Le conoscenze degli attivisti

Secondo de Sousa Santos, la valorizzazione delle conoscenze degli attivisti

(…) rivela chiaramente la spinta emergente delle epistemologie del Mezzogiorno:
1 Queste conoscenze sono conoscenze che non distinguono tra teoria e pratica perché non esistono al di fuori delle pratiche sociali in cui si verificano. (…)
2 Non sono scritte o registrate, ma espresse attraverso ciò che fanno accadere nel mondo e le loro interpretazioni di esso.
3 Non distinguono tra il vero, il buono o il giusto perché si validano nei processi veritieri della lotta per una società più giusta e una vita migliore. Inoltre, non sono interessate a idee astratte di giustizia o di “buen vivir”, che di fatto non considerano nemmeno intelligibili. Né, del resto, l’idea dell’emancipazione sociale è per esse necessariamente comprensibile. Sono conoscenze concrete nate da lotte concrete per la sopravvivenza, per una vita dignitosa, per la dignità, per l’uguaglianza, per il diritto alla differenza: in una parola, per l’aspirazione a una vita migliore. Ciò che lw accomuna è concepire la realtà come un compito sociale. Non riducono la realtà a ciò che esiste perché ciò che non esiste e dovrebbe esistere è veramente la loro ragion d’essere come conoscenze.
4 Si rifiutano di essere definite da proposizioni logiche. Preferiscono formule, proverbi, storie, miti, gesti, silenzi. Diventano più precise per mezzo di esempi, illustrazioni, casi. Sono capaci di ragionare sul mondo, sulla vita, sul futuro, su dio; lo fanno però sempre come se narrassero casi concreti di mondi, vite, futuri, dei.
5 Non si considerano né tradizionali né moderne, né laiche né religiose, né specializzate né non specializzate. Sono pragmatiche. Ricorrono a tutto, compresa la scienza moderna, nella misura in cui è utile per gli obiettivi delle pratiche in cui si verificano. Sono tuttavia più inequivocabili e chiaroveggenti nelle loro definizioni dei nemici, delle forze, dei mali e dei poteri contro cui combattono.
6 Non possiedono la verità, ma si sentono al servizio delle verità pratiche in contesti e situazioni concrete. Queste verità sono sul sapere e sul fare; sono politiche nel senso che esistono solo perché adeguate agli obiettivi da raggiungere; e sono etiche perché distinguono inequivocabilmente tra il bene concreto e il male concreto.
7 Non sono conoscenze metodiche, nel senso di stabilire in astratto un unico percorso che conduce dall’ignoranza alla conoscenza. I loro criteri di rilevanza e pertinenza sono vaghi, e per questo sono disposte a fare collegamenti tra realtà o condizioni che la scienza tiene separate. La loro gestazione e il loro emergere sono sempre enigmatici per coloro che li affrontano dall’esterno. Sono collettive ma sono espresse da portavoce individuali riconoscibili per il modo in cui formulano queste conoscenze, soprattutto davanti agli estranei.
8 Sono conoscenze probabili e antitotalitarie, che non si affermano per dimostrazione, ma per conferma pratica e argomentazione persuasiva. Sono saperi retorici che si esprimono in un linguaggio comune e le cui argomentazioni sono validate all’interno della comunità, dell’organizzazione o del movimento coinvolti in specifiche lotte sociali.

Molto interessante anche la riflessione di Aph Ko a proposito di chi si allontana dalla conoscenza affermata e autarchica per decostruire gli ordini analitici e i paradigmi interpretativi egemoni:

Trovarsi in un contesto nuovo e caotico fa parte dell’attivismo, ed è ciò che ci permette di varcare la soglia di un territorio concettuale inedito. Quando si abbandonano le più banali convinzioni può succedere di non sapere esattamente cosa fare, ed è questa la situazione in cui dovrebbero trovarsi molti più attivisti. La confusione è di solito un sintomo della decolonizzazione del sé dal sistema vigente. Le risposte non ti vengono semplicemente offerte, dal momento che d’ora in poi sei costretto a pensare in maniera critica. Devi creare nuovi schemi e immaginare nuovi modi di interagire con le persone e di fare le cose. Spesso le persone colonizzate dal sistema contemporaneo pongono le domande in modo paternalistico perché non vogliono che i cambiamenti avvengano, dal momento che la maggior parte delle persone vive all’interno della propria comfort zone. Il cambiamento è una minaccia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...