Call to work

Casilli e Tubaro argomentano:

I legami storici del Madagascar con la Francia, la diffusa conoscenza della lingua francese e l’esperienza pregressa nei call center ne fanno una destinazione privilegiata per l’esternalizzazione (…) da parte di aziende francesi. Sono nate piccole e medie imprese che si occupano di annotazione dei dati per l’intelligenza artificiale. A volte sono piuttosto strutturate, con uffici dedicati. Altre volte sono più informali, con sede in case private dove i lavoratori sono stipati in stanze, garage e soffitte, nonostante le carenze in termini di salute e sicurezza. In alcuni casi, le miniorganizzazioni stanno sorgendo nelle periferie delle città africane, dove una camera da letto o una cucina possono essere trasformate in una mini-fabbrica di click. Questi luoghi dispongono di una connessione a Internet (molto costosa per i singoli) e spesso di generatori di elettricità. I clic vengono fatti anche nei cybercafé, soprattutto quando l’attività è più occasionale. Se l’immagine del garage trasformato in azienda tecnologica è cara al cuore del mondo delle start-up, non prepara la strada a una crescita spettacolare nei Paesi dell’emisfero meridionale. Ad Antananarivo, gli stipendi raramente superano i cento euro al mese. Il lavoro a chiamata è spesso un’alternativa, almeno temporanea, alla stagnazione del mercato del lavoro locale. (A. Casilli – P. Tubaro, “Travail du clic, travail sans qualité?” – traduzione in proprio)