
Il presente documento sintetizza le tesi centrali dell’opera di Brigitte Vasallo, un’analisi densa e incisiva che esplora le intersezioni tra linguaggio, classe sociale, genere e le dinamiche del “semiocapitalismo”. Il testo sfida le concezioni convenzionali del linguaggio inclusivo, proponendo una riflessione profonda su chi ha il potere di nominare, chi viene incluso e a quale prezzo in termini di identitĂ e appartenenza di classe.
L’analisi di Vasallo si articola su tre pilastri fondamentali:
- Il Capitale Culturale come Barriera di Classe: La cultura, nel senso di erudizione accademica, agisce come una forma di capitale che disciplina i soggetti. Coloro che provengono da contesti poveri devono spesso “travestire” il proprio linguaggio e le proprie forme per accedere alla voce politica, compiendo un atto di “tradimento di classe”.
- L’Insufficienza del “Nominare”: Contrariamente al dogma femminista “ciò che non si nomina non esiste”, l’autrice sostiene che l’esistenza materiale persiste anche nel silenzio o nel travisamento. La visibilitĂ , nell’attuale “societĂ dello spettacolo”, non garantisce l’emancipazione se mediata da codici elitari o algoritmi capitalisti.
- Il Linguaggio nel Semiocapitalismo: In un’epoca in cui il capitale si accumula attraverso segni e informazioni, il linguaggio diventa una forma di lavoro. Il “linguaggio inclusivo” rischia di diventare un nuovo codice di distinzione per le classi dominanti, espellendo chi non possiede i tecnicismi necessari per abitarlo.
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I. Il Capitale Culturale e la PerformativitĂ di Classe
Vasallo introduce il concetto che il capitale culturale non è cultura, ma una forza oggettiva che determina ciò che è possibile o impossibile in una società stratificata.
La Metafora “BelĂ©n Esteban”
L’autrice utilizza la figura dell’icona televisiva spagnola BelĂ©n Esteban per illustrare il disprezzo di classe.
- La “Choni” e la “Maruja”: Questi termini descrivono archetipi della donna di periferia, il cui linguaggio e le cui forme sono sistematicamente ridicolizzati dalle classi colte.
- Fama senza prezzo: Il successo di chi proviene dal basso è spesso etichettato come “fama per niente”, negando il valore del lavoro di intrattenimento popolare, mentre la fama ereditaria delle Ă©lite non viene mai messa in discussione.
- Il disprezzo per la nuova ricca: Anche quando accumula capitale economico, il soggetto subalterno è disprezzato se non muta le proprie “forme barbare” (accento, vestiario, modi di fare).
La PerformativitĂ della Cultura
Citando Pierre Bourdieu, il testo evidenzia che il capitale culturale è performativo: deve essere incarnato e rappresentato attraverso il corpo.
- Trasformazione vs. Sopravvivenza: Per “salire” di classe, è richiesto un disciplinamento che impone di abbandonare accenti, modi di sedersi e persino abitudini alimentari.
- L’odio per l’intrusismo: Le istituzioni accademiche proteggono il capitale culturale attraverso certificazioni, svalutando la saggezza e la conoscenza non regolate.
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II. La Voce Subalterna e l’ImpossibilitĂ del Dialogo
Riprendendo la domanda di Gayatri Spivak, “Può parlare il subalterno?“, Vasallo analizza i meccanismi di silenziamento politico.
Il caso di Bhubaneswari Baduri
Il suicidio di questa giovane indiana nel 1926 funge da esempio cruciale:
- Il messaggio non letto: Baduri attese il ciclo mestruale per uccidersi, volendo dimostrare che il suo gesto non era legato a una gravidanza illegittima ma a un fallimento politico.
- La veritĂ vs. La realtĂ : Nonostante l’evidenza fisica (la realtĂ ), il discorso egemonico interpretò il gesto come un dramma sentimentale (la “veritĂ ” costruita dal potere). La subalterna parlò con il corpo, ma non fu ascoltata perchĂ© mancava il quadro interpretativo per comprenderla.
Il “Travestimento” della Lingua
Secondo Rita Segato, la lingua subalterna deve “travestirsi” per parlare nella sfera pubblica.
- Codici di possibilità : Se un gruppo viene ascoltato solo quando usa cliché o citazioni bibliografiche, userà quegli strumenti.
- Disfatta della coscienza di classe: Il successo nel “parlare bene” spesso comporta la perdita della connessione con le proprie radici e il disprezzo verso chi è rimasto “indisciplinato”.
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III. Linguaggio, Genere e Semiocapitalismo
L’analisi si sposta sulla produzione di segni come cuore pulsante del capitalismo contemporaneo.
Definizione di Semiocapitalismo
Basandosi sulle teorie di Franco “Bifo” Berardi e Guy Debord, Vasallo definisce il contesto attuale:
- Produzione di segni: Il capitale non si accumula piĂą solo tramite beni materiali, ma attraverso informazioni, immagini e concetti.
- IdentitĂ in comparizione: L’esistenza umana è diventata una produzione costante di contenuti per schermi, un lavoro non retribuito che alimenta le piattaforme digitali.
La Trappola del Linguaggio Inclusivo
Vasallo esprime scetticismo verso l’idea che modificare i suffissi risolva le violenze strutturali.
- Inflazione linguistica: La moltiplicazione di termini e identità può portare a una perdita di potere referenziale delle parole, dove i segni rimandano a frammenti sempre più piccoli di realtà .
- Soluzionismo: L’illusione che esista un “linguaggio di genere perfetto” è definita una “ideologia di Silicon Valley” che cerca soluzioni definitive a problemi sociali complessi.
- Esclusione tramite il codice: L’uso di termini come “estrattivismo” o “conoscenza situata” può diventare una barriera di classe che espelle chi non ha frequentato l’accademia, rendendo il femminismo uno spazio elitario.
| Concetto | Definizione nel Testo |
| Alienazione Linguistica | Situazione in cui i parlanti perdono il controllo sui mezzi di produzione della lingua in favore delle istituzioni (es. RAE). |
| VeritĂ vs RealtĂ | La realtà è l’evento materiale; la verità è il segno o la narrazione che il potere valida come tale. |
| Resignificazione | Processo di dare un nuovo significato a parole o simboli di oppressione (es. “bruja”, “marimacho”). |
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IV. Critica della VisibilitĂ Spettacolare
L’autrice mette in guardia contro la “missione civilizzatrice” della modernitĂ che impone la propria visione di dissenso come l’unica possibile.
Il Bebè “Senza Genere” in Canada
L’esempio di Kori Doty, che ha lottato per non assegnare un genere al figlio sui documenti, illustra la deriva spettacolare:
- Dalla politica al simbolo: Un’azione politica contro lo Stato è stata trasformata dai media in una “curiositĂ ” mondiale, riaffermando il genere proprio attraverso la sua negazione.
- L’identitĂ digitale eterna: Vasallo rivendica il “diritto all’intrascendenza” e a non avere la propria identitĂ costantemente al centro del dibattito pubblico.
L’Appropriazione della “Mora” (Atrás)
I gruppi non modernizzati sono spesso etichettati come “arretrati” per giustificare interventi paternalistici.
- Esempio: La critica alle donne gitane che praticano l’allattamento materno finchĂ© non diventa una moda per le donne bianche “colte”, che a quel punto lo impongono come nuovo standard di superioritĂ .
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V. Conclusione: La Lingua Subalterna come Resistenza
Il documento si chiude con l’analisi della pièce teatrale Eroski/ParaĂso, che incarna la tensione tra la voce intellettuale (la figlia Alejandra) e la realtĂ subalterna (la madre Eva).
- Il silenzio di Eva: Eva lavora in un supermercato costruito sopra una vecchia sala da ballo. Parla castigliano (lingua di prestigio) davanti alla telecamera, ma galiziano (lingua subalterna) con le colleghe.
- Il fallimento della rappresentazione: Alejandra cerca di filmare la madre per “spiegare il capitalismo”, ma ignora la veritĂ materiale di Eva (un matrimonio forzato da una gravidanza, il lavoro di cura non riconosciuto).
- La rinuncia al dogma: Vasallo conclude suggerendo che per uscire dal circuito del semiocapitalismo bisogna rinunciare alla costruzione di “veritĂ dogmatiche” e tornare a dare valore a “lo real”, alla vulnerabilitĂ e alle forme “volgari” di esistenza che sfuggono alla cattura del mercato.
“Le subalterne non possono parlare perchĂ© l’ascolto, la ricezione, riproducono l’immaginario del potere… questo è il nostro terribile fallimento collettivo.” – Brigitte Vasallo
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