Mercificazione della cultura

Fonte: D. Sassoon, “La cultura degli europei”

La costruzione del mercato culturale di massa, sviluppatosi in Europa a partire dal diciannovesimo secolo, si fonda su una complessa interazione di fattori demografici, economici, tecnologici, linguistici e politici. I principali elementi costitutivi di questo mercato possono essere raggruppati nelle seguenti categorie essenziali:

1. Sviluppo demografico, urbanizzazione e aumento della ricchezza Il potenziale di crescita dei mercati culturali è strettamente legato alla ricchezza e alle dimensioni di un paese, poiché i paesi ricchi e popolosi consumano più cultura di quelli poveri e con una popolazione ridotta. L’urbanizzazione è stata un fattore cruciale: le città, a differenza delle campagne, sono diventate i centri pulsanti del commercio e della cultura. In Gran Bretagna, ad esempio, la fiorente vita teatrale e l’industria editoriale furono il risultato diretto della sua dimensione urbana, con Londra che nel 1800 era la città più grande del mondo. Inoltre, la ricchezza ha fornito il tempo libero necessario per le attività culturali. Con il progredire del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, le lotte sindacali e la legislazione portarono alla conquista della giornata lavorativa di otto ore, garantendo anche alle classi lavoratrici e alla piccola borghesia un tempo libero senza precedenti da dedicare allo svago e alla lettura,.

2. Diffusione dell’alfabetizzazione e dell’istruzione pubblica La formazione di un mercato per i testi stampati richiedeva un pubblico capace non solo di firmare il proprio nome, ma di comprendere un testo scritto. I sistemi di istruzione statale hanno svolto un duplice ruolo commerciale: da un lato, hanno creato le generazioni future di lettori sottraendo i bambini alla cultura esclusivamente orale e familiare; dall’altro, hanno generato un mercato sussidiario immensamente redditizio, quello dei libri di testo. L’espansione dell’istruzione superiore e delle libere professioni ha ulteriormente ampliato l’importanza del possesso di un “capitale intellettuale”, spingendo la borghesia al consumo di libri e riviste.

3. Unificazione linguistica e declino dei dialetti Un mercato culturale di massa non può esistere in un ambiente linguisticamente frammentato. L’istituzione di lingue nazionali (spesso a scapito dei dialetti regionali e del latino) ha democratizzato l’accesso alla cultura e ha permesso la diffusione di nuovi generi commerciali come la narrativa e la saggistica popolare. Una lingua uniforme e standardizzata facilita l’espansione del mercato; ad esempio, l’egemonia del francese e dell’inglese derivava in gran parte dalla vastità delle loro comunità linguistiche, che permettevano agli editori di esportare facilmente i loro prodotti,.

4. Innovazioni tecnologiche e infrastrutturali La tecnologia ha abbassato drasticamente i costi di produzione e distribuzione:

  • Stampa e Carta: L’invenzione della pressa a cilindro, della rotativa a vapore, della linotype e l’uso di macchine per la produzione di carta (passando dagli stracci alla polpa di legno) hanno permesso tirature enormi a costi contenuti,.
  • Distribuzione: La rivoluzione dei trasporti (reti ferroviarie, battelli a vapore, canali) e l’eccellenza dei sistemi postali hanno trasformato i mercati locali in mercati nazionali e internazionali, abbattendo i costi di spedizione dei libri e permettendo la consegna quotidiana dei giornali,,.
  • Elettrificazione e Telecomunicazioni: Verso la fine dell’Ottocento, l’elettricità, il telegrafo e il telefono hanno gettato le basi per i media del ventesimo secolo (cinema, grammofono, radio), svincolando la cultura dalla necessità della performance dal vivo e permettendo il consumo domestico di suoni e immagini,.

5. Nuovi modelli commerciali e di consumo Il passaggio dal mecenatismo aristocratico a un nesso puramente commerciale ha permesso l’emergere di figure professionali (scrittori, compositori, giornalisti) che producevano direttamente per un pubblico di clienti paganti,. Per raggiungere le masse, l’industria ha sviluppato strategie precise:

  • La Pubblicità: È stata l’innovazione economica di maggiore magnitudine. Vendendo spazio agli inserzionisti, i giornali potevano abbassare il prezzo di copertina al di sotto del costo di produzione, raggiungendo così un pubblico vastissimo (come avvenne con la penny press),.
  • La Serializzazione: Per superare l’ostacolo del costo elevato dei libri, gli editori iniziarono a vendere i romanzi a puntate (il roman feuilleton) all’interno di quotidiani e riviste. Questo fidelizzava i lettori e rendeva la letteratura accessibile anche ai ceti meno abbienti,.
  • Biblioteche circolanti e chioschi: Le biblioteche a pagamento (come la Mudie’s in Inghilterra) permettevano di noleggiare libri costosi,, mentre imprenditori come W.H. Smith in Inghilterra e Hachette in Francia sfruttarono le stazioni ferroviarie per vendere libri tascabili e giornali direttamente ai viaggiatori,.

6. Deregolamentazione politica e riduzione della censura Un mercato di massa richiede libertà di circolazione delle idee. Nel corso dell’Ottocento, la regolamentazione politica della cultura fu notevolmente allentata. In paesi come la Gran Bretagna, la riduzione e poi l’abolizione delle tasse sulla stampa (la stamp duty) ebbero un effetto marcato sull’aumento delle vendite. Sebbene la censura statale (soprattutto su teatro e letteratura popolare) e la pressione della Chiesa (come l’Indice dei libri proibiti) abbiano continuato a esistere, esse si sono progressivamente trasformate più in un deterrente che in un blocco totale, permettendo all’industria di prosperare,.