Il linguaggio del potere è incomprensibile (ma non per caso): 5 rivelazioni shock su come nascono le leggi che ci governano
Il paradosso della burocrazia e la trappola dell’incomprensibilità
Vi è mai capitato di stringere tra le mani una circolare ministeriale, un decreto o un contratto e avere la netta sensazione che sia stato scritto appositamente per non farsi capire? Questa frustrazione quotidiana non è una semplice illusione del cittadino, né tantomeno un banale incidente di percorso stilistico.
L’oscurità del linguaggio normativo è spesso il prodotto inevitabile di complessi ingranaggi politici, pressioni tecniche e vincoli linguistici che agiscono a porte chiuse. Quando il testo giuridico diventa imperscrutabile, il diritto smette di orientare la società e finisce per trasformarsi in una vera e propria trappola repressiva.
“Without clarity, the law becomes a trap. What relevance is that to translation? Before the translator can hope to be understood, he must understand.” — Fung e Watson-Brown (citati da Duncan Berry)
Se la chiarezza è il presupposto della democrazia, analizzare come nascono i testi normativi nell’Unione Europea e nel mondo svela retroscena sconcertanti. Ecco cinque rivelazioni controintuitive su come viene fabbricato il linguaggio del potere.
1. Chi scrive davvero le leggi dell’UE? Economisti e veterinari (in una lingua straniera)
Visualizzate la scena: le norme che disciplinano la sicurezza alimentare, il mercato digitale o il sistema finanziario di 450 milioni di cittadini in 25 Paesi non vengono concepite da un’élite di giuristi raffinati. Presso la Commissione Europea, la prima bozza di un atto legislativo viene redatta dai dipartimenti tecnici di settore. Di conseguenza, sono gli economisti a scrivere le norme bancarie e i veterinari a stendere i regolamenti sulla salute animale.
Il vero nodo critico è che la stragrande maggioranza di questi esperti scrive la bozza iniziale in una lingua straniera, prevalentemente un inglese non madrelingua. Per evitare errori o incertezze sintattiche, i redattori tecnici finiscono per incollare ciecamente “precedenti” legislativi passati. Questa prassi nasce da una vera e propria illusione psicologica: i non-giuristi presuppongono che, se una formula è già stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale nelle varie lingue, essa debba per forza essere priva di difetti.
Il risultato di questo “taglia e cuci” è la rigorosa perpetuazione di vecchi errori grammaticali, ambiguità e costrutti artificiali. E mentre il testo passa al vaglio dei revisori giuridici (legal revisers), il sovralavoro cronico e le scadenze soffocanti impediscono a questi ultimi di riorganizzare a fondo la struttura concettuale del testo prima che venga inviato alle traduzioni.
2. “Flou Artistique”: Quando la legge viene scritta male apposta per ragioni politiche
Non tutte le oscurità legislative derivano dall’inesperienza dei redattori: molte sono scelte strategiche deliberate. Nel gergo delle negoziazioni comunitarie si parla apertamente di “legge negoziata” e si ricorre all’elegante espressione francese flou artistique (vaghezza artistica o diplomatica).
Quando gli Stati membri si scontrano su punti politici altamente controversi e rischiano lo stallo, i legislatori scelgono volutamente di lasciare le disposizioni chiave grigie, ambigue e indeterminate. Questa vaghezza calcolata serve a mascherare il mancato consenso politico, permettendo a ciascuna parte di proclamare vittoria e di far approvare il testo finale.
“…in the present case, … the provision in question appears to be, in the light of the arguments advanced on both sides, not only equally open to two conflicting interpretations, but perhaps deliberately ambiguous.” — Avvocato Generale Jacobs (Caso ProSieben, citato da William Robinson)
Tuttavia, questo stratagemma racchiude un boomerang insidioso. Quando una norma deliberatamente ambigua giunge di fronte alla Corte di Giustizia dell’UE, i giudici tendono a interpretarla in modo restrittivo, finendo per vanificare del tutto gli obiettivi flessibili auspicati dai negoziatori originari.
3. Il mito della traduzione perfetta: la Co-Redazione funziona, ma solo fino a 2 lingue
Per produrre legislazioni multilingue esistono due strade: la traduzione sequenziale da un testo matrice (il modello UE) e la co-redazione (co-drafting), impiegata in realtà come il Canada e la Svizzera.
Nella co-redazione, la legge nasce simultaneamente in due lingue grazie al lavoro congiunto di due redattori che operano in costante dialogo interattivo. Questo confronto continuo costringe gli autori a chiarire la sostanza del pensiero giuridico, eliminando sul nascere le trappole sintattiche e producendo testi notevolmente più brevi, limpidi ed efficaci.
“If a provision can only be understood by the officials who wrote it, it is badly written.” — Guide linguistique des lois et ordonnances de la Confédération (Svizzera, citato da Emma Wagner)
Ma la co-redazione ha un limite strutturale insuperabile: funziona soltanto su scala ridotta. In Svizzera, ad esempio, la co-redazione pura avviene esclusivamente tra francese e tedesco, mentre la terza lingua ufficiale, l’italiano, viene aggiunta tramite traduzione perché un dialogo a tre si è rivelato operativamente troppo complesso. Quando le lingue ufficiali diventano 20 o più, la co-redazione simmetricamente integrata diventa un’utopia logistica, costringendo l’Unione Europea a rifugiarsi nella traduzione classica.
4. Perché in Italia il “Progetto Chiaro!” si è arenato (La trappola delle riforme dall’alto)
L’Italia ha vissuto la sua grande stagione di riforma del linguaggio burocratico tra gli anni ’90 e il 2002, anno di emanazione della celebre Direttiva Frattini. Il provvedimento fissava 10 regole d’oro per la pubblica amministrazione, tra cui l’obbligo di usare frasi brevi, la preferenza per il verbo attivo e il taglio drastico di jargon, acronimi e latinismi.
Nonostante il lancio di un portale di consulenza e formazione per i dipendenti pubblici, l’iniziativa si è spenta nel silenzio generale. L’emblema del suo definitivo collasso è quasi grottesco: inviando un’e-mail all’indirizzo di assistenza ufficiale del Progetto Chiaro! fornito dal Ministero, il messaggio rimbalzava indietro come “utente sconosciuto” perché la pagina web non veniva aggiornata da tre anni.
La ragione fondamentale del fallimento risiede nella sua natura puramente statale: è stata un’iniziativa calata verticisticamente dall’alto (top-down), legata alla sensibilità dei singoli ministri di turno. Mancando una forte pressione dal basso (grassroots) guidata da associazioni indipendenti di cittadini e consumatori — come invece avvenuto nel mondo anglosassone —, il progetto è defunto non appena è scaduto il mandato politico di chi lo aveva promosso.
5. Il paradosso dell’Ebraico: una lingua ultra-concisa prigioniera del burocratese
L’Ebraico rappresenta un caso di studio linguistico davvero affascinante: per sua natura strutturale, si tratta di una lingua estremamente essenziale e sintetica. Essendo scritta prevalentemente senza vocali e incorporando preposizioni e congiunzioni come prefissi di una sola lettera, una frase statutaria che richiede 16 parole in inglese si traduce in ebraico in appena 6 parole.
Eppure, gli avvocati israeliani producono testi legali tra i più densi, solenni e arcaici al mondo. Questa tendenza nasce dall’eredità storica del Mandato Britannico, dall’influenza dei contratti americani e, soprattutto, dalle conseguenze inattese della giurisprudenza interna.
Con la celebre sentenza Apropim del 1993, la Corte Suprema israeliana ha stabilito che i giudici possono interpretare i contratti ricercando l’intenzione sostanziale delle parti al di là del testo, anche quando le clausole appaiono chiarissime. Nel timore che i giudici riscritturino gli accordi, i legali reagiscono inondando i contratti di ridondanze e formule arcaiche, sperando che il burocratese blindato impedisca reinterpretazioni giudiziarie.
Il futuro del linguaggio chiaro: democrazia o esclusione?
Dietro le quinte del diritto, l’oscurità linguistica non è mai un dettaglio formale o un mero vezzo accademico. La chiarezza delle norme rappresenta un pilastro insostituibile di democrazia e uguaglianza, senza il quale il cittadino si ritrova nell’impossibilità di conoscere i propri doveri e difendere i propri diritti.
Riconnettere chi scrive le leggi a chi quelle leggi deve rispettarle richiede formazione specialistica, revisione dei processi istituzionali e una costante pressione della società civile.
Se perfino chi redige le norme ammette che l’ambiguità è spesso pianificata a tavolino per convenienza politica, siamo davvero sicuri che “la legge non ammette ignoranza”, o è la legge stessa che sta ignorando i suoi cittadini?

### Il linguaggio del potere è incomprensibile (ma non per caso): 5 rivelazioni shock su come nascono le leggi che ci governano ##### Il paradosso della burocrazia e la trappola dell'incomprensibilità Vi è mai capitato di stringere tra le mani una circolare ministeriale, un decreto o un contratto e avere la netta sensazione che sia stato **scritto appositamente per non farsi capire** ? Questa frustrazione quotidiana non è una semplice illusione del cittadino, né tantomeno un banale incidente di percorso stilistico.L'oscurità del linguaggio normativo è spesso il prodotto inevitabile di complessi ingranaggi politici, pressioni tecniche e vincoli linguistici che agiscono a porte chiuse. Quando il testo giuridico diventa imperscrutabile, il diritto smette di orientare la società e finisce per trasformarsi in una vera e propria trappola repressiva."Without clarity, the law becomes a trap. What relevance is that to translation? Before the translator can hope to be understood, he must understand." — Fung e Watson-Brown (citati da Duncan Berry)Se la chiarezza è il presupposto della democrazia, analizzare come nascono i testi normativi nell'Unione Europea e nel mondo svela retroscena sconcertanti. Ecco cinque rivelazioni controintuitive su come viene fabbricato il linguaggio del potere. ##### 1\. Chi scrive davvero le leggi dell'UE? Economisti e veterinari (in una lingua straniera) Visualizzate la scena: le norme che disciplinano la sicurezza alimentare, il mercato digitale o il sistema finanziario di **450 milioni di cittadini in 25 Paesi** non vengono concepite da un'élite di giuristi raffinati. Presso la Commissione Europea, la prima bozza di un atto legislativo viene redatta dai dipartimenti tecnici di settore. Di conseguenza, sono gli economisti a scrivere le norme bancarie e i veterinari a stendere i regolamenti sulla salute animale.Il vero nodo critico è che la stragrande maggioranza di questi esperti **scrive la bozza iniziale in una lingua straniera** , prevalentemente un inglese non madrelingua. Per evitare errori o incertezze sintattiche, i redattori tecnici finiscono per **incollare ciecamente "precedenti" legislativi passati** . Questa prassi nasce da una vera e propria illusione psicologica: i non-giuristi presuppongono che, se una formula è già stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale nelle varie lingue, **essa debba per forza essere priva di difetti** .Il risultato di questo "taglia e cuci" è la rigorosa perpetuazione di vecchi errori grammaticali, ambiguità e costrutti artificiali. E mentre il testo passa al vaglio dei revisori giuridici ( *legal revisers* ), il **sovralavoro cronico e le scadenze soffocanti** impediscono a questi ultimi di riorganizzare a fondo la struttura concettuale del testo prima che venga inviato alle traduzioni. ##### 2\. "Flou Artistique": Quando la legge viene scritta male apposta per ragioni politiche Non tutte le oscurità legislative derivano dall'inesperienza dei redattori: molte sono **scelte strategiche deliberate** . Nel gergo delle negoziazioni comunitarie si parla apertamente di "legge negoziata" e si ricorre all'elegante espressione francese ***flou artistique*** (vaghezza artistica o diplomatica).Quando gli Stati membri si scontrano su punti politici altamente controversi e rischiano lo stallo, i legislatori scelgono volutamente di **lasciare le disposizioni chiave grigie, ambigue e indeterminate** . Questa vaghezza calcolata serve a mascherare il mancato consenso politico, permettendo a ciascuna parte di proclamare vittoria e di far approvare il testo finale."...in the present case, … the provision in question appears to be, in the light of the arguments advanced on both sides, not only equally open to two conflicting interpretations, but perhaps deliberately ambiguous." — Avvocato Generale Jacobs (Caso ProSieben, citato da William Robinson)Tuttavia, questo stratagemma racchiude un boomerang insidioso. Quando una norma deliberatamente ambigua giunge di fronte alla Corte di Giustizia dell'UE, i giudici tendono a **interpretarla in modo restrittivo** , finendo per vanificare del tutto gli obiettivi flessibili auspicati dai negoziatori originari. ##### 3\. Il mito della traduzione perfetta: la Co-Redazione funziona, ma solo fino a 2 lingue Per produrre legislazioni multilingue esistono due strade: la traduzione sequenziale da un testo matrice (il modello UE) e la **co-redazione** ( *co-drafting* ), impiegata in realtà come il Canada e la Svizzera.Nella co-redazione, la legge nasce simultaneamente in due lingue grazie al lavoro congiunto di due redattori che operano in costante dialogo interattivo. Questo confronto continuo costringe gli autori a chiarire la sostanza del pensiero giuridico, eliminando sul nascere le trappole sintattiche e producendo **testi notevolmente più brevi, limpidi ed efficaci** ."If a provision can only be understood by the officials who wrote it, it is badly written." — *Guide linguistique des lois et ordonnances de la Confédération* (Svizzera, citato da Emma Wagner)Ma la co-redazione ha un limite strutturale insuperabile: **funziona soltanto su scala ridotta** . In Svizzera, ad esempio, la co-redazione pura avviene esclusivamente tra **francese e tedesco** , mentre la terza lingua ufficiale, l'italiano, viene aggiunta tramite traduzione perché un dialogo a tre si è rivelato operativamente troppo complesso. Quando le lingue ufficiali diventano 20 o più, la co-redazione simmetricamente integrata diventa un'utopia logistica, costringendo l'Unione Europea a rifugiarsi nella traduzione classica. ##### 4\. Perché in Italia il "Progetto Chiaro\!" si è arenato (La trappola delle riforme dall'alto) L'Italia ha vissuto la sua grande stagione di riforma del linguaggio burocratico tra gli anni '90 e il 2002, anno di emanazione della celebre **Direttiva Frattini** . Il provvedimento fissava 10 regole d'oro per la pubblica amministrazione, tra cui l'obbligo di usare frasi brevi, la preferenza per il verbo attivo e il **taglio drastico di jargon, acronimi e latinismi** .Nonostante il lancio di un portale di consulenza e formazione per i dipendenti pubblici, l'iniziativa si è spenta nel silenzio generale. L'emblema del suo definitivo collasso è quasi grottesco: inviando un'e-mail all'indirizzo di assistenza ufficiale del *Progetto Chiaro\!* fornito dal Ministero, il messaggio **rimbalzava indietro come "utente sconosciuto"** perché la pagina web non veniva aggiornata da tre anni.La ragione fondamentale del fallimento risiede nella sua natura puramente statale: è stata un'iniziativa **calata verticisticamente dall'alto (** ***top-down*** **)** , legata alla sensibilità dei singoli ministri di turno. Mancando una forte pressione dal basso ( *grassroots* ) guidata da associazioni indipendenti di cittadini e consumatori — come invece avvenuto nel mondo anglosassone —, il progetto è defunto non appena è scaduto il mandato politico di chi lo aveva promosso. ##### 5\. Il paradosso dell'Ebraico: una lingua ultra-concisa prigioniera del burocratese L'Ebraico rappresenta un caso di studio linguistico davvero affascinante: per sua natura strutturale, si tratta di una lingua **estremamente essenziale e sintetica** . Essendo scritta prevalentemente senza vocali e incorporando preposizioni e congiunzioni come prefissi di una sola lettera, una frase statutaria che richiede 16 parole in inglese si traduce in ebraico in **appena 6 parole** .Eppure, gli avvocati israeliani producono testi legali tra i più densi, solenni e arcaici al mondo. Questa tendenza nasce dall'eredità storica del Mandato Britannico, dall'influenza dei contratti americani e, soprattutto, dalle **conseguenze inattese della giurisprudenza interna** .Con la celebre sentenza *Apropim* del 1993, la Corte Suprema israeliana ha stabilito che i giudici possono interpretare i contratti ricercando l'intenzione sostanziale delle parti al di là del testo, anche quando le clausole appaiono chiarissime. Nel timore che i giudici riscritturino gli accordi, i legali reagiscono **inondando i contratti di ridondanze e formule arcaiche** , sperando che il burocratese blindato impedisca reinterpretazioni giudiziarie. ##### Il futuro del linguaggio chiaro: democrazia o esclusione? Dietro le quinte del diritto, l'oscurità linguistica non è mai un dettaglio formale o un mero vezzo accademico. La chiarezza delle norme rappresenta **un pilastro insostituibile di democrazia e uguaglianza** , senza il quale il cittadino si ritrova nell'impossibilità di conoscere i propri doveri e difendere i propri diritti.Riconnettere chi scrive le leggi a chi quelle leggi deve rispettarle richiede formazione specialistica, revisione dei processi istituzionali e una costante pressione della società civile.Se perfino chi redige le norme ammette che l'ambiguità è spesso pianificata a tavolino per convenienza politica, siamo davvero sicuri che "la legge non ammette ignoranza", o **è la legge stessa che sta ignorando i suoi cittadini** ?
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