Casilli e Tibaro chiariscono:
Le piattaforme centralizzano grandi progetti digitali basati sui dati, li segmentano e li ridistribuiscono ai lavoratori sotto forma di compiti. Oggi, il pioniere Amazon Mechanical Turk ha molti concorrenti con operazioni simili e spesso basi di utenti più ampie, come i russi Kolotibablo e 2Captcha (specializzati in soluzioni captcha), l’australiano Appen (dati per l’intelligenza artificiale), i tedeschi Clickworker e Crowd Guru (generalisti), il francese Yappers.club, ex Foule Factory (generalista), e le americane Microworkers (generalista), Remotasks (dati visivi per l’addestramento di veicoli autonomi) e Atexto (dati linguistici e testuali). L’architettura di queste piattaforme è talvolta complessa e non tutte si limitano a mettere in contatto le parti riducendo al minimo il loro ruolo nella transazione: in particolare, le multinazionali del digitale hanno creato le proprie piattaforme di lavoro, come Microsoft, che ha creato Universal Human Relevance System (UHRS), di cui è l’unico cliente. (…) La salute finanziaria dei subappaltatori è spesso più precaria e le risorse che possono mettere a disposizione dei loro lavoratori sono molto più esigue. Ad esempio, lavorare per Microsoft non comporta gli stessi vantaggi di lavorare per uno dei suoi subappaltatori. Sebbene questa tendenza sia comune a tutte le forme di subappalto, le piattaforme la estremizzano (A. Casilli – P. Tubaro, “Travail du clic, travail sans qualité?” – traduzione in proprio)