Neoliberalismo

Ciccarelli ne fornisce una definizione davvero potente:

Il neoliberalismo non è un aggiornamento tardivo della politica liberista conosciuta a partire dal 1830. È una cosmologia capitalista fondata sulla teoria della concorrenza e applicata alla soggettività, al mercato, allo Stato e alla società. Non è soltanto una visione del mondo, è un sistema di pratiche, una teoria antropologica, un credo economicistico non estraneo a tendenze autoritarie e conservatrici. Il neoliberalismo non è un piano preordinato delle «élites», è una variante politica del rapporto tra democrazia e capitalismo basato su un progetto classista. Non è una parola-baule che contiene l’ossessione di chi cerca un bersaglio polemico nei convegni, ma è il risultato di un adattamento continuo e pragmatico alle mutevoli condizioni politiche. La sua specificità consiste nel creare dispositivi come il workfare che coniugano la trasformazione antropologica dell’individuo economico (homo oeconomicus) in un imprenditore del «capitale umano» con il governo manageriale delle istituzioni, dei mercati e delle relazioni. Il neoliberalismo non è una storia generale del mondo o dell’Essere. È una storia sociale, politica e giuridica dei dispositivi di governo (…) Il neoliberalismo è un’agenda, non la Bibbia. È una politica che si adatta alla congiuntura. Il criterio che lo organizza è un chiaro orientamento politico opposto al liberalismo sociale e, soprattutto, al socialismo e al comunismo. Il neoliberalismo è un campo conflittuale dove sono presenti opzioni diverse e si è saldato l’intreccio tra un neoliberalismo conservatore e uno «progressista», mescolato con opzioni contraddittorie di natura tecnocratica e populista. (R. Ciccarelli, “L’odio dei poveri”)