Varoufakis è quasi didascalico:
Da un punto di vista aritmetico, non c’è differenza: sia la rendita che il profitto consistono nel denaro che rimane una volta che sono stati pagati i costi. La differenza è più sottile, qualitativa, quasi astratta: il profitto è vulnerabile alla competizione di mercato, mentre la rendita non lo è. La ragione sta nelle loro differenti origini. La rendita scaturisce dall’accesso privilegiato alle cose in fornitura fissa, come il terreno fertile o la terra contenente combustibili fossili; non puoi produrre queste risorse in misura maggiore, indipendentemente da quanto denaro tu vi investa. Il profitto, d’altro canto, fluisce nelle tasche di imprenditori che hanno investito in cose che altrimenti non sarebbero esistite – cose come la lampadina di Edison o l’iPhone di Jobs. È questo fatto – queste merci sono state inventate e create e così possono essere inventate e create nuovamente ma meglio da qualcun altro – che rende il profitto vulnerabile alla competizione. (…) Il capitalismo ha prevalso quando il profitto ha surclassato la rendita, un trionfo storico che è conciso con la trasformazione dell’attività produttiva e dei diritti di proprietà in merci da vendere rispettivamente tramite il lavoro e i mercati azionari. Non si è trattato solo di una vittoria economica. Mentre la rendita puzzava di volgare sfruttamento, il profitto rivendicava una superiorità morale come giusta ricompensa per gli imprenditori coraggiosi che rischiavano tutto per navigare nelle correnti dei mercati tempestosi. Cionondimeno, nonostante il trionfo del profitto, la rendita è sopravvissuta all’età dell’oro del capitalismo nello stesso modo in cui i resti del DNA dei nostri antichi progenitori, compresi serpenti estinti da tempo e microbi, sopravvivono nel DNA umano. (…) . Le compagnie petrolifere, ad esempio, hanno rastrellato enormi rendite dal diritto di trivellazione su particolari appezzamenti di terreno o fondali oceanici, per non parlare del privilegio immeritato di danneggiare il pianeta senza alcun costo a loro carico. Naturalmente, le compagnie petrolifere hanno tentato di legittimare il loro bottino presentandolo come profitto capitalista, esagerando la misura in cui i loro rendimenti sono una ricompensa per gli investimenti in tecnologie di trivellazione intelligenti e a basso costo, senza le quali, è vero, il petrolio estratto potrebbe non essere competitivo con quello estratto dai produttori concorrenti. Lo stesso vale per lo sviluppo immobiliare, dove la rendita del terreno eclissa qualsiasi profitto derivante da architettura innovativa. Oppure con l’elettricità privatizzata o i servizi idrici, i cui guadagni derivano per la maggior parte dalle rendite che la classe politica ha assegnato loro. Quello che tutti questi megaredditieri hanno in comune è una forte motivazione a legittimare le loro rendite camuffandole da profitti – qualcosa di simile a mascherare le loro rendite con i profitti. (…) La fedeltà al marchio garantisce al possessore dello stesso il potere di alzare i prezzi senza perdere clienti. (…) Negli anni ottanta, il branding aveva ottenuto tali poteri di ottenere rendite che i giovani aspiranti imprenditori non si interessavano tanto di chi producesse le cose, dove o come, quanto di possedere i brand giusti. (…) l’emergere del capitale cloud negli anni duemila è stato l’opportunità per la rendita di consumare una straordinaria vendetta sul profitto – per mettere in scena una rimonta epocale. In questo Apple ha giocato un ruolo da protagonista. (…) l’iPhone (…) ha consegnato ad Apple le chiavi per uno scrigno del tesoro totalmente nuovo: la rendita del cloud. Il colpo di genio che ha sbloccato la rendita del cloud per Steve Jobs è stata la sua idea rivoluzionaria di invitare “sviluppatori terzi/esterni” a utilizzare il software Apple gratuitamente e creare con questo applicazioni da mettere in vendita tramite l’Apple Store (…) Desiderosa di sfruttare il proprio capitale cloud già dominante, Google ha seguito una strategia diversa da quella di Apple. Anziché produrre un cellulare in competizione con l’iPhone, ha sviluppato Android – un sistema operativo che poteva essere installato gratis sugli smartphone di qualsiasi costruttore, compresi Sony, Blackberry e Nokia, che hanno scelto di utilizzarlo. L’idea era che, se abbastanza concorrenti di Apple l’avessero installato sui loro telefoni, il numero di smartphone che avrebbero utilizzato il software Android sarebbe stato abbastanza grande da indurre sviluppatori indipendenti a produrre applicazioni non solo per l’Apple Store ma anche per un nuovo store basato sul software Android. È così che Google ha creato Google Play, l’unica alternativa seria all’Apple Store. (…) Sony, Blackberry, Nokia (…) sono stati costretti ad accettare il ruolo di vassalli capitalisti produttori di cellulari, che vivevano con le briciole di profitto derivanti dalla vendita del loro hardware, mentre Google incassava la rendita cloud prodotta dall’altra folla di vassalli corsari e capitalisti: gli sviluppatori indipendenti che ora producevano applicazioni in vendita su Google Play. Il risultato è stato un’industria globale degli smartphone con due corporation cloudaliste dominanti, Apple e Google, con la maggior parte della loro ricchezza prodotta da sviluppatori terzi non retribuiti, dalle cui vendite estraevano una quota fissa. Questo non è profitto. È rendita cloud, l’equivalente digitale della rendita fondiaria Durante lo stesso decennio, Amazon ha perfezionato la sua formula per vendere beni fisici tramite una catena di fornitura globale attraverso il proprio feudo cloud – amazon.com – le cui dinamiche abbiamo già esaminato. Grazie alla formula dell’e-commerce algoritmico di Amazon, la rendita cloud non è stata più limitata al mondo digitale. (…) Aziende come Uber, Lyft, Grubhub, DoorDash e Instacart nel Nord globale, assieme ai loro emuli in Asia e Africa, hanno inglobato nei loro feudi cloud una vasta gamma di autisti, addetti alle consegne, addetti alle pulizie, ristoratori – perfino dog-sitter – riscuotendo anche da questi lavoratori non retribuiti e a cottimo una quota fissa dei loro guadagni. Una rendita cloud. (…) Osservata nella sua totalità, appare evidente che l’economia mondiale è lubrificata sempre meno con il profitto e sempre più con la rendita del cloud. E così la splendida antinomia della nostra epoca viene messa a fuoco: l’attività capitalista cresce all’interno dello stesso processo di accumulazione energetica del capitale che degrada il profitto capitalistico e sostituisce gradualmente i mercati capitalistici con feudi cloud. In breve, il capitalismo si sta inaridendo come risultato di un’attività capitalistica in crescita. È attraverso l’attività capitalistica che il tecnofeudalesimo è nato e sta adesso salendo al potere. (Y. Varoufakis, “Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo“)

