. Vegani, gay, animalisti, amanti della libertà tanto da risultare indigesti alle istituzioni, gli anarcocapitalisti ci somigliano, ma non potrebbero essere più diversi, perché paradossalmente la libertà di mercato per loro è più importante della libertà delle persone, in quanto ne ha diritto solo chi possiede i mezzi economici per articolarla. I libertariani rispondono a quell’euforia tecno-entusiasta propria del cyberpunk che abbiamo amato. Tuttavia il loro amore per l’anticonformismo non celebra la diversità come ricchezza comune, ma come vantaggio egoistico. La competizione e la gerarchia non vengono mai messe in discussione. La crittografia è l’oggetto tecnico che garantisce l’esistenza di sfere separate di libertà individuale e protegge le transazioni dirette (in particolare le transazioni economiche) al di fuori dal controllo dello stato, stabilendo in tal modo, a prescindere dalla legalità o meno dei procedimenti impiegati, un vero e proprio laissez-faire economico. La politica intesa come azione nello spazio pubblico condiviso non ha semplicemente ragion d’essere perché gli spazi pubblici tendono a essere riassorbiti in spazi privati, assoggettati all’arbitrio individuale. La politica viene sostituita dalla tecnica, il governo non tende a socializzarsi in autogoverno, bensì a mutarsi in governance, in amministrazione. Nulla di più distante dall’idea di socialismo anarchico. (…) Se si riprendono alcuni documenti fondativi come A Cypherpunk’s Manifesto di Eric Hughes, e ancor di più The Crypto Anarchist Manifesto e Cyphernomicon di Timothy C. May se ne possono dedurre abbastanza agevolmente area politica e immaginario sociale. La proprietà privata è descritta come un bene essenziale e inviolabile. La sacralizzazione della privacy e il ricorso alla crittografia, quale migliore strumento per schermarsi da qualsivoglia intrusione, ha come obiettivo generale quello di garantire l’intoccabilità proprio della proprietà privata. Numerose occorrenze di questo tipo sono poi accompagnate da vaghi appelli contro i poteri istituiti, soprattutto contro le tasse e a favore di un mercato senza attriti. Qualunque idea di organizzazione sociale o di giustizia sociale è del tutto assente. Una assenza, questa, che si può rinvenire anche in The White Paper e negli altri materiali che lo accompagnano. Oltre a un primo livello di discussione tecnico-informatica, con qualche spruzzatina qua e là di economia generale, abbaglia la mancanza di qualsiasi riflessione sulla distribuzione della ricchezza prodotta. (Ippolita,”Hacking del sé. Disertare il capitalismo del controllo”)

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