No alla speculazione “innovativa” sul lavoro!

Aloisi e De Stefano propongono una serie incalzante di domande a proposito della trasformazione digitale del lavoro:

Che cosa succede ai lavori che non vengono spazzati via dalla tecnologia?

Si possono conciliare flessibilità e tutele per fare in modo che il quadro normativo abiliti le innovazioni?

Come si negozia[no] l’ampiezza e l’intensità di un potere di sorveglianza sempre più pervasivo?

In che modo si regola l’utilizzo della mole di dati raccolti sul posto di lavoro senza abdicare ai più elementari principi etici?

Quante possibilità ci sono che il modello del lavoro nella gig-economy conquisti settori del tutto eterogenei e si affermi come nuovo paradigma produttivo?

Di quali investimenti e di quali tagli c’è bisogno per sostenere la produttività?

In che modo si assicura una distribuzione equa dei dividendi del progresso tecnologico?

Come si ristruttura la rete di sicurezza sociale affinché sia in grado di offrire soluzioni ai lavoratori non-standard?

Quali sono gli elementi indispensabili di un nuovo patto sociale e istituzionale in grado di ridurre le disuguaglianze, contenere il rancore e allargare le opportunità?

Che cosa stanno facendo, e cosa potranno fare, le parti sociali e le forze politiche per mettere in campo misure efficaci che accompagnino la transizione?

A questi interrogativi si aggiungono due dilemmi ancora più intimi: a che cosa siamo disposti a rinunciare e a quali obiettivi puntiamo?

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