Lati oscuri


Serena Mazzini, nel suo libro “Il lato oscuro dei social network”, introduce diversi concetti originali o interpretazioni personali, pur attingendo ampiamente a letture, studi e riferimenti culturali e sociologici consolidati per supportare la sua tesi centrale sulla manipolazione e mercificazione nell’ambiente digitale.

Concetti Originali o Interpretazioni Personali di Serena Mazzini:

Ecco una distinzione tra i concetti principali:

Mazzini, forte della sua esperienza come professionista della comunicazione digitale, propone o enfatizza termini e prospettive che riflettono la sua analisi interna del sistema

“Il lato oscuro dei social network”: Il titolo stesso e la tesi di fondo del libro rappresentano la sua visione, secondo cui le piattaforme non sono neutre, ma manipolano emozioni, mercificano identità e vulnerabilità, esercitando un controllo pervasivo sulla vita digitale e reale

“Marketing della tragedia”: Questo termine descrive la sua osservazione di come, durante la pandemia, i professionisti del digital marketing abbiano cercato di “ascoltare” il pubblico intercettando timori e trend per trovare opportunità di posizionamento e guadagno, strutturando strategie per “intrattenere, empatizzare, accompagnare” le persone attraverso la crisi

“Capitalismo della pietà”: Mazzini conia esplicitamente questa espressione per descrivere il fenomeno in cui il dolore e la sofferenza umana vengono ridotti a una risorsa economica, considerandola più efficace del termine “pornografia del dolore”. Lo applica a casi come MrBeast e i “buoni samaritani 2.0

“Ipersocial” (riferito a TikTok): Utilizza questo termine per caratterizzare TikTok come una piattaforma di “intrattenimento puro” a scorrimento continuo, che alimenta un’esperienza rapida, spesso disorientante, e premia contenuti leggeri e veloci, anche senza la necessità di seguire altri utenti

“Socialdrome”: Questo termine, ispirato al film Videodrome di David Cronenberg, viene usato dall’autrice per descrivere il suo personale “mondo fatto di microcontenuti in cui si alternano lip-sync, balletti, meme, filtri irreali”, indicando una condizione di intrappolamento in un flusso di contenuti estremi e artefatti che condizionano la percezione di sé

“Cannibalismo ipermoderno”: Mazzini usa questa metafora forte per descrivere come gli utenti si nutrano dei “corpi, delle storie” degli altri sui social, incuranti di ciò che accade fuori dalla videocamera, riducendo le persone a prigionieri che si “danno in pasto alla videocamera”

“Selfie col morto”: Introduce questa espressione per criticare la consuetudine di scattare selfie ai funerali di personaggi pubblici o in contesti di lutto, sottolineando la gara autoreferenziale per l’attenzione e i like anche di fronte alla morte

“Contenutizzazione secondaria”: Si riferisce al fenomeno in cui un contenuto, una volta online, perde il controllo dell’autore e può essere decontestualizzato, modificato e riutilizzato (ad esempio per meme), spesso in modi inappropriati o dannosi, specialmente per i minori

La sfida alla narrativa del “panico morale”: Mazzini contesta l’idea che le preoccupazioni sui social media siano un semplice “panico morale” paragonabile a quello suscitato dalle tecnologie passate. Sostiene che le piattaforme attuali hanno una scala, intensità e pervasività senza precedenti, monitorando e modellando i nostri comportamenti per fini economici in un modo che le distingue radicalmente

La “mutazione antropologica” accelerata dalla pandemia: Pur essendo un concetto più ampio, Mazzini lo applica specificamente all’abbattimento delle barriere tra pubblico e privato e alla “tiktokizzazione” dei contenuti durante la pandemia, che ha trasformato ogni aspetto della vita, inclusa la sofferenza e la morte, in un prodotto di consumo, portando a una “estetica dell’inumano”

Concetti Frutto di Letture, Studi e Riferimenti Culturali:

Mazzini si avvale di una vasta gamma di fonti e teorie esistenti per costruire la sua argomentazione, citando esplicitamente o implicitamente:

“Pseudorealtà”: Questo concetto è direttamente attribuito a Philip K. Dick e al suo saggio How to Build a Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later, che esplorava la fragilità della percezione della realtà e metteva in guardia contro narrazioni false prodotte da media e aziende

“Skinner Box” e “condizionamento operante”: Questi meccanismi di dipendenza, usati per spiegare come i social network sfruttano il desiderio di approvazione tramite ricompense imprevedibili, sono attinti dagli esperimenti dello psicologo B.F. Skinner

“Capitalismo della sorveglianza”: Mazzini cita apertamente Shoshana Zuboff e il suo libro omonimo per spiegare come le aziende tecnologiche raccolgano, analizzino e monetizzino i dati comportamentali degli utenti per indirizzare le loro scelte di consumo

“Se non paghi per un servizio, allora il prodotto sei tu”: Questa famosa affermazione è attribuita a Tristan Harris, esperto di etica del design, citato dal documentario The Social Dilemma

Dinamiche degli algoritmi e discriminazioni di classe/genere: Le osservazioni sull’influenza degli algoritmi nel favorire chi ha più mezzi e nell’amplificare stereotipi di genere sono basate sull’analisi di Sophie Bishop, docente di media e comunicazione all’Università di Leeds

“Torporre narcisistico”: Viene citato Marshall McLuhan per descrivere come l’innamoramento della propria immagine digitale porti all’alienazione da sé stessi, mediata dai filtri delle piattaforme

La storia della spettacolarizzazione (Freak show, Misery show, Talk show, Reality show): Mazzini ripercorre un’ampia storia culturale dello sfruttamento della diversità e della vulnerabilità per intrattenimento e profitto. Fa riferimento a figure come P.T. Barnum e a opere che analizzano i “freak show”, i “misery show” come Queen for a Day, e i “talk show” come The Phil Donahue Show e Sally. Il concetto di “stigmatizzazione spettacolarizzata” è associato a Erving Goffman

“Voyeurismo mediato”: Viene attribuito a Clay Calvert e al suo saggio Voyeur Nation: Media, Privacy, and Peering in Modern Culture, per descrivere la normalizzazione dell’osservazione delle vite altrui attraverso i mass media e la tecnologia

“Comunisti liberali”: Questo concetto del filosofo Slavoj Žižek è usato per criticare i capitalisti che promuovono principi progressisti mentre traggono profitto dal sistema

“Pornografia della povertà”: Il termine, originariamente coniato dal ricercatore Matt Collin, viene adattato da Mazzini per descrivere l’uso di immagini strazianti per scopi di beneficenza o marketing

Riferimenti a film e serie TV: Il libro utilizza metafore e riferimenti culturali da film come “Essi vivono” di John Carpenter, “Videodrome” di David Cronenberg, e “The Truman Show” di Peter Weir, oltre a fenomeni come la serie Squid Game

Studi sui DCA e salute mentale: Cita il “Wall Street Journal” e i “Facebook Papers” per evidenziare l’impatto negativo degli algoritmi sulla salute mentale e sulla percezione corporea dei giovani, specialmente per i disturbi alimentari. Fa riferimento a psichiatri come Francesco Cuniberti e giornalisti come Maruska Albertazzi per spiegare dinamiche psicologiche legate alla malattia

“Oligarchia tecnologica”: Sebbene il termine possa avere radici più ampie, Mazzini lo applica agli attuali leader delle Big Tech (Musk, Zuckerberg, Bezos) per descrivere il loro crescente potere non eletto nel plasmare opinioni, elezioni e destini globali, basandosi su eventi recenti come le elezioni americane e l’acquisizione di Twitter da parte di Musk

Geert Lovink e la sua visione delle piattaforme digitali allineate alle ideologie capitaliste

.• Ian Bogost e il suo paragone tra l’abbandono dei social e la lotta contro il fumo

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In sintesi, Mazzini attinge a un ricco bagaglio di conoscenze esistenti per analizzare il mondo digitale, ma il suo contributo risiede nella specifica applicazione di queste teorie a fenomeni contemporanei dei social media, spesso con la creazione di termini e metafore evocative che catturano l’essenza della manipolazione e della mercificazione dell’esperienza umana online. La sua “confessione” come professionista del settore le permette di offrire una prospettiva interna e critica che va oltre la semplice sintesi di studi accademic