
Il saggio “Can the Subaltern Speak?” (1988) di Gayatri Chakravorty Spivak rappresenta un pilastro della teoria postcoloniale, offrendo una critica radicale al modo in cui le culture occidentali indagano e rappresentano le popolazioni del Terzo Mondo. Il documento analizza i meccanismi attraverso i quali la voce del “subalterno” viene sistematicamente silenziata o distorta sia dal discorso coloniale che dagli intellettuali occidentali, anche quelli di tendenza radicale.
Le conclusioni principali indicano che la conoscenza prodotta dall’Occidente non è mai neutra, ma funge spesso da strumento di “violenza epistemica”. Attraverso l’esempio storico della pratica del Sati e il caso di Bhubaneswari Bhaduri, Spivak dimostra che il subalterno, specialmente se donna, non possiede uno spazio discorsivo da cui parlare ed essere ascoltato correttamente, portando alla celebre conclusione che “il subalterno non può parlare”.
Profilo dell’Autrice
Gayatri Chakravorty Spivak è una figura centrale nel panorama intellettuale contemporaneo:
- Ruolo Accademico: University Professor presso la Columbia University e membro fondatore dell’Institute for Comparative Literature and Society.
- Contributi Chiave: Nota per la traduzione e l’introduzione di De la grammatologie di Jacques Derrida e per la traduzione delle opere di Mahasweta Devi.
- Orientamento Teorico: Si definisce una “marxista-femminista-decostruzionista pratica”.
- Riconoscimenti: Vincitrice del Premio Kyoto per le Arti e la Filosofia (2012) e del Padma Bhushan (2013).
Definizioni e Inquadramento del “Subalterno”
Il termine “subalterno” subisce un’evoluzione semantica documentata nel testo:
| Origine | Definizione/Applicazione |
| Antonio Gramsci | Inizialmente riferito a ufficiali di secondo rango, poi applicato alle masse non organizzate che necessitano di politicizzazione. |
| Subaltern Studies Group | Guidato da Ranajit Guha negli anni ’80, si focalizza sui popoli diseredati dell’India. |
| Gayatri Spivak | Indica coloro che appartengono ai paesi del Terzo Mondo, impossibilitati a parlare a causa di divisioni interne (genere, classe, casta, regione, religione). |
Secondo la definizione di Guha adottata nel contesto, le “classi subalterne” rappresentano la differenza demografica tra la popolazione indiana totale e l’élite (straniera o indigena a vari livelli).
Temi Centrali e Analisi Critica
1. La Violenza Epistemica e la Conoscenza come Merce
Spivak critica aspramente pensatori occidentali come Foucault e Deleuze per quella che definisce “violenza epistemica”: la proiezione di quadri conoscitivi eurocentrici sul Terzo Mondo.
- Conoscenza non innocente: La produzione intellettuale occidentale non è mai disinteressata; riflette gli interessi economici e politici dei produttori.
- Esportazione culturale: La conoscenza accademica occidentale viene esportata come una merce, costruendo l’identità delle popolazioni del Terzo Mondo e ponendo l’Europa come modello ideale.
2. La Costruzione della Verità : L’Esempio del Sati
Attraverso la decostruzione, Spivak esamina come viene “costruita” la verità storica.
- Il pretesto coloniale: L’abolizione del Sati (il suicidio rituale delle vedove) da parte dei britannici è sintetizzata nella frase: “uomini bianchi che salvano donne marroni da uomini marroni”.
- Giustificazione del dominio: Sebbene l’abolizione abbia salvato vite, ha anche consolidato il dominio britannico creando la narrazione degli indiani come “barbari” e dei britannici come “civilizzati”.
- Assenza di voce: In questo processo, la voce della donna indiana è stata completamente assente; la sua identità è stata scritta da altri.
3. Critica all’Ideologia Essenzialista
Spivak rivolge una critica specifica alla sinistra occidentale e agli intellettuali che tendono a “essenzializzare” i subalterni, considerandoli come un’unica identità con problemi uniformi. Questo approccio ha tre impatti negativi:
- Giustificazione coloniale: Apre la strada a tentativi esterni di “riforma”.
- Assunzione logocentrica: Presuppone falsamente un’unità culturale tra popolazioni eterogenee.
- Dipendenza intellettuale: I subalterni diventano dipendenti dagli intellettuali occidentali affinché parlino per loro, invece di poter parlare autonomamente.
Il Caso di Bhubaneswari Bhaduri
Per illustrare l’impossibilità di parola del subalterno, Spivak riporta il caso di Bhubaneswari Bhaduri, una giovane donna che si tolse la vita.
- L’Atto: Bhubaneswari si suicidò perché non voleva partecipare a un’azione (un assassinio politico) affidatale dall’associazione a cui apparteneva.
- Il Silenziamento: Nonostante il suo atto fosse una forma di protesta e di comunicazione legata a una causa politica, la sua famiglia e la società interpretarono il suicidio come il risultato di una relazione amorosa fallita.
- Conclusione: Questo esempio dimostra che anche quando il subalterno tenta di agire o parlare, il quadro interpretativo dominante (familiare o occidentale) riscrive la storia, cancellando il significato originario dell’azione.
Conclusioni del Documento
Il saggio si conclude con una posizione di sfida verso le opposizioni binarie tradizionali (Soggetto/Oggetto, Occidente/Oriente, Centro/Margine).
Le tesi conclusive di Spivak sono:
- “Il subalterno non può parlare”: Non esiste uno spazio di ricezione neutrale per la voce del subalterno all’interno delle strutture attuali.
- Critica al simbolismo: Non vi è virtù nell’inserire la “donna” come una voce pia in liste globali se non se ne comprende la reale condizione di marginalità .
- Ruolo dell’intellettuale: L’intellettuale donna ha un compito circoscritto e specifico che non deve essere ignorato o liquidato con leggerezza, ma deve operare per decostruire le rappresentazioni che continuano a soffocare la voce del subalterno.
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